Primal Scream – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Le migliori canzoni dei Primal Scream

Nati per iniziativa del primo batterista dei Jesus And Mary Chain, i Primal Scream, dalla Scozia, propongono inizialmente una riedizione del Pop degli anni ’60, soprattutto Byrds e Beatles.

Sonic Flower Groove (1987) è un album interamente al limite del plagio, anche se più che copiare interi brani è un collage di idee già sentite. Le melodie sono di prima qualità, come si può ascoltare in Gentle Tuesday, ma da un punto di vista storico quest’album sembra una raccolta di scarti dei Byrds.

Primal Scream (1989) cambia il sound, iniettando forti dosi Rock. L’incalzante Ivy Ivy Ivy, con tanto di assoli assordanti, la più pensosa mistura Blues/Rock di I’m Losing More Than I’ll Ever Have, l’assalto Punk/Metal di Gimme Gimme Teenage Head sono i momenti migliori di un album che unisce le ispirazioni dell’esordio a Rolling Stones e qualche elemento Heavy Metal. Sono aumentate le dosi di Beatles, come se servissero altre band che ne riesumano le intuizioni a fine anni ’80.

Ci sono due motivi principali per cambiare stile a ogni album: molta creatività oppure nessuna idea che valga la pena di essere portata avanti. Lasciando ai Primal Scream il beneficio del dubbio, Screamadelica (1991) cambia ancora sound, unendo Blues/Rock, Dub, Techno e House in una sorta di versione ultraprodotta dei Rolling Stones, addobbata con fiocchi ritmici e orpelli sintetici per aggiornarla quanto basta agli anni ’90. Il risultato garantisce alla band la celebrità. Don’t Fight It Feel It (7 min.) è pura House orecchiabile, Higher Than The Sun è dalle parti della Dub, Come Together (10 min.) è una jam à la Orbital che soffre di prolissità.

Loaded (7 min.), fra Rolling Stones e ballabile novantiano è un altro furbo momento orecchiabile. Higher Than the Sun (A Dub Symphony in Two Parts) (quasi 8 min.) è forse l’apice dell’opera, un mix di Dub e tecniche di produzione all’avanguardia che ha probabilmente molto poco a che fare con i Primal Scream. Screamadelica è un album ruffiano, furbo, a suo modo spettacolare: annega poche idee musicali in un mare di produzione scintillante, fantasiosa, a tratti sperimentale. Sposta l’attenzione dalle melodie (quelle che nel primo album sono copate dai Byrds o dai Beatles) al suono, ai dettagli, agli “effetti speciali”, così che poche idee possono diventare brani estesi.

Give Out But Don’t Give Up (1994) è molto meno elettronico e molto più Blues/Rock e Hard Rock. Questo ben prodotto e ben suonato album suona come una versione moderna dei Rolling Stones quasi in tutto.

Vanishing Point (1997) ritorna a Screamadelica, mischiando passato e presente secondo tecniche di produzione aggiornate. Burning Wheel (7 min.) riassume bene l’intero album: idee banali protratte con una tecnica di diluizione, di ornamento, di effetti speciali. Lo stesso meccanismo porta avanti Kowalski (6 min.), un loop ipnotico ornato di effetti sonori. Si ripete con Stuka, su base Dub però. Motorhead potrebbe stare in un album dei Chemical Brothers, nel suo mix di Techno e Rock. Il meglio dell’opera arriva con Trainspotting (8 min.), peccato per il fatto che una singola idea sia stiracchiata oltre il necessario.

XTRMNTR (2000) porta a compimento il mix di Rock e Elettronica. I brani sono più evoluti, meno debitori dei classici, arrangiati fantasiosamente come giù accadeva in Scremadelica e Vanishing Point, tuttavia meno dispersivi. Kill All Hippies ha la tensione di un film della saga di 007, una voce in falsetto e un ritmo Hip-Hop terremotante: è uno dei vertici della carriera. Accelerator unisce un Garage/Punk assordante e loop ritmici evocando una versione spaccatimpani dei Death In Vegas. Exterminator è un mix di Funk, Industrial e Metal degna dei migliori Nine Inch Nails e Swastika Eyes (7 min.) è un ballabile ipnotico da rave che farebbe invidia ai Prodigy.

Blood Money mischia Free-Jazz e Drum’n’Bass in un mix entusiasmante e frenetico. MBV Arkestra (quasi 7 min.) è Funk, Hip-Hop, Psichedelia, Noise e Jazz a seconda degli elementi che si vogliono evidenziare, un’orgia strumentale travolgente. Shoot Speed/Kill Light rievoca i Velvet Underground e gli Stone Roses. A differenza dei tentativi di fusione di Elettronica e Rock precedenti, che pendevano pericolosamente verso una banalità Elettronica dove la pochezza di idee era mascherata da effetti speciali di ogni sorta e ripetizioni noiose, questa volta i brani contengono idee intriganti, spaziano in molti stili, propongono mix poco standardizzati. Il limite dell’opera è che l’ispirazione non affiora in ogni brano, ma questo non basta a togliere all’album il titolo di vertice di tutta la carriera. Non è un caso che membri di My Bloody Valentine e Stone Roses abbiano partecipato all’opera, e nemmeno che sia presente un remix dei Chemical Brothers. Rimane il futile dubbio se i risultati della band siano merito loro o dei membri aggiunti e dei produttori. In ogni caso, XTRMNTR è l’album che garantisce alla band un posto nel mondo delle fusioni fra Rock e Elettronica. La cosa meno interessante è la tematica politica dell’opera, che suona come un attacco al sistema piuttosto banale.

Evil Hat (2002) apre con Deep Hit Of Morning Sun, un mix di Shoegaze e Elettronica che è uno dei vertici della carriera, una psichedelia malsana. Ad un passo di Big Beat ci sono brani come Detroit, fra Nine Inch Nails e Chemical Brothers, mentre The Lord Is My Shotgun ricorda certi episodi di Alec Empire, fra elettronica assordante e ricordi Rock. Qua e là i Rolling Stones vengono riportati alla luce in una veste aggressiva e abrasiva, soprattutto in Skull X e City. Non è all’altezza di XTRMNTR , ma si ferma non molto sotto.

Riot City Blues (2006), con il Blues/Rock tradizionale ma molto orecchiabile di Country Girl, è purtroppo un nuovo album di imitazioni dei Rolling Stones.

Beautiful Future (2008) ritorna al Pop sessantiano, riproposto con cura negli arrangiamenti e nelle melodie, ma con poche idee da tramandare ai posteri.

More Light (2013) torna al mix Elettro-Rock con la lunga 2013 (9 min.), che poteva durare la metà, soprendendo in River Of Pain (7 min.): partenza da lounge music etnica, dunque deragliamento Free Jazz psichedelico, spunti sinfonici e un ritorno alle origini etno-lounge. I nuovi momenti Big Beat (Culturecide, Elimination Blues) e Elettro-Rock (Hit Void, Invisibile City), nonché quelli psichedelici (Tenement Kid, Walking With The Beast ) non aggiungono nulla di davvero nuovo, meglio il mix di Calexico e Pop di Goodbye Johnny. I Neu si sentono prepotentemente in Turn Each Other Inside Out. L’abilità con cui dilatano i brani come Relativity è degna dei Pink Floyd. Quando spunta l’ennesimo tributo ai Rolling Stones, ovvero It’s Alright It’s OK, si fa più evidente l’idea che l’album contenga molte idee diverse per non saper bene come caratterizzarsi. Nonostante la varietà, si salvano due brani (River Of Pain, Goodbye Johnny).

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Voti:

Sonic Flower Groove – 4,5
Primal Scream – 5
Screamadelica – 6
Give Out But Don’t Give Up – 4,5
Vanishing Point – 5,5
XTRMNTR – 7
Evil Hat – 6,5
Riot City Blues – 4,5
Beautiful Future – 4,5
More Light – 5

Le migliori canzoni dei Primal Scream

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