Zum Goldenen Schwarm – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Il progetto tedesco Zum Goldenen Schwarm, avvolto nel mistero, propone su Aufgang (2015) una Techno/Dub/Ambient severamente minimale e oscura, fotografia di un futuro remoto in galassie sconfinate. Si avverte la tensione drammatica di Schulze nell’intro Windung, ma quello che segue va verso territori decisamente più Techno: un pulsare caldo, una vita che si muove in paesaggi pacifici, cosmici, poetici. Il contrasto fra questi due elementi, un battitto ossessivo e vitale e un paesaggio in lentissimo movimento, è l’anima di Schwelle (quasi 7 min.). Il battito cardiaco diventa una pressa meccanica in Aufgang I (7 min.), battito Techno inarrestabile e singhiozzi di synth che ribollono, plasticamente mutano mentre il ritmo non lascia un attimo di respiro. La continuità ritmica non è diversa nella più breve Wirbel, con lo sfondo occupato da svolazzi di synth. La seconda parte di Aufgang torna al ritmo meccanico, mentre si agitano brontolii synth che lanciano un Funk deliziosamente ballabile, avvolto da folate di fruscii e coronato da una melodia essenziale. Il primo vero momento da antologia è però Weltentor (9 min.): aperta da riflessi di synth e sibili galattici, fa affiorare dal subacqueo di un oceano extraterrestre un battito violento che si quieta solo per far meglio avvertire i lenti movimento dello sfondo; nel finale una dissonante sinfonia di animali alieni chiude un brano visionario, intriso di una ricerca timbrica che scansi le ovvietà del ballabile Techno. Aufgang III (7 min.) è un insieme di droni e melodie lontanissime, il suono delle galassie che si muovono: un punto d’incontro fra l’Irrlicht di Schulze e il Novus Magnificat di Constance Demby, fra lo minacciosi droni e melodie paradisiache, fra terrore dell’ignoto e magia del creato.

Il finale dell’opera è tutto per Uebergang (16 min.), il capolavoro dell’album. Il procedere lento e inesorabile della composizione è reso ansiogeno dal sommerso battito Techno, poco più di un sussulto, che propelle il brano. Lentamente quelli che sembrano ottoni cosmici suggeriscono una sinfonia degna dell’Azatoth di Lovecraft. Al decimo minuto segnali di vita, oscuri e incomprensibili, si avvertono: il crescendo inesorabile è ormai spasimante ma invece di esplodere in una deflagrazione scivola in una melodia incoerente, progressivamente più cacofonica e inquietante. Dei flauti alieni sfarfallano, dando un tocco esotico all’atmosfera, arabeggiante, ma degli strani bip meccanici aggiungono un altro motivo di imperscrutabilità al quadro d’insieme: sembrano i vagiti di qualcosa d’indescrivibile. Per quanto la sua durata sia imponente, il brano è in realtà essenziale: con sacralità descrive un climax che si risolve in una melodia incoerente, dunque in vagiti alieni inquietanti in un’atmosfera esotica, esaurendosi quando l’avvenimento sonoro che tanto si è fatto attendere si compie, pur avendo creato un tale tessuto di suggestioni da poter proseguire tranquillamente per diversi altri minuti.

Aufgang è uno degli album Techno del periodo, capace di rinunciare completamente alle comuni nozioni di melodie, alla componente vocale, ai cliché a cui la Techno ha abituato. Guadagna carisma nella maniacale attenzione alla scelta dei suoni, dei timbri, delle dinamiche, conservando tuttavia l’anima ballabile, ripetitiva di una musica ballabile, se non necessariamente con il corpo, quantomeno con la mente. Descrive spesso paesaggi sconfinati, visionari, evocativi, che hanno lo splendore e la minacciosità di una notte stellata vista dal centro di un bosco, in completa solitudine.

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Voti:

Aufgang – 7,5

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