Elder – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Le migliori canzoni degli Elder

Gli statunitensi Elder propongono l’ennesima variazione sul tema Stoner, mischiando Electric Wizard, Sleep, Kyuss e Black Sabbath sull’esordio Elder (2009), cinque brani per 41 minuti che si sviluppano come un lungo trip di psichedelia muscolosa. La densa Hexe (9 min.) può essere scelta come epitome dell’opera, che è in fondo omogenea nel suo alternare ferocia, anima Blues, lentezze Doom, accelerazioni Hard Rock, condendo il tutto con substrati lisergici e dettagli acustici. Poco è nuovo, ma per gli appassionati del genere è un bel sentire.

Dead Roots Stirring (2011) propone le idee dell’esordio organizzate in composizione più imponenti ed estese. Questa volta i cinque brani durano 51 minuti in tutto. Il muro di chitarre è adesso imponente, i riff di matrice Blues si susseguono senza sosta, l’anima psichedelica è un dolce balsamo che si unisce armoniosamente alle bordate assordanti. I 12 minuti di Dead Roots Stirring dimostrano pregi e limiti dell’opera: un campionario (strumentale) dell’universo Stoner/Doom, senza aggiunte particolarmente innovative, che inanella con precisione riff, pause, accelerazioni, fusioni stilistiche, richiami, allucinazioni. III (9 min.), strumentale epico, prima acustico poi inevitabilmente elettrico, può essere scelto come brano da conservare; in alternativa Knot (12 min.), più prolissa ma capace di riassumere anche le sezioni cantate. Poco, però, cambierà nella storia dello Stoner dopo quest’album.

Lore (2015), 5 brani per 59 minuti, ha il pregio di addensare più idee compositive in altre composizioni mastodontiche. La nervosa partenza di Compendium (11 min.) ben dimostra questa maggiore sofisticazione: stessi ingredienti, ma maggiore tasso di virtuosismi chitarristici, variazioni ritmiche, variazioni repentine. I 16 minuti della title-track sono il brano maggiore tanto atteso, diviso da una pausa Ambient (!) che sfocia in una cavalcata Post-Rock prima di tornare in territori psichedelici e Metal. Il pre-finale di Deadweight mostra una propensione ad un’epica tragica e caotica, altamente assordante, che è inedita per la band. Rispetto agli esordi, si avverte un’anima Progressive che non ha cambiato granché gli elementi costitutivi dei brani, quanto il modo in cui la composizione fluisce e si sviluppa. Più che la jam psichedelica, questa volta gli estesi brani ricordano le suite del Prog-Rock, solo sotto anabolizzanti. Avessero pubblicato questo prima dei Kyuss, sarebbero stati i Re dello Stoner.

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Voti:

Elder  – 5,5
Dead Roots Stirring  – 6
Lore  – 6,5

Le migliori canzoni degli Elder

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