Lotic – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

J’Kerian Morgan, meglio conosciuto come Lotic, è un artista statunitense che propone una musica post-Dubstep buona per paesaggi alieni che lasciano spiazzato l’ascoltatore. In lui si percepisce una tensione verso il futuro che si configura a tratti come una rottura stilistica propria di chi ha inventato una musica “nuova”, pur basandosi su Glitch, Grime, Hip-Hop, Industrial e Dubstep.

L’EP More Than Friends (2011) si apre con la disorientante Rendez-vous, ballabile con frammenti vocali affogato in un rumore fatto di frequenze medio-alte nel finale. Uno studio timbrico su altri suoni alieni come Lust trasforma una Disco-House in un agghiacciante susseguirsi di urla irreali e synth schermati dietro muri dimensionali insondabili: è il suono di un futuro trapassato, ambiguamente diviso fra angoscia, tensione, divertimento e ipertecnologia. Coming Together è invece il brano sul modello Techno, imbevuto per l’occasione di rifrazioni assordanti e ossessioni ritmiche: non c’è traccia di umanità, musica di macchine per macchine. Siamo lontani non solo dal suono caldo della Disco, quello androgino della House o quello ripetitivo e meccanico della Techno; siamo nel robotico nel senso più nobile, nell’automatismo digitale, nella pulita, irreale, sintetica creazione di un essere che ha poco in comune con l’intelligenza umana. Peccato che i 5 remix che completano l’opera aggiungano poco a queste visioni.

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Fallout (2013), un secondo EP, non si perde in remix. Quattro brani, quattro manifesti: Amygdala Hijack, un intreccio cacofonico di voci spezzettate e synth sgraziati su ritmi raramente ballabili, conditi da dissonanze e malinconie difficili da decifrare; Seared, ibrido Techno e Dubstep con desolanti synth che contrastano con un ritmo “pestato” e con sussulti “digitali”; Dust, ovvero il Footwork più ossessivo unito a una sinfonia da brividi fatta di synth thriller; Fractures, studio ritmico fatto di molti silenzi e psichedelia digitale, forse l’ideale bignami di uno stile indescrivibile e peculiare. Ritmica ma non solo ballabile, melodica ma spesso inquietante: questa musica sembra parlare di emozioni ossimoriche, di paesaggi alieni, di fantascienza di un futuro remotissimo. Fallout è la versione musicale della singolarità tecnologica.

Heterocetera (2015) supera quanto fatto negli EP precedenti: altri 16 minuti di visioni dal futuro remoto. Suspension è tensione insopportabile, thriller music per programmatori in privazione di sonno. Heterocetera è una collezione di suoni alieni, come se i synth mimassero una voce aliena e i ritmi scandissero un ballo impossibile. Slay è il brano commovente: un’imitazione di una voce operistica da parte di un androide astratto si unisce a scorie cacofoniche e melodie elegiache. Phlegm descrive un ambiente estraneo ai nostri sensi: è incoerente nelle scariche ritmiche e esclude qualsiasi suono che richiami la natura del pianeta Terra. La danza di Underneath sembra adatta a un documentario alieno: è dominata da frequenza alte che riverberano in spazi insondabili. Come in Fallout, Lotic si esprime tramite suoni estranei al tocco “umano”, a loro modo “assurdi” nei timbri e negli sviluppi, quando non nelle dinamiche e nelle giustapposizioni. I riferimenti che rimangono all’ascoltatore sono pochissimi: il beat cambia e diventa incomprensibile nel suo sviluppo; la melodia diventa dissonanza; le voci si rivelano urla di animali inesistenti o di sirene cosmiche e digitali. Dopo decenni dominati da citazioni, revival, rielaborazioni, Neo-Folk, Post-Grunge, tributi e “retromania”, Heterocetera sembra uno dei pochi esempi di musica che suoni effettivamente del 2015. Manca ancora un’opera più estesa che consacri Lotic, ma in Fallout e Heterocetera ce n’è per lasciare un segno nell’Elettronica del periodo.

Agitations (2015) è una raccolta di nuove visioni inumane. Trauma, tutta gorghi galattici e sibili assordanti, è una diapositiva di una lontana post-apocalisse. Carried è l’equivalente alieno di un balletto classico e di un’ecatombe Industrial. Feign, senza ritmo, è a un passo dalla musica Classica, pur in una versione ambientale. Più peculiare Banished, una visione incomprensibile fatta di voci frammentate, tonfi spettrali e urla di synth: cyber-espressionismo. Bravado è un altro ballabile di ansia incontenibile (e androide). Nuance è forse tanto breve da sembrare incompleta, ma i singhiozzi psichedelici di Rewound parlano di malinconie coltivate in futuri inesplorati: è una delle musiche più visionarie del periodo. Surrender chiude con uno dei brani scritti da Lotic, una sorta di affannosa corsa aliena, con i ritmi violenti a fare da combustibile di una tensione terribile. Più chiaramente orientato verso stati di tensione palpabili, Agitations è un album che potrebbe parlare di un’alienazione dalla realtà che trasforma il messaggio futuristico dei primi EP in un messaggio sociale contemporaneo: in questo senso, è un’opera che rinuncia all’indefinibilità per orientarsi verso un messaggio più facile, almeno a livello di impatto emotivo. Alcuni brani sono meno essenziali che in passato, ma complessivamente si tratta di un altro viaggio visionario.

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Voti:

More Than Friends (EP) – 5,5
Fallout (EP) – 7
Heterocetera (EP) – 7,5
Agitations (EP) – 7

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