Tutti Gli Oscar Alla Migliore Canzone: Vincitori, Curiosità E Molte ★

Cos’è e chi può vincerlo?

Il premio per la “Best Original Song” è stato assegnato durante la cerimonia degli Academy Awards dalla settima edizione, quella del 1934. Il premio può essere vinto solo da brani scritti appositamente per un film ed è attribuito agli autori dei brani, non a chi suona e canta i brani (a meno che questi non siano autori o coautori). Non possono concorrere le canzoni scritte prima, quelle non scritte per il film e tutti i remix, le cover e le parodie. Il brano deve essere ascoltabile durante il film o appena all’inizio dei titoli di coda, con musica e testo. Può succedere che lo stesso film abbia più di una nomination, per canzoni diverse, ma dopo il 2008 non più di due.

Le 81 Migliori Canzoni Originali

Chi sono stati gli 81 vincitori della statuetta per la miglior canzone, dal 1934 a oggi? Li ripassiamo tutti, velocemente, soffermandoci sui casi più interessanti. Vicino a ogni nome un giudizio, in stelle, su quanto mi piaccia la canzone, senza considerare il ruolo e il peso che ha nel film: quelle da ★★★★★ sono quelle che vi consiglio di ascoltare assolutamente!

Gli Anni Trenta

La prima canzone a vincere, nel 1934, fu The Continental, un pastiche di valzer e Jazz (★★★) che non è molto diversa da Lullaby For Goldiggers (★★★), vincitrice del 1935.

Fred Astaire cantava The Way You Look Tonight (★★) che vinse, con la sua dolcezza, nel 1936  mentre la voce duttile e sensuale di Bing Crosby domina Sweet Leilani (★★), uno dei grandi successi del ’37. Una coppia d’eccezione canta invece Thanks For The Memory (★★★):  la voce suadente di Bob Hope e quella giuliva di Shirley Ross, in un classico duetto amoroso. La canzone più famosa fra le vincitrici degli anni Trenta è sicuramente Over The Rainbow (★★★★★), cantata da Judy Garland per il film “Il Mago Di Oz” e vincitrice nel ’39. Una melodia paradisiaca che è stata poi riproposta in decine di versioni differenti, la più famosa probabilmente quella di Israel Kamakawiwo’ole.

Gli Anni Quaranta

La calda volce di Cliff Edwards è protagonista della malinconica, commovente  When You Wish Upon A Star (★★★★), colonna sonora di Pinocchio e vincitrice nel 1940.

L’anno dopo vince The Last Time I Saw Paris (★★), decisamente meno epocale rispetto a White Christmas (★★★★★) cantata da Bing Crosby per Holiday Inn, il cui singolo sembra aver venduto oltre 100 milioni di copie dal 1942. Una canzone del ’42 nostalgica dei Natale di una volta, che io ascolto nel 2016: malinconia della malinconia. #malincoinception

You’ll Never Know (★★) è più facile da confondere con altre canzoni dell’epoca, compressa fra due successi cantati da Bing Crosby: nel 1944 vince infatti Swinging on a Star (★★★), una musica nel pieno stile della tradizione Pop dell’epoca. It Might as Well Be Spring (★★) trionfa nel 1945 ma sembra conservare più fascino la successiva On the Atchison, Topeka and the Santa Fe (★★★★), grazie agli arrangiamenti trotterellanti, la voce squillante di Jury Garland e un testo-filastrocca orecchiabilissimo. Ancora più divertente la canzone vincitrice nel 1947, Zip-a-Dee-Doo-Dah (★★★★★), un motivetto spensierato e bambinesco, un brano da cabaret fra i più spassosi che ricordi.

Molto leggera anche la successiva Buttons and Bows (★★), con cori Doo-Wop, mentre il call-and-response del 1949, Baby, It’s Cold Outside (★★★) ha una storia molto curiosa: nel testo un uomo cerca di convincere una donna a trascorrere la notte insieme , giustificando questa necessità con il freddo e le intemperie che rendono poco piacevole uscire. Il brano è stato prima interpretato come una canzone che emancipava la donna, che si dimostrava restia a restare e tuttavia temporeggiava la fine della nottata amorosa, ma è stato reinterpretato più recentemente come una canzone dove “lei” subisce le insistenze di “lui”. Potete giudicare voi stessi.

Gli Anni Cinquanta

Mona Lisa (★★) apre il nuovo decennio, seguita da In the Cool, Cool, Cool of the Evening (★★): la prima un Pop classico, romantico e fin troppo comune, la seconda influenzata da un Jazz innocuo. Le sfumature Country & Western di High Noon (Do Not Forsake Me, Oh My Darlin’)  (★★★) sembrano già più vicine a qualcosa di innovativo, per il ’52. Secret Love (★★) è un Pop romantico per archi e voci femminile, mentre Three Coins in the Fountain (★★★) divenne un classico, anche se la voce di Frank Sinatra non fu accreditata. Love Is a Many-Splendored Thing (★★), trionfante nel ’55, fu anche tradotta in italiano e cantata da Neil Sedaka. Tutti brani minori, rispetto a Whatever Will Be, Will Be (Qué Será, Será) (★★★★★) tratta dal capolavoro di Hitchcock The Man Who Knew Too Much, vincitrice nel 1956: la canzone è diventata tanto famosa da essere cantata anche in mandarino, cantonese, yiddish, polacco, ungherese.

Què Serà, Serà in ungherese

La calda voce di Frank Sinatra è protagonista di All the Way (★★), vincitrice della statuetta nel 1957, mentre decisamente stravagante pensare che abbia vinto nel ’58 una canzone chiamata Gigi (★★), tratta dall’omonimo musical che io continuo a non conoscere. Decisamente più divertente la vincitrice del 1959, High Hopes (★★★): di nuovo Sinatra, questa volta decisamente più allegro che in All The Way.

 

Gli anni Sessanta

Il decennio inizia con il primo premio dato a un artista non US: Never on Sunday (★★★★) è cantata dalla greca Melina Mercouri e scritta dai Manos Hadjidakis. Qua parte il momento trivia: ascoltatela e ditemi cosa vi ricorda, scavando nella vostra memoria di successi di fine anni ’90. Sotto il video della Mercouri trovate la risposta: non sbirciate, se non volete barare con voi stessi.

Se avete avuto buon orecchio, avrete ricordato questo singolo-tormentone del 1998, dei danesi Los Umbrellas.

Moon River  (★★★) cantata da Audrey Hepburn si porta a casa la statuetta nel 1961, e d’altronde come non sciogliersi di fronte a questo sussurro sensuale. Days of Wine and Roses (★★) vince nel ’62, Call Me Irresponsible (★★) nel ’63: brani classici, che si confondono con il repertorio del periodo. Decisamente più importante, nella cultura popolare, Chim Chim Cher-ee da Mary Poppins (★★★). Ve la ricordate?

La romantica The Shadow Of Your Smile (★★) nel ’65 e la più vivace ma non meno sentimentale Born Free (★★) nel ’66 anticipano la vittoria di Talk to the Animals (★★★), la filastrocca swing scritta per Il Favoloso Dottor Dolittle. The Windmills of Your Mind  (★★) sembra fin troppo attempata nel ’68, priva di una melodia memorabile come quella di Raindrops Keep Fallin’ on My Head (★★★★), aggiornata agli umori Folk del periodo, vincitrice del 1969.

Gli anni Settanta

Ancora nel Folk rimane For All We Know (★★), trionfante nel ’70, ma decisamente più innovativa è il Theme From Shaft (★★★★) di Isaac Hayes, un Funk/Soul da antologia che è anche il primo Oscar alla Miglior Canzone Originale dato a un nero.

Si tratta di una canzone completamente diversa dalle vincitrici precedenti, una rivoluzione per gli Oscar. The Morning After (★★) nel ’72 fece diversi passi indietro sulla linea del tempo, mentre la vincitrice del ’73, The Way We Were (★★★) è cantata dalla voce angelica di Barbra Streisand. We May Never Love Like This Again (★★) nel ’74 precede I’m Easy (★★★), una ballata che potrebbe essere di Cat Stevens e ha la serenità malinconica di certi Eagles, ma è cantata invece da Keith Carradine. La Streisand vince nel ’76 è la prima donna a vincere il premio con la ballata classica Evergreen (Love Theme from A Star Is Born) (★★), un brano che potrebbe essere di vent’anni prima. Un discorso analogo vale per You Light Up My Life (★), ma nel 1978 a vincere è Last Dance (★★★), cantata Donna Summer, un pezzo Disco in linea con le produzioni “nere” contemporanee. Un fuoco di paglia: It Goes Like It Goes è l’ennesima ballata Pop tradizionale (★).

Gli anni Ottanta

Il decennio si apre con la travolgente Fame (★★★★★), cantata da Irene Cara, un capolavoro del musical cinematografico.

Arthur’s Theme (Best That You Can Do) (★) di Cristopher Cross torna alla ballata, seguita a ruota da Up Where We Belong (★★), con la voce calda e avvolgente di Joe Cocker. Con Moroder alle musiche e di nuovo Irene Cara alla voce, Flashdance segna l’intero decennio e la storia delle colonne sonore con Flashdance… What a Feeling (★★★★★), premiata nel 1983. Un Pop più moderno, meno bianco e più Soul, è invece quello di I Just Called to Say I Love You, cantata da Stevie Wonder. Say You, Say Me (★★) se non altro segna il passaggio dalla ballata Pop tradizionale a quella a base di synth, tipicamente ottantiana, non meno stereotipata, anche considerando che è stata premiata nel 1985. Non brilla neanche Moroder, con Take My Breath Away (★★), canzone cantata in Top Gun.

Moroder-iana è la vincitrice del 1987, (I’ve Had) The Time of My Life (★★★), pur con un flavour più sudamericano.

Let The River Run (★★) anticipa un altro classico per bambini, la deliziosa musichetta caraibica di Under The Sea (★★★★), da La Sirenetta. Un raro caso di Calypso agli Oscar, una musica decisamente lontana dalle più banali ballate Pop. Si chiude così un altro decennio di premi.

Gli anni Novanta

L’ultimo decennio del Millennio si apre con Madonna che fa il verso agli anni ’30 con Sooner Or Later (★★), una ballata retrò che ha avuto dalla sua, probabilmente, il fascino nostalgico di un mondo ormai perduto nel tempo.

 

Disney indovina un’altra canzone da Oscar con Beauty And The Beast (★★) nel 1991, nello stile di Broadway di mezzo secolo prima: è la canzone più famosa della colonna sonora de La Bella E La Bestia. La doppietta con A Whole New World (★★) per Aladdin nel 1992 impone la Disney come protagonista del decennio. I brani diventano la colonna sonora di una generazione nata nella seconda metà degli anni ’80.

Delude lo Springsteen di Streets Of Philadelphia (★★), sedato e pensoso, comunque capace di interrompere il dominio totale Disney. Nel 1994 vince ancora il colosso di nonno Walt, con Can You Feel The Love Tonight (★★★), colonna sonora de Il Re Leone, un Pop educatissimo, romantico e colorato quanto basta di spunti etnici da mimetizzarsi nel film. Nel ’96 vince Colors Of The Wind (★), dal film Disney Pocahontas.

You Must Love Me (★) fa “vincere” il secondo Oscar a Madonna: in realtà la Regina del Pop canta e basta, quindi il premio è per Andrew Lloyd Webber. Il clamoroso successo di My Heart Will Go On (★★), cantata da Celine Dion, diventa un tormentone internazionale e vince il premio nel ’97, sospinta dal successo globale di Titanic. Il flauto della canzone diventa il più famoso della storia della musica popolare.

Dreamworks interrompe il dominio Disney con When You Believe (★) per Il Principe D’Egitto. Lo stile è quello, ultra-classico, maestoso, educatissimo della Disney, che evidentemente è molto apprezzato dalle giurie degli Oscar. L’arrangiamento è così tanto pomposo da rischiare un’involontaria parodia. Niente di preoccupante per Disney, che vince ancora nel ’99 con la canzone tratta da Tarzan, You’ll Be In My Heart (★).

 

Gli anni Zero

Things Have Changed (★★) apre il Nuovo Millennio: non è esattamente uno dei capolavori di Dylan, solo un’altra delle sue canzoni. Dinsey, insieme a Pixar, vince di nuovo con il Jazz d’antan di If I Didn’t Have You (★) anche se nel 2002 la vittoria di Lose Yourself (★★★★) di Eminem vede trionfare una delle migliori canzoni del periodo. Si tratta del primo brano Hip-Hop a vincere.

Into the West (★★) è il primo brano New Age a vincere, anno 2003: è divertente vedere come a Hollywood apprezzino gli stili musicali con qualche lustro di ritardo. La prima canzone latinoamericana a vincere è invece Al Otro Lado Del Río (★★), un brano dell’Uruguay. It’s Hard Out Here for a Pimp , la vincitrice del 2005, è un Hip-Hop sudista e con basi up-tempo: una di quelle ventate di contemporaneità che mancano troppo spesso in questa lista dei vincitori. I Need To Wake Up  (★★) è la prima canzone a vincere tratta da un documentario, Una Scomoda Verità: siamo nel 2006. Alla fine arriva a vincere anche l’Indie Folk con la toccante Falling Slowly (★★★), ma nel 2007 il trionfo di Jai Ho (★★), un brano da Bollywood, è un sintomo tardivo dell’importanza dell’Asia nel Nuovo Millennio.

Come per controbilanciare l’internazionalizzazione e lo svecchiamento delle canzoni vincitrici degli anni Zero, nel 2009 vince The Weary Kind (★★), un brano commovente nella tradizione Country.

Gli anni Dieci

We Belong Together (★★) è un altro Oscar per Disney – Pixar. Una buon giustificazione per la vittoria di Man Or Muppet (★) nel 2001: solo due candidati per il premio. 

La drammatica, cupa Skyfall (★★★★) cantata da Adele è una delle più grandi canzoni mai apparsa in un James Bond. Disney vince ancora con Let It Go (★★), la canzone tratta da Frozen.

Glory (★★), tratta dal film del 2014 su MLK Selma, vince il premio dopo molti anni di assenza di un artista nero: curiosamente, con un film dedicato a uno dei neri più famosi della Storia. Per il 2015 vince Sam Smith con Writing’s On The Wall (★★), sullo stile della Skyfall di Adele. Nonostante nel discorso di premiazione lo abbia sostenuto lui stesso, Smith non è il primo gay dichiarato a vincere l’Oscar: fra gli altri, ricordiamo almeno Elton John, nel 1995, con Can You Feel The Love Tonight.

Un paio di riflessioni

Un po’ come Il Festival Di Sanremo, anche gli Oscar soffrono di un ritardo nei confronti della musica che arriva nelle classifiche, che è a sua volta quasi sempre in ritardo con le innovazioni del momento. Saltuariamente, tuttavia, cosa che a Sanremo non succede praticamente mai, questo gap viene azzerato e arriva a essere premiato il Funk, la Disco il Crunk (un tipo di Hip-Hop recente) quando diventa famoso anche presso il pubblico.

Il decennio che ha premiato le canzoni che preferisco?  Gli anni Quaranta, anche se dovrei essere cresciuto con quelle degli anni Novanta. Se avessi guardato più film Disney negli anni ’90, però, sarei molto affezionato a quelle canzoni così orecchiabili e positive. Forse ho avuto un’infanzia di merda, sì. Il vostro?

Non ha mai vinto, ancora, un brano Metal, né uno House o Techno, né uno Reggae: come per tutto quello che riguarda gli Oscar, vince quello che è più amato negli USA. Il Metal avrebbe potuto forse fra anni ’80 e ’90, ma ha ormai perso la sua occasione. House e Techno sono ancora poco utilizzate nelle colonne sonore e meno ascoltate in US. Anche quando nuovi stili arrivano agli Oscar, sono versioni edulcorate e spesso banalizzate degli stili originali: una mano di vernice nuova su molti cliché della popular music, in primis la dedica d’amore eterno.

La vittoria più assurda? Io direi Isaac Hayes nel 1972, anche considerando come si è andato a vestire per cantare la canzone alla Cerimonia (il video lo trovate sopra). Poi un nero che suona Funk e vince un Oscar, sarebbe strano persino nel 2016.

Quali di queste canzoni sono le vostre preferite? Quali canzoni di film sono nel vostro cuore? Al posto di qusti, chi avrebbe dovuto vincere? (ne possiamo parlare anche su Facebook)

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