I RHCP sono invecchiati: The Getaway e la fine dell’adolescenza lunga

The Gateway, l’undicesimo album dei Red Hot Chili Peppers, pubblicato il 17 Giugno 2016, mi ha messo addosso una malinconia inaspettata. Pezzi mosci, scritti da una band pacata e senile che a confronto By The Way, l’album pieno di armonie vocali e ballate sentimentali del 2002, è un pugno allo stomaco, roba da veri rocker.

Ma non è solo una questione di qualità, non è solo colpa di un gruppetto di canzoni che stentano a decollare. Questo è il motivo per cui a tanti The Gateway farà semplicemente un po’ schifo, metterà addosso quella noia che ti ammorba quando ascolti qualcosa scritto per rispettare un contratto discografico, più che l’ispirazione. Ma per me questa malinconia post-ascolto è qualcosa che ha radici profonde 14 anni.

Ecco, proprio nel 2002 io mi innamorai follemente dei Red Hot Chili Peppers, dopo un periodo di infatuazione durato qualche settimana. Nell’estate 2002 io ascoltavo By The Way e scoprivo la differenza fra essere poco più che bambini ed essere poco meno che un uomo: io con By The Way e con i Red Hot ho iniziato la mia boyhood. Guardavo ore MTV solo per beccare il video, che poi era fondamentalmente una cagata costosa.

In un paio di mesi recuperai tutti gli album che mi fu possibile, vessando amici e parenti. Mother’s Milk, l’album del 1989, lo comprai in allegato a una rivista che si chiamava Tutto Musica, una cosa che ora suona vecchia tipo MySpace ma che allora mi faceva sentire “grande” in quell’accezione piena di fierezza e arroganza tipica dell’inizio dell’adolescenza.

Ascoltai tutti gli album della discografia, finendo per imparare a memoria i testi di tutto Californication e By The Way, insieme a quelli di altre 10 o 15 canzoni sparse del resto dei dischi. Mi ricordo che i testi me li stampò a lavoro mia sorella e che quando me li portò a casa rimasi stupito ma anche estasiato: cavoli se erano tradotti di merda, cavoli se erano pieni di cose zozze-pornografiche. Non ci capivo una beneamata della maggior parte delle cose che venivano dette, un po’ per imperizia, un po’ per ingenuità, un po’ perché i testi dei Red Hot Chili Peppers sono spesso dei non-sense che a confronto Vasco Rossi è uno in fissa con i particolari. Ecco alcuni esempi, proprio per dare un’idea:

By The Way, dall’album omonimo, dice:
“Black jack
Dope dick
Pawn shop
Quick pick”

Emit Remmus, da Californication, dice:
“The California flower is poppy child
Felony sends me all the gold in your smile
Drift away from anyone you can”

“What could be wetter than
An English girl American man”

Right On Time, da Californication, dice:
“Holy cow bow wow wow
Now I’m here I’m nowhere now
Joan of Arc reincarnated
Maybe we could be related
So much blood to circulate
And so much space to decorate”

Gli ingredienti c’erano tutti, dovete concordare con me! La band dal lungo passato, la storia importante, trattata benino dalla critica e benone dal pubblico, con i testi adulti e un po’ incomprensibili e un successo clamoroso proprio quando io ero nell’estate d’inizio adolescenza. Ascoltare i Red Hot Chili Peppers, un gruppo che mia madre, mio padre e mia sorella non conoscevano per niente, era la metaforica ciliegina sulla torta della micro-ribellione innocua di quel periodo.

Comprai in poco tempo un lettore CD portatile, una cosa che mi faceva sentire ancora più figo e intellettuale, all’epoca, mentre oggi mi farebbe sembrare un hipster all’ultimo stadio. Lo comprai e con questo disco di plastica che oggi sembrerebbe un bagaglio per quanto era grande e sgraziato, io andavo in giro, disegnavo, coltivavo sogni e fantasticavo come può fare un ragazzino.

Nel giro di un paio di anni i riferimenti sessuali nei testi mi sarebbe sembrati chiari, palesi, persino scontati. Nel giro di qualche altro anno, ho finito per trovarli triviali, roba d’accatto che attira giusto dei giovani con l’ormone facile. Non suscitavano quel gusto della scoperta, del mistero e quella tensione febbrile, quella voglia di scoprire la vita e le sue possibilità.

Poi dai Red Hot Chili Peppers sono andato altrove, anche molto lontano, nei miei ascolti. Anche se non sopportate quello che scrivo, è davvero difficile sostenere che sia rimasto fermo là, anche se si potrebbe sostenere che sarebbe stato molto meglio. Fatto sta che i Red Hot Chili Peppers sono diventati un simbolo di un periodo preciso della mia vita, quello dei primi baci, dei primi amori, del disorientamento adolescenziale, della prima volta, dell’esame di stato, dei test della patente. Un porto sicuro verso il quale tornare, quando mi sono sentito perduto in quel lungo percorso che ti fa sentire a un certo punto un uomo, e non più un ragazzo.

Nel 2006 hanno pubblicato Stadium Arcadium (2006), un doppio album confuso e indigeribile che sembrava semplicemente segnare un periodo di disorientamento. Io ero banalmente impegnato con altri pensieri e altri ascolti, per curarmene più di tanto. Continuavo ad ascoltare, anche se ormai non più così spesso, By The Way e Californication. Sognavo così amori impossibili, viaggi spettacolari sulle highways o nei deserti, esperienze catartiche e memorabili che non avrei mai realizzato.

Quando nel 2011 i Red Hot pubblicano I’m With You, io sono tutto concentrato ad affrontare una grave malattia in famiglia, quindi ascolto l’album senza Frusciante alla chitarra e lo trovo mediocre, ma non ho troppo tempo e voglia di soffermarmi su cosa questa mediocrità significhi per me.

Arriviamo così a oggi, quando ho ascoltato The Getaway e mi sono trovato davanti a questa band tiepida, che di piccante non ha più nulla. Niente assoli di chitarra che mi facciano sognare chissà quali amori o quali viaggi, niente Flea con gli attacchi di slap-bass che ti fanno venire voglia di disturbare i vicini e far tremare le pareti e, il colmo, neanche ritornelli buoni da canticchiare o filastrocche non-sense, soft-porn o hardcore, dagodersi in un caldo pomeriggio di primavera. Rimane la voce malinconica di Anthony Kiedis, 53 anni, che ci racconta della sua mezza età, in un brani orecchiabili e innocui. Un Anthony che canta in Hunter:

“Woke up this morning like I always do
I still like to think that I’m new
Time just gets its way
Strawberries left to decay

Oggi posso fermarmi a pensare, cosa significa tutto questo per me, cosa ha significato rimandare questo momento per tutti questi anni. Nella loro pacatezza, nella loro sedata energia, nel fisico invidiabile ma che comunque cede agli anni accumulati, insomma in questi Red Hot Chili Peppers che sembrano più dei Blue Warm Sweet Paprika io rispecchio la fine della mia adolescenza lunga. Loro hanno smesso di scrivere da tempo inni di sesso sfrenato, di droga e viaggi da film, e si sono seduti a contemplare quello che hanno fatto, la malinconia, la nostalgia. In quest’album tornano al Funk semplice, ottantiano, come se avessero ricominciato dalle origini ma senza la ribellione chiassosa Punk/Hardcore.

Io, dopo aver finito l’Università, dopo essere entrato nel mondo del lavoro e fatto le prime esperienze fra delusioni e frustrazioni, io, come i Red Hot Chili Peppers, mi rispecchio nello stile senile di The Getaway. Seduto, pacato, malinconico, nostalgico e pensoso, mi guardo indietro con l’affetto per quello che ero e non troppo entusiasta di quello che sono. Anche io sono molto meno interessante di 12 anni fa, quando tutto mi sembrava più possibile di oggi, alla portata di un colpo di fortuna.

Le feste scatenate, la scoperta del sesso, la voglia di ribellarsi sono ormai roba vecchia e mi sento meno ridicolo a sedermi e pensare, invece che a fingere che sia ancora molto simile al me stesso del 2002. 12 anni fa ero quello che ascoltava in camera a tutto volume By The Way, e che voleva buttarsi nel pogo che il ritornello evocava. Oggi, invece, cerco molto di più una via di fuga dalla mia vita quotidiana, la mia pacata, nostalgica, banale gateway.

 

 

 

Annunci

8 thoughts on “I RHCP sono invecchiati: The Getaway e la fine dell’adolescenza lunga

  1. Quindi diciamo che alla fine un voto discreto lo becca The Getaway! Io lo sto iniziando ad ascoltare ma l’approccio non è male ti dirò, io son stato un pò deluso da im with you! Vedremo! Cmq anche io ho condiviso adolescenza post superiori università e lavoro coi rhcp!!

    Liked by 1 persona

  2. Onestamente non mi è piaciuto granché come album, tolto il valore affettivo e tutta la faccenda personale, mi è sembrato poca cosa. I’m With You era deboluccio anche quello, ma è anche vero che sono passati altri anni e non sembrano aver trovato una nuova dimensione post-Frusciante. Ma io sono stronzo con i giudizi, quello ormai è appurato.

    Liked by 1 persona

  3. Antonio ha detto:

    Da adolescente c’erano i fun,attratti dal godereccio e dal caos,che andavano per i kiss o guns roses,e i losers,che stavano per i nirvana e il nu metal,capricciosi a disagio con la vita da provinciale,e tutti erano accomunati dall’assenza del quotidiano dell’età adulta,forse per questo ci sentivamo più interessanti

    Liked by 1 persona

  4. luke ha detto:

    Io scoprii i RHCP nel lontano 1990, in piena epoca “Mother’s Milk”, tramite alcune riviste metal/hard rock, e mi sono sempre vantato di esser stato un fan della prima ora, non come i tanti pischelli della “generazione Millenium” che li hanno conosciuti solo con “Californication” o addirittura “By the Way” quando ormai erano diventati una band talmente pop che te li ritrovavi in copertina a “Sorrisi e Canzoni”, e che sbroccano ormai per qualsiasi porcheria musicale (se ancora esiste la “Musica”, quella vera intesa come arte del suono, non quella di oggi intesa solo come business per le piattaforme tipo Spotify) che li viene propinata, da Lady Gaga ai Tokyo Hotel e che sono ormai il nucleo centrale dei sostenitori del gruppo, che vanno ad ululare ai loro show che ormai fanno venire piu’ sonno che a certi teatrini per centri anziani; vedere la parabola mainstream che ha intrapreso la coppia Anthony Kiedis-Micheal Balzary dopo “Blood Sugar Sex Magik” (il cui successo diede proprio in testa ai suddetti) solo perche’ bramosi di fama e denaro mi ha fatto deprimere. “The Getaway” e’ una lagna dall’inizio alla fine, un disco orribile che piu’ che un nuovo album sembra piu’ una raccolta di inediti tratta da pezzi non pubblicati dell’altrettanto orrendo precedente “I’m With You”, dove sembra che la chitarra non esista e la batteria piu’ che a dare il ritmo serva solo come contorno, ed e’ l’ennesima riprova del tramonto irreversibile di una band che aveva illuso migliaia di fan in tutto il mondo con un fantastico sound che era una miscela tra punk-rock e funky che mai era riuscita a fare in maniera migliore nessuna band prima di loro, e con una rappresentazione personale particolare che andava dai “socks on cocks” delle loro esibizioni live (dove nei bei tempi andati ti facevano fracassare il battito cardiaco per l’emozione che suscitavano) ai loro videoclip sempre pieni di immagini e situazioni che davano il buonumore. Chi lo avrebbe creduto, tanti anni fa, che si sarebbero ridotti in questo modo.

    Liked by 1 persona

  5. Io li trovo ridicoli e un po’ patetici insomma sono arrivata anche a pensare di essere diventata una con la puzza sotto il naso poi ho pensato meglio e il risultato è quello che dici tu, forse crescendo guardi il mondo con occhi diversi e loro appartengono al passato (questo processo succede anche con i libri, leggi a 40 anni Sulla strada e lo trovi superficiale) insomma poi si va alla scoperta di nuova musica o nuovi libri e trovi gruppi interessanti e scrittori giovani che danno nuova linfa … forse i RHCP e i Kerouac del passato sono serviti anche a farci diventare quello che siamo adesso ma la regola dell’essere umano è evolvere quindi chiudiamo la fase, forse succede questo.

    Liked by 1 persona

Mi fa piacere leggere i vostri commenti!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...