Fucked Up – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Le migliori canzoni dei Fucked Up

I canadesi Fucked Up hanno rifondato il Punk/Hardcore trasformandolo in una musica massimalista, dove i brani vengono costruiti per accumulazione di cliché, elementi compositivi, ripetizioni. Il suono stentoreo della loro musica non disdegna un’anima melodica, nonostante la portentosa voce di Damian Abraham, un ruggito leonino che propelle ogni brano, è abrasiva ed estrema, più vicina alla rabbia degli Hatebreed che ai Ramones.

Hidden World (2006) si apre con un mastodontico inno di questo Punk massimalista, Crusades, 7 minuti che trasformano le filastrocche demenziali dei Ramones in un colosso sonoro assordante sofisticato eppure viscerale. Quando uniscono velocità, melodia e aggressività in Invisible Leader riportano alla mente gli Husker Du migliori. Il fatto che la musica sia professionale e ricercata, pur nella sua potenza terremotante, crea una tensione esplosiva che deflagra in brani come Baiting The Public, sintesi ideale dell’Hardcore melodico e di quello oltranzista, ed in Manqueller Man, ferocemente scatenata.

La scorrazzata a perdifiato di Two Snakes è un altro capolavoro di intensità: roba da far sembrare i Foo Fighters una band da ospizio. Il baccano di Blaze of Glory chiude con una coda malinconica di chitarre che porta in primo piano il lato più emotivo di questa musica assordante. Ascoltare Triumph of Life vuol dire ascoltare il paradosso di un Punk massimalista, ridondante, eccessivo, sovrabbondante quando questo stile è solitamente scarno, essenziale, amatoriale. In questo gioco esasperato di eccessi, il finale Vivian Girls è come l’esaurimento di tutte le forze, la definitiva conclusione del discorso musicale dell’album, che sembra un catartico atto liberatorio, uno sfogo emotivo, un ridondante e travolgente manifesto Punk fuori tempo massimo.

The Chemistry Of Common Life (2008) è un album relativamente meno intenso, più sofisticato e più variegato. Il terremoto di Son The Father si apre con un assolo di flauto e finisce con un gorgo psichedelico supportato da un esercito di percussioni da guerra: è un altro brano memorabile. La potenza spaventosa di Days of Last punta più sul muro di chitarre che sulla velocità: è talmente assordante da apparire disorientante. Altrove la band è sedata, come in Golden Seal, una nube di psichedelia per synth, e Looking For God, un assolo di chitarre distorte, o comunque più emotiva che viscerale, come in No Epiphany, psichedelia Punk a ritmi più umani. Royal Swan, due voci ed un arrangiamento sofisticato, cavalcata western e spunti da teatro tragico, mostra le nuove ambizioni compositive della band. In chiusura The Chemistry Of Common Life si ricongiunge ai colossi dell’esordio, sfoderando un campionario di trucchi Punk e Hardcore. Meno coeso, forse più confuso, questo secondo album sembra più segnare un tentativo di evoluzione che un punto di arrivo. Col senno di poi, è l’anello di congiunzione fra l’esordio ed un’opera ancora più ambiziosa.

David Comes To Life (2011) è un mastodontico concept-album, Rock opera ambiziosa che sfrutta la meta-narrazione ed i narcratori inattendibili per raccontare una parabola di sofferenza e di rinascita. Nell’album la band spazzola il Rock piegandolo ad un’attitudine Punk che è quella vista nei primi due album. Il formato esteso permette alla formazione di mettere a frutto l’esplorazione di un universo stilistico quantomai esteso. Si apre con la psichedelia assordante di Let Her Rest, un assaggio prima dell’inno suspersonico di Queen Of Hearts, cuore in mano e lacrime agli occhi, urlata dall’anima, il trasporto di mille canzoni d’amore sotto anabolizzanti, che fonde la scheggia Hardcore con la narrazione di Springsteen e di Young, aggiungendo una eterea voce femminile (!).

Su Under My Nose c’è spazio per le tre chitarre, fra una ripetizione a perdifiato e l’altra del ritornello, mentre The Other Shoe con un crescendo fa esplodere l’emotività e le coagula in un ritornello-filastrocca.

Turn The Season trasforma i ritornelli melodici dei Blink 182 in un turbine di energia, come se i Black Flag supportassero gli autori di All The Small Things. Un’anima Blues anima Running On Nothing, pur se falcidiata da urla sguaiate ed un battere devastante della batteria. Un altro Springsteen che incontra l’Hardcore estremo (A Slanted Tone), dunque un altro richiamo ai più grandi Husker Du (Truth I Know ), quindi ritorna il suono stratificato del secondo album, ma usato in una ballata urlata con la foga di un licantropo (Life In Paper): è una giostra sonora che sovraccarica l’ascoltatore di emozioni, di esplosioni, di colpi di scena. Ship Of Fools fonde psichedelia, Hardcore e Heavy Metal in uno stratificato castello di suoni. I Was There è una ballata che richiama (!) gli Agalloch, pur conservando l’inquieta anima Hardcore. One More Night si chiude con una straniante melodia vocale angelica sullo sfondo, rallentando come sfinita mentre Damian Abraham continua ad urlare come un posseduto. La catarsi emotiva si conclude con Lights Go Up, il rito di liberazione si conclude con uno spiraglio di vera luce dopo un lungo album di emozioni urlatissime. Opera colossale, questo mastodonte di 18 brani è tanto Zen Arcade quanto Tommy quanto The River. Ridondante, eccessivo, chiassoso, strabordante, è un’opera che assorda e travolge emotivamente. Il suo stile chiassoso, esagerato, trasforma la raccolta in un percorso di grandiosa intensità sonora, sicuramente ripetitivo e prolisso a tratti, ma che ha i crismi di un’opera a suo modo “definitiva”, un grande romanzo sonoro che propone un’epopea emotiva che raramente il Rock, ed ancora meno il Punk e l’Hardcore, riescono più a proporre negli anni Dieci.

Glass Boys (2014) è un’opera molto più contenuta, meno eccessiva nei toni, che suona meno sovraccarica ed esplosiva, nonostante possa contare su numerose trovate degne di attenzione. Complessivamente, l’opera cerca di riproporre la fusione di melodia, canto esasperato a cuore aperto, sentimentalismo ai limiti del grottesco.

Altre orgie di fragorose chitarre, melodie orecchiabili e canto licantropo come Touch Stone, la ballata inciendiaria di Sun Glass, il ritornello-filastrocca di Paper The House e il Folk/Rock urlatissimo di DET segnano l’ideale prosecuzione di uno stile che è ormai associabile alla band.

Warm Change chiude con un assolo Blues distorto e psichedelico, Hendrix-iano fino al midollo. Nel complesso, l’opera appare interlocutorio, d’assestamento dopo gli eccessi di David Comes To Life.

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Voti:

Hidden World  – 7,5
The Chemistry Of Common Life  – 6
David Comes To Life  – 8
Glass Boys  – 6

Le migliori canzoni dei Fucked Up

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