Jesus And Mary Chain – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Le migliori canzoni dei Jesus And Mary Chain

Da Glasgow in Scozia arrivano i Jesus And Mary Chain, anticipatori del suono dello Shoegaze, che coniano fondendo melodie sessantiane, psichedelia e scorie Punk e Rock. Mischiando Beach Boys, Beatles, Who, Byrds, Phil Spector, Velvet Underground, Stooges, Joy Division e Ramones la band ha segnato la musica degli anni ’80 fondendo creatività e orecchiabilità.

Psychocandy (1985) rimarrà il loro capolavoro, un mix di rumore e dolcezza, di malinconia e fracasso. I Velvet Underground si sentono forti in Just Like Honey, degna dei canti algidi dell’esordio con Nico, mentre uno spirito Punk, fra Stooges e Suicide, travolge The Livind End e la successiva Taste The Floor.

Il gioco è di contrasti e incoerenze, violenza e apatia, malinconia e fracasso, energia e depressione. Sulla scorta di questi brani, si sviluppa tutto il disco: vale di citare almeno la dolce filastrocca di Cut Dead, di nuovo à la VU & Nico; il Pop assordante di Taste Of Cindy, tributo distorto ai Ramones; Never Understand, i Ramones fusi con i Suicide in un incubo terribile; My Little Underground, un orecchiabile Pop sessantiano suonato con l’intento di perforare i timpani. L’idea della band è semplice ma influenzerà molte band degli anni ’90: fondendo cacofonia, psichedelia e melodia creano un Rock estremo eppure fruibile, stratificato e angosciante eppure semplice e orecchiabile. Pagano un forte tributo ai Velvet Underground, che tuttavia sono rivisti alla luce del Punk, del Post-Punk e, in un cortocircuito epocale, riletti con nuove dosi di melodie innocenti degne dei sixties.

Darklands (1987) elimina la vena cacofonica, sfruttando a pieno quella melodica. I brani sono anche interessanti nel loro spleen psichedelico e nel loro ritmo trascinante, ma non hanno la carica eversiva dell’esordio. La pensosa Deep One Perfect Morning e la più solare Happy When It Rains si aggiungono ai brani migliori, seguite da Nine Million Rainy Days.

Tolta la muraglia di suoni assordanti, tuttavia, le loro melodie Pop sono spesso solo orecchiabili (On The Wall, à la Lou Reed), la chitarra suona come tante altre del Pop/Rock e in definitiva la band perde quasi tutto il suo carisma.

Automatic (1989) è ancora più morbido e ormai smaccatamente ballabile, nonostante elementi Metal alle chitarre. Il canto è sempre più à la Lou Reed, gli stili sono numerosi ma rientrano sostanzialmente tutti nella tradizione Rock. Il robusto Metal da discoteca di Coast To Coast è un buon esempio di come l’opera possa essere ben confezionata, ma poco originale. Uv Ray è quasi Industrial Metal, Her Way Of Praying abbonda di fendenti assordanti, Head On è Disco-Pop-Metal d’alta classe: sono momenti curiosi, ma nessuno è memorabile.

Ad esempio Half Way To Crazy è davvero difficile da valutare senza sentire la somiglianza con Lou Reed, gli Who e quanto già proposto in Darklands. La chiusura fra drum-machine cacofonia assordante di Sunray contribuisce a confondere ancora di più un’opera che tenta varie strade, perdendosi in citazioni e tributi, esperimenti mai davvero coraggiosi, ritornelli risaputi.

Honey’s Dead (1992) è praticamente l’esordio, con tanto di chitarre fischianti, interpolato con il suono ballabile che è affiorato su Automatic e Darklands. Più che ai Velvet Underground, somigliano agli Stone Roses e anticipano i Chemical Brothers nell’opener Reverence, impasto di psichedelia, ballabile elettronico e chitarre distorte assordanti. Certo, in questo album i sussulti Rock, persino dall’anima Punk, si sentono, come in Far Gone And Out, col suo riff assordante di chitarra. Sugar Ray rievoca proprio Psychocandy col suo mix di Pop corrivo e violenza assordante delle chitarre. Rollercoaster spara un veloce Rock su melodie Pop standard, in un tripudio di immediatezza che lascia poco da ricordare, ma che è anche una buona sintesi dell’opera, spesso trascinante ma raramente originale. Chiude il fracasso à la Sister Ray di Frequency, ennesimo tributo ai Velvet Underground. Psychocandy viveva di contrasti lancinanti, tanto da far soprassedere alla banalità degli elementi che il contrasto lo delineavano: al quarto album, dopo sette anni, quel medesimo sound è riproposto con più enfasi sui ritmi, veloci e ballabili, e con meno spigoli cacofonici. Il fatto che sia, forse, il migliore loro album dopo Psychocandy è solo dovuto alla debolezza delle opere precedenti.

Stoned & Dethroned (1994) è molto più sedato, melodico, atmosferico. Ridotto a una veste semi-acustica, il loro Pop/Rock psichedelico è più banale che mai, pur se curato come i migliori prodotti mainstream. Volendo, si può salvare dal dimenticatoio Till It Shines.

Munki (1998) è un’opera più elaborata, fatta di 17 brani più Rock, divisa fra melodia e graffianti attacchi psichedelici e cacofonici. Birthday è uno dei loro brani migliori di sempre, una filastrocca degna dei primi Velvet Underground sommersa saltuariamente dalle distorsioni. Fra Cure e Sonic Youth si pone Fizzy, una delle loro melodie più riuscite e elaborate, mentre Moe Tucker ripesca ancora una volta i Ramones, deformandoli con una chitarra minacciosa e una voce femminile flebile: è un gioiellino degno dei loro incoerenti classici. La band prova anche strade completamente inedite, come nel Trip-Hop psichedelico di Perfume. Il lento strumentale à la Kyuss di Commercial li ricongiunge all’Hard Rock, Supertramp rievoca i Beatles del capolavoro Tomorrow Never Knows, ma nell’era dei Chemical Brothers e Man On The Moon consegna uno dei loro brani più epici in assoluto, arrangiato riccamente per distorsioni e piccola orchestra.

Il finale con I Hate Rock’n’Roll è un caos assordante degno di stare fra i loro brani più devastanti e chiude un’opera inaspettatamente interessante, che con qualche taglio avrebbe potuto essere una delle migliori del Rock del periodo e che si candida come migliore album della carriera dietro solo all’esordio.

.

.

.

Voti:

Psychocandy – 7,5
Darklands – 5,5
Automatic – 5,5
Honey’s Dead – 6
Stoned & Dethroned – 4,5
Munki – 6,5

Le migliori canzoni dei Jesus And Mary Chain

Annunci

4 pensieri su “Jesus And Mary Chain – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Mi fa piacere leggere i vostri commenti!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...