Run The Jewels – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Le migliori canzoni dei Run The Jewels

El-P (già attivo nei Company Flow, nei Cannibal Ox e con tre album solisti) e Killer Mike (all’attivo come solista e già collaboratore degli Outkast) formano un duo che attira l’interesse della critica internazionale, i Run The Jewels, nel 2013. Il loro esordio omonimo viene pubblicato sul loro sito ed è in free download. L’opera sembra una risposta al suono sofisticato, orecchiabile, barocco di artisti come Kanye West o più semplicemente del levigato, popolare Hip-Hop radiofonico di artisti best-seller come Jay-Z. Run The Jewels è invece concentrato sul Rap più che sui ritornelli, è composto da brani essenziali, quasi tutti attorno ai tre minuti, che sfruttano immaginari sci-fi, campionamenti retrofuturistici e sperimentano sui beat senza per questo diventare sfarzosi.

L’opener Run The Jewels è un minaccioso assalto con venature Jazz appena accennate ed un clima da thriller; 36″ Chain è un vortice di synth con un ritmo fratturato e lento; DDFH alterna i cupi Rap di Killer Mike con un coro da pub sostenuto da un arrangiamento di synth ottantiani; Sea Legs è forse il manifesto anti-classifiche, l’apice per Killer Mike, un flow chirurgico e tagliente su un incubo Trap con forti elementi reto-sci-fi; No Come Down è una sorta di jam psichedelica mista ad un duro, minaccioso Rap; A Christmas Fucking Miracle è una nube onirica di synth-Rock su cui Killer Mike si muove sinuoso.

L’opera supera di poco i 30 minuti (gli album Hip-Hop spesso durano più del doppio) e inietta creatività in brani compatti, che rinunciano all’affollamento di ospiti e tornano ad una forma essenziale, per quanto ricercata, che ripudia fughe strumentali, mini-suite, eserciti di MCs a collaborare. Non è però un ritorno alle origini dell’Hip-Hop, nonostante i forti spunti ottantiani: viene recuperato un immaginario oscuro, fantascientifico, più Cronenberg che Run DMC, e non mancano composizioni che si allontanano molto dal brano canonico, preferendo spunti psichedelici o free-form, quando non richiami contemporanei ai mondi Trap e Dubstep.

Run The Jewels 2 (2014) è un album più sperimentale, sofisticato pur se ancora affezionato al formato “essenziale” dei brani di tre minuti (11 brani per 38 minuti). Jeopardy è una languida jam Jazz sotterrata sotto un’invettiva Rap mentre Oh My Darling Don’t Cry è un incubo Trap con ossessionanti campionamenti Footwork. In Close Your Eyes un campionamento di Zack De La Rocha, ripetuto all’infinito, inietta potenza ed aggressività in un brano denso e teso mentre Lie Cheat Steal è soprattutto il Killer Mike più virtuoso, supersonico e mutante, sostenuto da un brano denso di dettagli spiazzanti. All Due Respect è un attacco frontale, un’orgia ritmica condita di sub-bass, una frenetica corsa Rap che mischia musica tribale, echi ottantiani ed elettronica futuristica. In Early il sound si fa sofisticato come i più barocchi Muse ed in Love Again, sboccata e orecchiabile, i due accorciano la distanza dalle sofisticazioni di Kanye West quanto basta per mettere in discussione i manifesti dell’esordio.

Questo secondo capitolo di Run The Jewels prosegue ed amplia il discorso iniziato dall’esordio. Non c’è rivoluzione in questi due album, ma una fusione di revisionismo e sperimentazione: ripartire dall’Hip-Hop duro e crudo, eppure sofisticandolo con ritmi Hardcore aggiornati ai tempi del post-Trip-Hop, della Dubstep, della Trap e farcendolo di campionamenti atipici che colleghino passato e futuro in un retrofuturismo visionario. Killer Mike ha la capacità di seguire i brani espandendo la potenza della musica, a suo agio ad ogni velocità e capace di dosare il ringhio e la poetica urbana mentre El-P ha la capacità di fungere da ponte fra il passato del Alternative Rap (il mondo di MF Doom e compagnia) ed il presente sempre più elettronico e ossessivo delle recenti incarnazioni più “hardcore”. Come gli album di Kanye West e Jay Z, i Run The Jewels sono una faccia della maturità dell’Hip-Hop, che negli anni ’10 è finalmente diventato una musica con pari dignità del Rock e del Jazz, capace di partorire tanto opere mastodontiche e sfarzose (My Beautiful Dark Twisted Fantasy, per es.) quanto ricercati e polemici manifesti “alternativi” che uniscono tradizione e futuro distanziandosi dagli artisti di maggiore successo.

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Voti:

Run The Jewels  – 7
Run The Jewels 2  – 7

Le migliori canzoni dei Run The Jewels

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