Voodoshock – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

I tedeschi Voodooshock sono una formazione che propone una sintesi del Doom tradizionale (quello dei Candlemass o dei St. Vitus) e dello Stoner Rock dei Kyuss. Nulla nel loro sound sembra portare qualcosa di nuovo nel linguaggio della musica Rock: non sono nuove le chitarre fragorose e ribassate, non è assolutamente nuovo il canto teatrale e spiritato, non sono nuove le lente e catacombali tempistiche di alcuni passaggi, non sono nuove le tematiche emotive o romatiche con risvolti inquietanti, insomma non c’è nulla che sembra poter giustificare per la formazione un posto nell’evoluzione non tanto del Rock, quanto almeno del Doom o dello Stoner. Questo non toglie, ovviamente, che essi siano interpreti di un verbo musicale che, spesso irrigidito dalla passione per i capostipiti, continua a fare proseliti e si stagli come una delle poche nicchie in cui l’estetica Rock dura e pura continua a resistere dopo la fine del millennio: un mondo dove il riff di chitarra è ancora il dominatore assoluto dei brani (come nell’Hard Rock, nel Grunge ma non nel Post-Rock), dove il canto è esaltato ma ancora scevro dalle tecniche del Rock più estremo (falsetto da rapace, scream, growl ecc.), dove l’elettronica è ancora ridotta al minimo (non come il Nu Metal e molto Pop/Rock), dove gli assoli sottolineano ancora i momenti di massima intensità dei brani, dove le tematiche sono ancora quelle tradizionali dell’amore, del dolore, dei sentimenti. Nell’ottica della conservazione di un’estetica Rock ormai in estinzione, formazioni come i Voodooshock hanno il compito di traghettare il passato nel presente, con la possibilità di rievocare vari stili già affermati, ibridandoli con altri modelli più o meno classici: valutare la band sul piano dell’innovatività non significa quindi scegliere un metro di paragone esattamente vantaggioso.

L’esordio Voodooshock (2002) è composto da brani che sguazzano nei suoni fragorosi della chitarra e nel canto spiritato del cantante, nella migliore tradizione dei Black Sabbath, iniettando potenza Heavy Metal, emotività Blues e scampoli di un romanticismo un po’ stereotipato in brani tutto sommato elementari a livello compositivo. Il fragoroso riff di Rainbow Sky si stempera in docili riflessi di chitarra e delinea un’atipica ballata che procede per fasi esplosive e intimiste. In alcuni brani l’anima più Blues dello Stoner sfocia naturalmente in quella più catacombale del Doom, come in Tomorrow’s Bloom. Più di quando sembrano una cover band dei Black Sabbath suonata da degli emuli dei Kyuss (per es. Fountain Of Freedom), la formazione partorisce composizioni interessanti quando lascia affiorare una sensibilità più emotiva (Living In Paradise, Showtime). Non è un caso che il brano più ricordevole sia la cover dei Moody Blues, il classico Nights In White Satin, qui trasformata in un torbido Doom dalle forti tinte Blues.

Marie’s Sister’s Garden (2007) rischiara il suono, preferendo un mix meno concentrato sui bassi. Please Let All The Truth In Your Heart sembra inaugurare un nuovo modello musicale, vicino a quello degli Elder o quantomeno dei più articolati Kyuss di Welcome To Sky Valley: composizioni più eterogenee, melodicamente più elaborate, con arrangiamenti più variegati. La title-track rivela un’anima Hard Rock, con tanto di assoli chilometrici ed un granitico quanto epidermico riff di chitarra. Feeding Flames With Letters è una nuova ballata fragorosa, con un finale segnato da una accelerazione palpitante. Viene quasi doppiata da Custom-Made But Sacrified, una variazione sul tema della ballata più curiosa: corazzata ma distesa, sembra un brano melodico ed emotivo che ogni tanto muta in un Heavy Metal saltuariamente anche brutale.

Non mancano altri momenti di Doom stereotipato, come la funebre Funeral Farewell, la ballata depressa e elettrica di Warm Knives Cut Deeper e due momenti che al contrario spingono sull’acceleratore, rivelando l’anima Rock’n’Roll (I Need A Rest, la possente Truth). Almeno una composizione appartiene al mix di Stoner e Doom dell’esordio (You Don’t Need To Fear Death).

Nel complesso, però troppo poco sembra distanziarli da altre band del panorama Doom e Stoner che sono giunge prima a simili mix stilistici: nel migliore dei casi Marie’s può essere un ascolto che sintetizza alcune delle prospettive attraverso il quale un certo tipo di suono è stato interpretato negli anni ’90 e ’00.

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Voti:

Voodooshock  – 5
Marie’s Sister’s Garden  – 5,5

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2 pensieri su “Voodoshock – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

  1. Grande Ornitorinco, come sempre. Manca solo lo spazio: “unacomposizione”. Articolo ben scritto e prospettiva ben resa! Più voto dieci per “traghettatori della musica del passato”, termine che ti ruberò spesso negli anni a venire!

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