Musica USA: Vendite, Trend, Statistiche Nielsen

In cima alla classifica vendite Nielsen c’è Adele, 8 milioni di copie nel 2015

Le statistiche sono come i bikini. Ciò che rivelano è suggestivo, ma ciò che nascondono è più importante. (Aaron Levenstein)

Introduzione: Come Sono Andate Le Cose Nel 2015?

Cosa è successo nell’industria musicale nel 2015, negli USA? Le cose vanno bene o vanno male? Se la risposta che vi interessa è tipo “una volta era tutto meglio, purtroppo“, allora potete già smettere di leggere. Perché fuori dai luoghi comuni, qua si vuole capire con i dati e un po’ di pazienza cosa c’è sotto le frasi fatte, le lamentele e la nostalgia insanabile di molti per un passato mitizzato.

Numero 2 nella classifica vendite Nielsen, Taylor Swift

Come ogni anno, chi è fissato con la musica e la sua industria aspetta i report annuali dei principali organi internazionali. Statistiche e dati che permettono di capire come le cose stanno andando. Guardiamo allora insieme i dati principali del mercato USA, il più importante del mondo in termini di spesa complessiva, e cerchiamo di capire cosa le statistiche ci dicono e cosa ci nascondono. Per farlo, analizziamo il Nielsen Music US Report di Nielsen sui dati del 2015. Mentre lo facciamo, le foto e la classifica dei 10 artisti che hanno venduto di più secondo Nielsen nel 2015 negli USA, da Adele fino a musicisti praticamente sconosciuti qui da noi (per ora).

Numero 3 nella classifica vendite Nielsen, Justin Bieber

Il ritardo imbarazzante di Nielsen

Il report di Nielsen, 29 pagine di dati e statistiche, riguarda il mercato US, ancora oggi il più grande del mondo ma non più in grado di ridicolizzare gli altri mercati come succedeva 20 o 30 anni fa. Per la prima volta sono stati conteggiati gli streaming musicali e i download per compilare la Billboard 200, la classifica che Nielsen compila sfruttando i dati di vendita. Un ritardo vergognoso, che ben evidenzia quanto fossero parziali i dati degli anni precedenti. Tranquilli, i dati che vi mostro vi faranno capire perché dico questo, se non già non lo immaginate.

Numero 4 nella classifica vendite Nielsen, Ed Sheeran

Adele, bestseller del 2015

Molto spazio è dedicato a 25 di Adele, che ha infranto record su record vendendo 3,37 milioni di copie in una settimana, impossessandosi del 41% delle vendite settimanali, diventando in 6 settimane il 61esimo album più venduto nella storia dei dati Nielsen. Con gli album precedenti, solo Adele ha sfondato le 8 milioni di copie vendute. (ovviamente, c’è da prendere con le pinze questi dati, ne abbiamo già parlato qua, ricordate?)

Numero 5 nella classifica vendite Nielsen, The Weeknd

Negli USA la musica si ascolta in streaming

In secondo piano, paradossalmente, passa la più grande rivoluzione musicale dai tempi del peer2peer, quello di Napster, eMule e Kazaa. I numeri del mercato dello streaming digitale sono assurdi, registrano una crescita spaventosa. Lo streaming audio registra un +83% rispetto all’anno precedente, lo streaming video un +102%.

Persino dopo aver definito lo Streaming Equivalent Album come l’equivalente di 1500 streams, una cifra iperbolica che costringe ad ascoltare un album di dieci canzoni 150 volte per “valere” come un acquisto, gli “album equivalenti” valgono il 38,5% del mercato totale. E ascoltare un album 150 significa, per esempio, ascoltarlo due volte al giorno dal 1 Gennaio al 15 Marzo compresi. Se avessero impostato un valore un pochino più ragionevole, per esempio “solo” 500 streams si sarebbe vista ancora meglio una verità che appare sempre più lampante: la musica, negli USA, si ascolta quasi unicamente in streaming.

Numero 6 nella classifica vendite Nielsen, Drake

Per capirci, solo durante la settimana di Natale sono stati ascoltati in streaming 7,5 MILIARDI di canzoni. Gli USA hanno circa 319 milioni di abitanti, quindi la media è di 23 canzoni a persona. Una cifra incredibile, anche contando che sballano la media i fissati come me e qualcuno che legge questo blog, che in una settimana ascolta 200 canzoni.

Il mito del vinile, pochi dischi e pochissimi ascolti

Continua l’entusiasmo ingiustificato per i vinili. Perché ingiustificato? Perché all’industria discografica interessa vendere un prodotto sovraprezzato a un gruppo di collezionisti, ma questo ha poco impatto sull’industria musicale. I vinili costano tanto e quindi sono un’interessante fonte di guadagno per chi produce dischi, ma le loro vendite sono davvero un dettaglio nel contesto dell’ascolto musicale. Sono stati venduti 12 milioni di vinili nel 2015 in US, il che fa meno di 0,04 vinili a persona. Una persona ogni 26 ha comprato un vinile in 12 mesi, mentre nella sola settimana di Natale ogni statunitense ha in media ascoltato 23 canzoni in streaming (diciamo 2 album circa).

Numero 7 nella classifica vendite Nielsen, Meghan Trainor

In più, il vinile è soprattutto legato a musica di catalogo, quindi sono riacquisti, riedizioni, remaster e cose simili. Sono dischi da collezione, quindi quelle 12 milioni di copie sono in parte da attribuire alla vendita di dischi di vinile, più che a dischi musicali. Parte dei vinili non viene comprata per ascoltarne la musica, ma per possedere l’oggetto. E tranquilli che Nielsen questo non ve lo dice, ma lo dice il Telegraph basandosi su dati raccolti dalla BBC. Da un’intervista si leggono cose come:

“I have vinyls in my room but it’s more for decor. I don’t actually play them. It gives me the old-school vibe. That’s what vinyl’s all about.”

E i dati veri e propri su chi non ascolta i vinili che compra sono a dir poco sorprendenti, anche per chi non si è mai illuso che fosse davvero un ritorno della musica da ascoltare sui “dischi di una volta”.

Graph showing the behaviour of people who buy vinyl

Il 7% delle persone che compra un vinile non ha un giradischi e il 41% lo ha ma non lo usa. Quindi il 48% degli acquisti di vinili interessano l’industria discografica, ma con la musica hanno molto poco a che fare. Il 48% dei dischi in vinile non vengono mai ascoltati. I dati sui vinili non ci dicono cosa le persone ascoltano e come lo ascoltano, ma cosa le persone collezionano o usano come arredamento vintage. La questione del vinile “rinato”, “risorto”, “in crescita” si basa su questi dati, di magnitudine modesta e di consistenza ancora minore, se non per il mercato neo-collezionistico, l’arredamento, le mode. Al massimo è un interessante fenomeno culturale, ma marginale per l’industria discografica e anche per quella musicale.

Numero 8 nella classifica vendite Nielsen, Sam Smith

Non è sorprendente che il genere che vende meglio su vinile è il Rock, il più incancrenito, invecchiato, nostalgico dei generi musicali principali. Con il vinile il Rock ha vissuto la sua golden age, quindi è anche per tornare a quel passato perduto che il vinile spopola fra i più nostalgici.

Vendite in crescita nel 2015, grazie al digitale

Andiamo ora ai dati di vendita veri e propri. Contando Album venduti, Streaming Equivalent Albums (1500 streams) e Track Equivalent Album (10 canzoni comprate), arriviamo a 549.4 milioni di album, in notevole salita rispetto al 2014 dove ci si era fermati a 476.9 milioni.

Overall Album

Questo forte incremento è segno che l’industria discografica sta vivendo un periodo di forte espansione, quantomeno in termini quantitativi di dischi venduti. La faccenda dei fatturati, però, è tutta un’altra storia e qua non c’è spazio per affrontarla. Ancora più interessante è leggere la tabella qua sopra alla luce di questa qua sotto, delle vendite di Album.

Total Album.png

In questo caso si contano solo gli album, niente tracce equivalenti e streaming equivalenti. Il risultato è un calo pari al -6,1% rispetto al 2014. Avete già capito cosa evidenzia questa discrepanza fra il dato totale e quello dei soli album venduti? Ormai gli ascolti musicali sono fatti di brani singoli, ascoltati e scaricati online in formato digitale (e la tabella ribadisce che siamo ancora molto lontani dal giorno in cui il vinile salverà l’industria discografica).

Numero 9 nella classifica vendite Nielsen, Sam Hunt

Consumo di musica digitale alle stelle nel 2015

I dati della musica digitale, anche se contati con l’assurda decisione di far valere 1500 streaming come un album, sono comunque INCREDIBILI. Non è che la Digital Music è il futuro per il mercato US, la Digital Music è il presente.

Digital Music

Un aumento annuale del 26%, un totale di album che sfora abbondantemente i 400 milioni totali. Il consumo di musica degli Stati Uniti è in gran parte digitale, mentre il consumo di dischi fisici, in CD, vinile o cassetta è una parte decisamente minoritaria. Il fatto che si parli ancora così tanto di cosa viene comprato e non di cosa si ascolta è solo il risultato di decenni di martellamento dell’industria discografica che ha convinto anche i giornalisti che tutto nel mondo della musica gira intorno al disco, che sia CD o vinile. A me piacerebbe che si parlasse più di musica e meno di dischi, e che quantomeno si considerasse le due cose come ben diverse.

Streaming musicale: numeri da fantascienza, superati i 300 miliardi!

E guardate che a conteggiare gli stream delle singole tracce, i numeri sono a dir poco CLAMOROSI. Fra audio e video, il totale degli streaming rende davvero ridicole le cifre di vendita fisiche e quelle degli album.

streams total.png

Sono 317 MILIARDI di streams, 144 MILIARDI di streaming esclusivamente musicali. E stiamo sempre parlando del solo mercato US, che è sì molto avanzato e il più importante e ricco del mondo, ma non è certo l’unico. C’è l’Europa che messa insieme ha un peso e una diffusione della tecnologia paragonabile e che rimane fuori da queste statistiche.

Numero 10 nella classifica vendite Nielsen, Fetty Wap

Il pasticcio dei formati, per cui centinaia di miliardi di streaming non hanno il peso di centinaia di milioni di acquisti, porta a sottostimare il fenomeno e la portata nel cambio dei consumi. La questione è anche che il consumo NON è solo quello che è legato all’acquisto, non si misura solo in base a quanti soldi porta: se non si tiene conto di questo, si rischia di stare dietro a pochi acquisti costosi, senza capire che miliardi e miliardi di canzoni sono ascoltate a costi unitari bassissimi (lo streaming a pagamento in abbonamento come Spotify) o nulli (lo streaming gratuito pagato dalle pubblicità).

Conclusioni: ascolti, non acquisti

Come va quindi l’industria discografica statunitense? Esclusa qualche eccezione i numeri sono ormai tutti del digitale. In digitale le persone ascoltano singoli e album e guardano video musicali. Lo streaming domina su tutto il resto, con tassi di crescita stratosferici che sembrano ancora lontani dalla saturazione. Il problema della monetizzazione di questo nuovo modo di ascoltare musica, però, è tutto un altro discorso.

Lo streaming ha permesso un generale aumento degli ascolti pro-capite di brani, nonché l’accesso a database semplicemente proibitivi fino a 10 anni fa. Si susseguono tuttavia molte discussioni sul fatto che lo streaming non porti soldi nelle tasche degli artisti e delle case discografiche, queste aziende stravaganti che poi i “dischi” non riescono a venderli proprio più. Di questo parliamo un’altra volta o nei commenti, se vi fa piacere.

I dati Nielsen fotografano un mondo musicale profondamente cambiato, che ruota attorno agli ascolti e non agli acquisti. Questa è la vera notizia degli ultimi mesi e, forse, la vera grande rivoluzione musicale che stiamo vivendo. Il fatto che pochi le diano peso non la rende meno meritevole di attenzioni.

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