Rustie – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Lo scozzese Russell Whyte si esibisce come Rustie, proponendo una versione della musica Dubstep che riprende i synth dell’House classica, predilige gli strumentali, dialoga con l’Hip-Hop alieno di artisti come Flying Lotus.

Glass Swords (2011) propone composizioni che spaziano nel vasto mondo dell’Elettronica del periodo. I vari brani uniscono ai richiami anni ’80 e ’90 gli studi ritmici degli anni ’00: si ascoltino in questo senso Flash Back, Hover Traps, City Stars, Death Mountain, Cry Flames, After Light. Non c’è un capolavoro, non un brano epocale, ma un colorato, divertente susseguirsi di esercizi post-moderni di ricontestualizzazione di suoni.

Green Language (2014) sembra meno denso di ricontestualizzazioni spiazzanti, con alcuni brani che utilizzano in modo poco interessante la voce (per es. Up Down e Dream On) e altri che invece sembrano giovarne, come l’aggressiva Attak. Si ricorda fra tutte le altre Velcro, distorta sinfonia di synth e ritmi distorti, fra retrogaming, lo-fi e Glitch-Hop.

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Voti:

Glass Swords – 6,5
Green Language – 5,5

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