Leafcutter John – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Le migliori canzoni di Leafcutter John

L’inglese John Burton è meglio conosciuto come Leafcutter John e propone nell’esordio Concourse EEP (2000) musica basata su sample e fonti “concrete”, a tratti con spasmi di Elettronica sommersa da asprezze Glitch (Woztech), altre volte con microtonalità e Free Jazz (Aonscht). Solo nel finale Beat recupera radici Folk che saranno sviluppate in futuro. L’opera, ostica e austera, si pone nel solco degli esperimenti minimali elettronici, senza spiccare con qualche elemento in particolare.

Microcontact (2001) è più spettrale e teso, un coacervo di cigolii e rumori assordanti veicolati in dieci composizioni senza titolo. Affiora un lamento vocale straziante nell’evocativa Untitled 5, Slo-Core pieno di spirito Glitch, mentre altrove (Untitled 9, per es.) la Techno viene ricongiunta al Noise attraverso il Glitch.

The Housebound Spirit (2003) inserisce l’elemento umano in queste partiture robotiche e caotiche. L’opera ha due temi principali: l’alienazione e l’agorafobia. Lo spettro stilistico è molto più vario, la voce è spesso un elemento fondamentale degli arrangiamenti. Electric Love è un soffuso Jazz da incubo che si chiude in un bandismo grottesco. Khom?s è la dolce psichedelia che si unisce a deformazioni Glitch e scrosci concreti, chiudendo in meccaniche industriali frammiste a spunti Folk. Walk My Back rievoca, in una stralunata versione Jazz “acida”, i deliri del primo Frusciante solista. Per il resto però, l’opera delude: c’è un collage elttroacustico pirotecnico in Mandolin Work che comunque ha poco di originale, l’accorato Folk/Blues sepolcrale di House For A Soul ed una serie di balletti robotici in chiusura che sono stemperati giusto dalla closer Know Mercy. Sembra che l’opera sia ancora incapace di distaccarsi dagli esperimenti dei primi due album, così che l’album risulta discontinuo e confuso, fra balli robotici e tentazioni di Folk elettroacustico e Jazz alieno e tenebroso.

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The Forest and The Sea (2006) fonde compiutamente le due anime del suono, quella Folk e quella elettronica e minimale, in composizioni come Let It Begin, mentre il Jazz riaffiora fra le nebbie dolci e desolanti di Maria In The Forest (7 min.), un commovente affresco digitale. La suite Folk in tre parti di Dream è austera ma meno ambiziosa di quanto la forma facesse supporre. In The Morning (7 min.) riscopre il Noise in un suono a tratti degno di Dan Deacon, colorato e freak. Affiorano spesso i Black Heart Procession, per esempio in Now. Non è un’opera, neanche questa, che imponga una precisa estetica, ma l’anima Folk e quella elettronica, invero sedata, si fondono nei momenti migliori per regalare una strana Folktronica vicina al Neofolk nordico.

Tunis (2010), registrato live, è soprattutto droni e distese di suono avvolgenti, con un’aura persino New Age nel canto da muezzin di Palm Reader (8 min. e mezzo), con sprazzi di Glitch ormai rari. L’apice è Melimelon, una visione onirica fra Folk e strati di droni a tratti minacciosi, sintesi di un equilibrio precario che Burton insegue e ogni tanto raggiunge. Ohm Ymy giunge alla trance mistica attraverso un Noise di synth assordanti: una strada che rievoca quella della Trance da ballo, con l’impianto melodico al posto della pulsazione ritmica ossessiva (poi i ritmi, tribali, arrivano). Ancora una volta niente di clamoroso o epocale, ma spunti validi in un’opera, questa volta, contenuta nel minutaggio (37 min.).

Resurrection (2015) è invece un’opera con composizioni maestose e eleganti. La title-track, con il più cosmico dei Burton, sfiora gli 11 minuti e su droni impalpabile fa muovere un canto robotico, in un clima che richiama il Vladislav Delay del capolavoro Anima. I Know You Can è un’altra mirabile sintesi fra un umanesimo androgino ed una tecnologia neoprimitiva: 8 min. fra danze tribali, stratificazioni, giochi elettroacustici. Il rilassante drone di Gulps (11 min., che sovrappone sette miliardi di volte il suono del mare) è una visione naturalistica, un’immanente, colossale musica cosmica con la luce della New Age, come se le trenodie di Irrlicht fossero state scritte per l’immensa e spaventosa bellezza dell’Oceano invece che per l’infinita vastità del cosmo. Si tratta dell’opera più riuscita di Burton, nonostante un paio di momenti meno peculiari fra i brani maggiori, l’inizio di quello che potrebbe essere un nuovo corso artistico, come d’altronde il titolo suggerisce.

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Voti:

Concourse EEP  – 4,5
Microcontact  – 5,5
The Housebound Spirit  – 5,5
The Forest and The Sea  – 6,5
Tunis  – 6
Resurrection  – 7,5

Le migliori canzoni di Leafcutter John

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