NOFX – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Le migliori canzoni dei NOFX

Gli statunitensi NOFX sono una band di Hardcore melodico ispirata a band come i Ramones, i Misfits e i Bad Religion. La formazione è diventata nel tempo molto seguita, inserendosi nel movimento del revival Punk che ha visto protagonisti, oltre che i NOFX stessi, formazioni come Green Day e Offspring. Sono scesi a compromessi col sound, inizialmente più Hardcore e poi sempre più Punk e Pop, ma si vantano di non essere mai stati sotto contratto con una major e hanno sempre rifiutato di apparire su MTV. In ogni caso, hanno venduto oltre 8 milioni di dischi e sono icone del mondo degli skater. Il cantante e bassista Fat Mike è l’uomo simbolo della band.

L’esordio Liberal Animation (1988) è un album urlato e aggressivo, un detrito Hardcore che punta tutto su velocità e potenza, con le chitarre che scintillano e la batteria che pesta senza sosta. Beer Bong contiene numerosi rutti: non sono esattamente degli intellettuali. In chiusura Truck Stop Blues fa intuire un futuro molto più eterogeneo a livello stilistico.

S&M Airlines (1989) ha un’iintelaiatura melodica che sorregge le incendiarie esplosioni Hardcore. Brani come Five Feet Under e la title-track sfoggiano strutture più elaborate. Professional Crastination ha una sezione con richiami Gospel (!) e Reggae; Mean People Suck si fa forte di una lunga introduzione tribale; Life O’Riley introduce i primi elementi Ska. Si chiude nel “dissacrante”, con una cover Punk di Go Your Own Way dei Fleetwood Mac.

Ribbed (1991) prosegue nell’evoluzione: scariche Hardcore melodiche, con momenti di divertissment e uno spirito Punk innocuo. In Moron Borthers per esempio compare un coretto Doo-Wop; in New Boobs la musica è quella dei gruppi vocali anni ’50. Un paio di brani sono tutti basati su un’idea che devia dal modello Hardcore in direzione Giamaica: Food Sex And Ewe è uno Ska agitato con filastrocca accattivante; I Don’t Want You Around uno Ska più calmo, riempito dai fiati. The Malachi Crunch è il proiettile Hardcore da ricordare. Ormai l’attenzione è più sui brani che si propongono come eterogenei all’anima Punk dura e pura: i NOFX con opere come questa sdoganano le chitarre supersoniche e i brani miniaturizzati per renderli potabili a una nuova generazione di aspiranti ribelli, soprattutto con l’aggiunta di ironia e di una propensione parodistica per altri stili musicali. Se il primo Hardcore era quello dei reietti, frustrati, depressi (per es. Black Flag) o degli oltranzisti con un messaggio politico-sociale-culturale (per es. lo straight edge dei Minor Threat), questo Hardcore melodico è più superficiale, banale, orecchiabile, radiofonico. Sta con un piede nel mainstream, orgoglioso di avere l’altro nel panorama “alternativo”.

White Trash, Two Heebs and a Bean (1992) contiene altri classici di questo Hardcore da skater, melodico e immediato. Stickin In My Eye è degna dei più corali Offspring, Bob è un divertente un mix di Reggae e cori da pub e Straight Edge è una cover demenziale, cantata à la B.B. King, del classico dei Minor Threat. Il loro ideale manifesto da alternativi moderati e divertiti è Please Play This Song On The Radio: innocua ribellione Hardcore-Pop.

Johnny Appleseed è un altro momento Ska: sta diventando un cliché. Ormai ogni elemento del loro sound, con i suoi limiti, ha una collocazione precisa nei brani.

Punk In Drublic (1994) è il vertice della carriera. Vi si trovano inni di Hardcore melodico degni dei vertici del genere (Linoleum, con cori à la Bad Religion; Dying Degree e Lori Meyers, con il dramma degli Husker Du), commistioni Ska e Reggae (Dig; Reeko), manifesti politici (soprattutto Don’t Call Me White), e persino un esilarante momento caraibico cantato da un tenore (My Heart Is Yearning).

L’album è quello col suono più compatto, grintoso, affilato e contemporaneamente è il più variegato: nulla è rivoluzionario, ma si ascolta fino alla fine senza grandi cali di attenzione. Tagliati via i fronzoli, sono rimasti compatti brani di Hardcore eterogeneo e fantasioso.

Heavy Petting Zoo (1996) aggiunge poco di nuovo, seguendo un modello ormai collaudato. Philty Phil Philanthropist è un altro inno Ska/Punk. Meno divertente, con più messaggi politici e sociali, è un album che aggiunge poco alla discografia e non ha l’esuberanza dell’opera precedente. Spesso ci si appiattisce su un Hardcore melodico e politicizzato che poco ha di memorabile.

So Long & Thanks For All The Shoes (1997) ha ancora energia da vendere, ma la ricetta è sempre la stessa. Ormai anche i momenti Ska sono risaputi (All Outta Angst, Flossing A Dead Horse), come quelli Reggae (Eat The Meek). La fanfara di Champ Elysees, cantata in francese, è il momento più stravagante. Sono la stessa band degli precedenti tre album, arenatasi in un mix di stili correlati all’Hardcore e senza molte novità da consegnare alla storia non solo della musica, ma anche della loro stessa discografia.

Pump Up The Valuum (2000) è ancora più ovvio: poche variazioni stilistiche, pochi temi trattati, nessuna novità musicale degna di nota. My Vagina è degna degli Offspring più radiofonici: per chi si accontenta. I brani-gag principali di The War On Errorism (2003), un prevedibile album contro il presidente George W. Bush, sono The Separation Of Church And Skate (con un passo à la Motorhead) e la supersonica danza demenziale di She’s Nubs.

Il più tranquillo Wolves in Wolves’ Clothing (2006) e il più movimentato Coaster (2009), fra Bad Religion e Offspring, portano fino a Self Entitled (2012): album dove la band ripete soprattutto se stessa, fra momenti divertenti e cliché ormai stantii. Solo per completisti.

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Voti:

Liberal Animation  – 4
S&M Airlines  – 5
Ribbed  – 5,5
White Trash, Two Heebs and a Bean – 6
Punk In Drublic – 7
Heavy Petting Zoo – 5,5
So Long & Thanks for All the Shoes – 5
Pump Up The Valuum – 4
The War On Errorism – 4,5
Wolves in Wolves’ Clothing – 4
Coaster – 4
Self Entitled – 4

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