28 Tesi Sulla Musica Del Futuro (Tutte Da Dimostrare)

Il futuro sarà disorientante, tipo questo video

Parliamo per una volta del futuro della musica, invece che del suo passato. Eccovi 28 “tesi”, tutte da dimostrare.

1. Prima del 2020 non ci saranno più nuove band Rock capaci di arrivare in cima alle classifiche di vendita. Unica eccezione, i supergruppi e le band con reduci di altre band famose. E qualcuno continuerà disperatamente ad amare questi ultimi.

2. L’Elettronica e l’Hip-Hop saranno i generi musicali dominanti dei prossimi anni. Lo sono già oggi in termini di hype, mode, ubiquità dei produttori, contaminazioni nel Pop.

3. In futuro rapper, dj, producer saranno considerati con lo stesso rispetto con cui oggi si guarda a “la vera musica” e i “veri musicisti“. Una data? Diciamo fra il 2020 e il 2025.

4. La musica sarà digitale, accessibile in modo gratuito ovunque e i supporti fisici diventeranno roba da collezionisti. L’industria musicale sarà sempre meno l’industria del disco. Sì, compreso il vinile. (Sì, comprese le musicassette.)

5.Ci saranno finalmente più donne, dopo che il Rock ha imposto per metà ‘900 il dominio maschile. L’Elettronica già lo dimostra ampiamente.

Un singolo della tedesca Ellen Allien

6.I generi musicali interesseranno sempre meno. Qualcuno terrà conto dei micro-stili, delle “tendenze”, ma non ci saranno confini chiari o stili che “non possono mischiarsi”. Si useranno come buzzword, soprattutto. Questo è un processo iniziato negli anni ’90 e non importa andare dalle parti delle avanguardie per rendersene conto: basta ascoltare Kanye West.

7.Le copie vendute saranno sempre meno importanti, un retaggio del passato dove tutto girava intorno al disco (non sembra già preistoria?). Troveremo un altro modo per misurare la celebrità di un musicista, ma forse oggi è ancora imprevedibile.

8. Quando chi è nato pienamente nativo digitale (dopo il 2000 in Italia) avrà l’età in cui si definisce la cultura della società intera, vale a dire quando avrà i soldi per spassarsela nei locali o in giro per il mondo, allora inizierà la scomparsa delle tribute band e le feste nostalgiche anni ’80, anni ’90, anni ’00 e anni ’10 (quelle che arriveranno fra 4-5 anni, non di più). Forse non sentiremo neanche più questa…

9.Sarà difficile spiegare a chi sarà nato dopo il 2000 per quale diavolo di motivo eravamo disposti a ricomprare 4-5 volte lo stesso disco per ascoltare una demo version o un mix audio leggermente diverso.

10. Nasceranno istituzioni dell’Hip-Hop, dell’Elettronica e dei generi che verranno simili a quelle nate per il Rock, ma con alcune differenze: niente riviste e critici musicali di riferimento, ma pagine social e slang da iniziati; niente musei ma nostalgici appuntamenti periodici online e qualche meme a tenere in vita la discussione; niente classifiche degli album migliori, ma elenchi di canzoni e magari di aneddoti su micro-stili e micro-episodi.

11.La recensione di 2000 parole, già oggi una cosa che annoia il 99% dei lettori, diventerà quasi incomprensibile, come una descrizione di 2000 parole di un quadro che posso vedere su Google Immagini in due secondi. Scomparirà, con buona pace degli amanti del track-by-track per i quali anche gli album mediocri meritano 20 minuti di analisi da leggere.

12. Le discografie complete le ascoltiamo oggi in un gruppetto di musicofili con qualche problema ossessivo: nel 2030 saremo così pochi che potremo parlare in una chat tutti insieme. E io, beh, non è detto che ci sia.

13. Le discografie degli artisti (che magari cambieranno nome, visto che i dischi non esisteranno più) saranno sempre più vaste e variegate: non più tanti “album” ma tantissime canzoni, raggruppate in modi diversi. Un po’ come la Classica, che raccoglie le composizioni a seconda dell’occasione. Ci saranno tante playlist.

14. Chi scrive di musica, magari anche io con la barba bianca, dovrà adattarsi a un mondo dove è sempre disponibile per tutti: recensioni brevi, guide a trend e stili, trivia e curiosità. Il ruolo di “filtro” per gli acquisti diventerà un ruolo di “filtro” degli ascolti, un filtro estremamente severo. Applicazioni sempre più efficaci consiglieranno artisti sempre nuovi. Ma poi, non è già oggi così?

15. I tormentoni veri e propri, quelli che coinvolgono tutta una nazione o mezzo continente, saranno più rari, semplicemente perché i gusti saranno più vari.

16. La musica orientale e quella africana inizieranno a diventare una alternativa percorribile per molte persone. No, non quella etnica finto-tradizionale, dico proprio quella contemporanea. Tipo l’Hip-Hop dell’Iran.

17. Mentre USA e UK continueranno a cullare gli ultimi idoli Rock, Sudafrica, Tailandia, Cina, Giappone, India, Corea Del Sud, Polonia e chissà quali altre nazioni assorbiranno sempre di più la musica occidentale, per trasformarla in qualcosa di nuovo. Non avranno paura di infrangere le regole della musica popolare del ‘900 quante ne abbiamo e ne avremo noi in “occidente”: diventeranno così i paesi più innovativi.

18. La musica si ascolterà sempre di più nelle serie-tv, nei videogiochi, nei video, negli ambienti. L’ascolto esclusivo diventerà una cosa del passato, come la famiglia riunita a leggere i libri lo è diventato dopo l’avvento della televisione.

19. L’album, inteso come collezione di 10-14 canzoni messe insieme, non sarà più il formato dominante. Non morirà, ma sarà una soluzione fra tante. Qualcuno lo utilizzerà, quando avrà senso fare un discorso musicale che abbia bisogno di più tempo, di una cornice, di un packaging virtuale. Gli stili più orientati alle hit, invece, ci rinunceranno sempre di più: a chi serve un nuovo disco con 2 singoli e 12 filler, già oggi?

20.La musica “nera” e la musica “bianca” saranno ancora più difficili da distinguere di oggi: i neri faranno molta musica bianca e viceversa. L’idea alla base del Rock’n’Roll, insomma, continuerà a plasmare l’evoluzione musicale. Ovviamente aggiungete anche musica di altri… “colori”.

21. Continueremo ad ascoltare la radio ancora per molti anni, perché sentire qualcuno che parla è sempre interessante. Per ascoltare la musica che ci piace, però, avremo tutti modo di collegarci a internet. Dimenticate cavetti, AUX, Bluetooth: l’auto la comprate già con l’abbonamento a Spotify (o insieme al Nuovo Spotify).

22. Nessuno discuterà ancora con gli altri infervorandosi perché “l’Elettronica non è musica”, come oggi è quasi impossibile trovare qualcuno che lo sostenga per i Pink Floyd o Jimi Hendrix.

23. Non oggi e nemmeno domani, ma il Metal diventerà un universo a sé stante, un’oasi creativa, un rivolo di innovazione che sopravviverà al dominio popolare del Rock. Ci sono già le band che saranno considerate fondamentali, ma per ora c’è ancora troppi cloni dei Dream Theater, dei Manowar e dei Metallica per poterli notare.

24. Pochissimi vivranno di musica: si farà per passione, ispirazione, realizzazione personale. Molti di quelli che ci vivranno, lo faranno unendola ad altro o rievocando il passato per chi ancora ne avesse voglia.

25. Niente cambierà al punto di vista del pubblico che decreta il successo di massa: continuerà a sfondare quello che fa disinibire le teenager. Se si muovono loro, si muovono i ragazzi e si riempiono i locali, i ristoranti e si vendono film, videogiochi e tutto il resto. Insomma, è anche qua una questione di sesso.

26. Tempo 10 o 15 anni e guarderemo alle donne semi-nude che mimano penetrazioni e orgasmi nei video Pop come allo spot delle cipolline Peperlizia dell’86.

27. Quando ascolteremo canzoni, potremo vedere anche i video. Farli sarà naturale anche per i gruppi minori, anche per singoli di serie B.

28. Non sarà strano vedere qualcuno che scrive un articolo sul futuro della musica invece che su chitarristi settantenni che rievocano concerti di 45 anni prima con band praticamente inattive da qualche lustro, facendosi pagare più di 300€.

E voi cosa pensate che succederà nel futuro della musica? Cosa ci aspetta nei prossimi anni? Come ascolteremo la musica nel 2030 o nel 2050? Usciremo davvero dalla Retromania? Scatenatevi nei commenti!

 

 

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9 pensieri su “28 Tesi Sulla Musica Del Futuro (Tutte Da Dimostrare)

  1. Penso che siamo già nella maturità del postmoderno in musica. Quello che immagino nel punto 6 è che verranno meno anche gli steccati più duri a morire, sempre più spesso. Sarà insomma normale ascoltare commistioni di molti stili.

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  2. Antonio ha detto:

    Se con il postmodernismo la musica non avrà più confini si dovrà ricreare qualcosa di nuovo con diverse soluzioni in pratica..il metal sembrava un genere settoriale fino agli anni 90,non mi aspettavo prendesse questa strada..e la musica psichedelica come la trovi allo stato attuale?dai pink Floyd fino ai bardo pond e Roy Montgomery,ha sempre portato nuovi stimoli creativi,dagli anni 00 a oggi non so se esista una scena importante,mi sono perso qualcosa?

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  3. Sì, penso che almeno per adesso, diciamo nei prossimi 5 – 10 anni, questa possa essere la strada che sarà percorsa da chi vuole fare musica innovativa.

    Il Metal ha saputo dimostrarsi molto più onnivoro di quanto i cocciuti e monotoni estremismi degli anni ’90 facevano pensare. Persino il Black Metal, genere in molte espressioni iniziali ottusamente senza compromessi, ha saputo portare a espressioni molto interessanti e atipiche negli ultimi anni (Wolves In The Throne Room, Deafheaven, Alcest, Deathspell Omega ecc). La complessità del Death Metal (tramite gruppi come Meshuggah, Gorguts, Portal, Mitochondrion, Cattle Decapitation, Wormed, Gigan ecc.) ha aperto nuove strade per la narrazione di scenari estremi, fantascientifici e visionari.

    La psichedelia è forse il più duraturo “trend” degli ultimi decenni. Rispunta ovunque, cambiando pelle ma non anima. Negli ultimi anni la vedo affiorare nell’Elettronica della Vaporwave (per esempio Blank Banshee), della Witch House (per es. Salem), dell’Hip-Hop più evoluto (per esempio gli italiani Uochi Toki) e fra le pieghe del più cosmico Metal estremo (l’ultimo Sulphur Aeon; Gigan; Chte’ilist). Un caso un po’ a parte è quello dell’elettronica atmosferica di Vladislav Delay, Tim Hecker, Loscil o l’ultimo Leafcutter John e altri, che usano uno spirito psichedelico per descrivere paesaggi alieni, surreali, metafisici.

    Sicuramente penso che la psichedelia continuerà a essere uno degli elementi più interessanti da integrare nelle opere, ma come tutto il resto, sarà sempre più fusa, contaminata, riletta alla luce di contesti contemporanei.

    Se il postmoderno consiste soprattutto nell’opera di decontestualizzazione, nella fase attuale penso che andiamo verso un’opera di più subdola utilizzazione di alcuni linguaggi in contesti attuali, senza intenzioni programmatiche spinte come potevano essere quelle degli anni ’90. Non c’è insomma il clamore di unire più stili e crearne uno nuovo, ma l’idea sempre più diffusa che sia normale fondere stili, come è normale usare parole diverse per scrivere frasi. E in questo senso, siamo già oltre il postmoderno.

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  4. Antonio ha detto:

    Il quadro descritto esclude un ritorno a idee più minimali,come nel periodo 70-76 quando si posero le basi del postmodernismo..per fare un esempio,sia l’hip hop o la dubstep nascono sempre relativamente minimali rispetto all’evolversi in seguito,una prima fase in cui si costituisce la cosiddetta essenza del genere tanto cara ai puristi..pensi che in un genere il livello di complessità sia paragonabile alla forma iniziale dopo decenni di metamorfosi?il pensiero di alcuni per esempio è che le cose più semplici siano quelle più difficili,come lasciò intendere steve albini parlando di futuro musicale minimalista in un intervista a scaruffi

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  5. Vero, é un’ottima osservazione, ma visti gli stimoli pressanti e sempre più vari credo che la fase iniziale e minimale di un genere si stia riducendo sempre di più. Potrei sbagliarmi però. In ogni caso, le fasi iniziali potrebbero sempre essere minimali e sono spesso fra le più creative. Albini, quindi, aveva ragione.

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  6. Antonio ha detto:

    Da quando hai pubblicato questo articolo,ho visto un’altro salto in avanti del blog,l’unica cosa che non è cambiata dai tempi di splinder è il rintracciare pubblicazioni che vorresti rileggere in mezzo al caos accumulato..qua è come se sottindendi le direttive su quel che meriterà la tua attenzione,e lo si vede da una recensione ultraessenziale di carboni o da una maggiore attenzione alle scene asiatiche e agli aspetti sociali intorno alla musica

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  7. Mi fa molto piacere, la mia prospettiva è cambiata negli ultimi mesi e così quello di cui parlo nel blog. Voglio perdere sempre meno tempo a recensire musica mediocre, ma mi interessa sempre più analizzare industria, cultura e trend.

    Sto scrivendo sempre più articoli che non siano solo recensioni e ascoltando molta musica degli ultimissimi anni. La scena asiatica è un mondo davvero affascinante, per esempio!

    Grazie davvero, questo commento è di quelli che mi fa venire voglia di continuare questo blog nonostante tutto!

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