Alameda 5 – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

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Kuba Ziołek è attivo in vari progetti musicali. L’ultima incarnazione artistica del polistrumentista polacco è Alameda 5.

L’esordio Duch Tornada (2015) è un imponente studio sui ritmi che fonde con disinvoltura Psych-Rock, Post-Rock, Tribal-Jazz e l’Elettronica dei sequencer (Kraftwerk, Jarre, Schulze, Tangerine Dream ecc.). In alcuni casi le composizioni, con forte propensione all’intreccio ritmico e al flusso di coscienza psichedelico, ricordano i capolavori dei Can, come è il caso della lunga Spectre (9 min. e mezzo), una sorta di versione più elettronica e Jazz di Halleluwah. Ancora più suggestiva la title-track (8 min.), inquietante visione mistica guidata dai ritmi tribali ed etnici, incupita da droni funebri, fino a rimanere sospesa, senza ritmo, in un brillare cosmico che diventa poi fusione di musica concreta e di feedback sibilanti. Magiczne Miasta Ze Swiatła (7 min.) parte da un viaggio elettronico ipnotico ma si schianta su muri Noise, rinascendo come una musica ritualistica, allucinata, che ricorda il Jazz più liturgico e spirituale. Kora (7 min.) parte Blue Cheer e finisce in un Kraut Rock sommerso di miasmi psichedelici.

Jesteśmy żywymi korzeniami anten (8 min.) apre fra spazzolate e rullate Jazz, sibili cosmici e una distante chitarra elettrica; quest’ultima si staglia su tutto in un assolo galattico che riverbera e si riflette in un’estasi psichedelica che esplode nel caos; un organo in pieno stile Schulze interviene, possente e stentoreo, ma in poco tempo viene corroso da ritmi Free-Jazz, lame Noise, bave acide. La danza cosmica di Zapach Mózgu è un’ipnosi che potrebbe proseguire per decine di minuti, seguita dal Jazz notturno e inquieto di Tzimtzum: ennesima dimostrazione della fantasia compositiva del quintetto. Farmakopea (7 min.) apre in un Folk malinconico, viene stravolta da una chitarra estremamente distorta e si trasforma in una sorta di Industrial di allucinazioni spaziali, concluso da una vertigine tribale da antologia. Chiusura affidata a Magiczne miasta ze światła II (7 min.), viaggio Prog-Electronic che racchiude in sé l’anima improvvisata, “free”, multistilistica dell’opera.

Visionario, suggestivo, evocativo, Duch Tornada scansa gli stereotipi di tutti gli stili che integra nel suo DNA, ponendosi come un riuscito, originale esperimento di musica Cosmica nato a valle delle sperimentazioni del passato (gli anni ’60 del Free Jazz, gli anni ’70 della Prog-Electronic e del Kraut-Rock, gli anni ’80 dell’Industrial e del Noise ecc.). Soprattutto le composizioni più estese sono fulgidi di esempi di creatività compositiva che rifiuta facile etichette.

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Voti:

Duch Tornada – 7,5

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