Kamasi Washington – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

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Lo statunitense Kamasi Washington è un sassofonista che segue le orme di John Coltrane, Pharoah Sanders e Albert Ayler e confeziona uno degli album più ambizioso del periodo, The Epic (2015), un triplo che sfora i 170 minuti di durata. All’interno, è riassunta buona parte del Jazz che va dal Post-Bop allo Spiritual Jazz, con richiami a tanti autori classici e poco che sia innovativo nel 2015. Il tentativo sembra quasi di arrivare al fondo del Jazz degli anni ’60 e ’70, scavandone la storia fino a rimanere privi di qualsiasi altra cosa da fare, fino all’esaurimento. Così i tre brani estesi che aprono l’opera, Change Of The Guard (12 min.), Askim (12 min. e mezzo) e Isabella (12 min.) vagano fra assoli chilometrici e canonici, effluvi spirituali ed atmosferici, melodie languide: è un Jazz educato, un po’ attempato, suonato senza particolari momenti creativi ma con classe sopraffina. The Next Step (15 min.) non brilla neanche nel protagonismo del sax.

Il secondo disco è a tratti più movimentato: Miss Understanding (9 min.) è un rocambolesco Post-Bop per cori operistici e febbricitanti accelerazioni, ma Seven Prayers (7 min. e mezzo) è un rilassante Jazz da salotto. The Magnificient 7 (13 min.) è l’ideale sintesi fra spericolate fantasie strumentali e melliflue melodie rilassanti, con virtuosismi onanistici per vari strumenti e cori a sostenere l’epica della composizione. Cherokee (8 min.), uno dei brani cantati, è una dolce melodia vocale che potrebbe essere dei ’60: uno dei momenti maggiori dell’opera è una calligrafica imitazione del passato. Claire De Lune spinge una languida melodia per 11 minuti e in chiusura The Message (11 min.) sfoggia altri virtuosismi nell’ennesima jam stiracchiata. Prolisso e derivativo, questo ambizioso album non crea uno stile, non centra nessun brano epocale, non mette a frutto i virtuosismi per ampliare le possibilità degli strumenti. Sembra un enorme, roboante album Jazz dedicato a chi apprezza il Jazz degli anni ’60 e ’70, ma poco sembra poter essere significativo per capire la musica del 2015. Forse, però, è l’ideale introduzione per una fetta di pubblico a un sound che è rimasto sepolto nella nostalgia.

Il molto più modesto Harmony Of Difference (2017) raccoglie 6 esercizi di contrappunto. Un unico flusso sonoro, che in questa dimensione più “umana” di soli 31 minuti si configura come una jam sognante e di grande eleganza. La sensuale Desire e la festosa Humility, la serena e gioiosa Knowledge e il funky di Perspective, erotico, portano al sudamerica di Integrity e all’unica composizione estesa, Truth (13 min. e mezzo), l’ideale sintesi delle invenzioni del prolisso e sconfinato esordio. A volte, less is more.


Discografia

The Epic 2015 6,5
Harmony Of Difference 2017 7,5
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2 pensieri su “Kamasi Washington – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

  1. si, fondamentalmente condivido la tua recensione. E’ comunque, per il mio gusto, un’opera piacevole nel complesso, una sorta di remasterizzazione dei lavori passati. L’uso del coro dona pienezza e colore e in alcuni tratti rievoca il free. Non sono un vero esperto, ripeto, ma lo trovo godibile.
    Un caro saluto

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