Shlohmo – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Le migliori canzoni di Shlohmo

Henry Laufer, conosciuto come Shlohmo, è un musicista americano che propone musica elettronica molto creativa, al confine ma diversi stili e sottostili nati dall’epoca d’oro dell’elettronica inglese. Etichettabile in vari modi, la sua opera è una Glitch Hop molto cupo, pieno di frequenze basse e di spettri orrorifici, estasi psichedelica e dlce nostalgia. La tavolozza sonora unisce beat, melodie, synth, strumenti acustici, campionamenti e field recordings.

L’esordio, dal significativo titolo Bad Vibes (2011) è soprattutto un incredibile enciclopedia sonora. Il carillon distorto e grottesco di Big Feelings, il Funk soffuso e frusciante di Anywhere But Here, la filastrocca ecotplasmatica di It Was Whatever, il lento battito lisergico di Just Us spingono l’ascoltatore in un mix di emozioni e suggestioni che vedono la ricerca timbrica e armonica predominare su melodia ed evoluzione della composizione. La ninna nanna Psych-Hip-Hop di I Can’t See You I’m Dead, l’allucinazione soffocante dai toni Doom di Trapped in a Burning House (gli Electric Wizard in versione Electro), il Folk/Glitch di Seriously (i Books più Hip-Hop) sono altre perle di un album dal suono ricercato, suggestivo, immaginifico, stratificato, che fa tesoro di anni di esperienze e contaminazioni fra Hip-Hop, Elettronica e altre musiche. Come pochi altri album, Bad Vibes dimostra che alcuni artisti hanno superato negli anni Dieci il concetto di stile musicale di appartenenza.

Dark Red (2015) è un album di grande caratura, un lungo esercizio decadente di Elettronica umbratile, desolante, struggente. Il sound è profondamente cambiato rispetto all’esordio: si respira un clima più tragico e drammatico, la psichedelia onirica è ora un bad trip, la malinconia dolce è adesso una disperata nostalgia. Il grido dei synth in Ten Days of Falling imposta il tono dell’opera: un dramma in 11 atti. I ritmi questa volta integrano Drum’n’Bass, Dubstep e Jungle (Meet Ur Maker ). Alcuni momenti sono oscuri gioielli che piegano il Synth Pop e l’Elettronica da ballo ad una malinconia decadente allo stesso modo in cui i Joy Division piegarono il Rock alle loro trenodie da aspiranti suicidi. In particolare, Buried (7 min.) impiega 3 minuti per far esplodere una disperazione sconfinata e poi distillarla in un ballabile Industrial. Questa volta la sintesi con le trenodie Rock avviene nella funerea Emerge From Smoke, una sorta di Synth-Doom ballabile che suona come un anacronismo tutto post-moderno.

Quando il ritmo accelera, non è mai per portare enfasi e ballabilità. In un caso porta ad una nevrosi malinconica, nella creativa Slow Descent; altrove conduce ad un trip ansiogeno, come in Relentless. Fading, anch’essa piena di accelerazioni intense, è invece un esercizio di tensione. Beams usa la velocità per creare il creascendo più drammatico dell’opera, un tripudio maestoso di ansia, afflizione e dolore. Solo in un momento, la malinconia diventa desolazione: Remains è una notturna danza da suicidi.

Diverso da Bad Vibes, Dark Red vanta una identità più marcata, suonando come un’opera coesa, carismatica, creativa. Ambientata in un passato alternativo dove Synth Pop e Hip-Hop anni ’80 si fondono con toni lugubri, miasmi psichedelici e breakbeat frenetici, è una collezione di brani che ammalia nella sua calda malinconia, stordisce con l’intensità di alcuni picchi drammatici e ammalia con il substrato allucinato degli arrangiamenti. Compositivamente, è un’opera più elaborata e ricercata rispetto all’esordio.

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Voti:

Bad Vibes – 7
Dark Red – 7,5

Le migliori canzoni di Shlohmo

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