Hampton Grease Band – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Ascolta i brani migliori della Hampton Grease Band

La Hampton Grease Band è una stravagante formazione statunitense che ha suonato con band del calibro dei Grateful Dead e degli Allman Brothers prima di consegnare alla storia il rocambolesco Music To Eat (1971), un imponente album che sintetizza le suite onnivore di Frank Zappa, lo spirito da jam band degli Allman Brothers, le lunghe divagazioni strumentali psichedeliche dei Pink Floyd, un’anima Country che traspare soprattutto nella voce sgraziata di Bruce Hampton, uno dei pochi cantanti che sembra aver anticipato qualcosa dello stile di David Thomas dei pere Ubu.

L’opera si compone soprattutto di brani-fiume dove la formazione mette in fila decine di invenzioni sonore. Il capolavoro è probabilmente Halifax (20 min.), fra Country e Blues, marcette, arrangiamenti strampalati per ottoni, campanelli per virtuosismi da jam session sfrenata. Nei momenti più incorreggibili è una musica tanto sgangherata da ricordare Captain Beefheart. Segue la musichetta demenziale di Maria, con toni drammatici da telenovela latinoamericana e le acrobazie della chitarra in stile Country.

L’imponente Six (19 min. e mezzo) fa brulicare la musica sotto un canto ai limiti del recitato, sforzato e teatrale, prima di lanciarsi in ritmi più frizzanti, deviare in una ninna-nanna, rinascere come un Rock d’atmosfera, cantato con vigorosa voce Soul e poi, reso zoppicante, deformato e grottesco, lasciando esplodere in caotici borbottii di voci e dissonanze prima di una lunga avventura chitarristica, una jam astratta, che deve tanto al Rock sudista quanto al Free-Jazz e al Country. Evans (12 min. e mezzo) ha intensi momenti urlati di Country/Rock adrenalinico, parentesi di soffuso Rock strumentale astratto, altri vortici di jam incendiaria incentrata sulla chitarra, baccano di voci, cacofonie di chitarra, un finale di esagerazioni Psych-Rock, come un Hendrix epilettico. Lawton (8 min.) è solo rumori tetri, silenzi, scampanellii sinistri, una versione meno assurda dell’Eskimo dei Residents del 1979: si intravedono chiari riferimenti al Jazz ed al Rock più sperimentali, agli studi timbrici, alle fantasiose e ostiche esplorazioni delle possibilità sonore degli strumenti di artisti come Derek Bailey o Anthony Braxton. Uno scatenato Rock’n’Roll, Hey Old Lady / Bert’s Song, praticamente un modello dei Pere Ubu senza gli assalti di Ravenstine, e si giunge all’ultima suite-fiume: Hendon (20 min.) è un altro carnevale di accoppiamenti creativi, urla sguaiate, imprevedibili acrobazie strumentali, un testo degno del più ispirato Frank Zappa, rumore di cavalli, una lunga fantasia strumentale che accompagna la seconda metà del brano.

Opera fantasiosa, creativa, incorreggibile, densa di avvenimenti sonori, Music To Eat è uno dei capolavori dimenticati dei ’70, un gioiello di Rock “freak” che può rivaleggiare con nomi ben più conosciuti come Captain Beefheart o Frank Zappa, vantando influenze da jam-band e da appassionati di Country che sono altamente peculiari.

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Voti:

Music To Eat – 8,5

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