Sanremo 2016: NEGRA, Erma Metal e Soffrenera

Il link all’articolone sulla prima , terza e quarta serata. Qua il link alla finalona.

Il link alla pagina Facebook

La seconda seratona del Festivàl la potete seguire insieme a me da questo link

Copertina

L’apertura è sempre con Tony Sciacallo, con un nuovo spottone mascherato da anteprima. Solo 3 min. di attesa per rivedere l’eburneo Carlo Conti e poi (5 min.) parte la presentazione della prima Nuova Proposta: Chiara dello Iacovo, con Introverso. Mingherlina e divertente, è una Levante più demenziale. Minuta, allegra e pallida lei, mentre la seconda novellina è un colosso come Cecile (9 min.), una donna muscolosa camerunense, alta 20 centimetri in più di Carlo Conti e i muscoli di chi lo squat lo fa sollevando autotreni pieni di neutroni; questo gigante di muscoli e cattiveria si presenta con una canzone che si chiama…

…NEGRA! 

Ecco, uno dei momenti più belli della mia vita è sentire Carlo Conti, presentando una camerunense a Sanremo dicendo… NEGRA! Poi con questo sorrisone!

Immagine

Un momento surreale, dove il conduttore con un problema con i raggi UVA che sarebbe bene almeno ammettere denegra denigra una cantante. Poi ti aspetteresti di sentire cantare Cecile e invece al min. 11 arriva sul palco uno sconosciuto, che noi chiameremo per comodità Pasqualino Giuratrabocchetti, che è il macho cattivo aggressivo che rappa yo.

PASQUALINO

A 12:12 parte un coretto “troppo scuraaa” che per me è già da antologia. Il pezzo in generale è una brutta copia di “Make It Bun Dem” di Skrillex e Jr. Gong Marley, di cui riprende il ritmo pestato, la lentezza e qualche spruzzo Reggae ma ovviamente non rinuncia alla fottuta orchestrazione porca troia. Ma a me non interessa, neanche della scopiazzatura da due soldi, perché poi accade questo:

NEGRA

Mi sento emozionato così tanto, un’overdose di cattivo gusto che butta dentro parolacce, un urlo finale inutile, un tizio che non si sa chi sia e un testo che fa di tutto per provocare e generare un po’ di virale discussione sul Il Secolo XIX e Il Foglio. Quando poi non osavo chiedere di più, succede che arriva una nuova dose di trashapocalypse, con Pasqualino che non viene considerato da nessuno e…

z0xni

…finisce per andarsene senza che Carlo Conti ci dica neanche come si chiama davvero! Viene praticamente tagliato fuori dalla telecamera, nonostante il povero Pasqui tenesse il microfono in mano, emozionato, per poter fare anche lui il suo saluto agli amici del Bar “Frangipeti” di Strangolagalli, provincia di Frosinone. Invece nulla, l’oblio per lui (almeno finché non apro una pagina Facebook per ricordarlo). #CiaoPas!

Come l’anno scorso, ogni due Nuove Proposte arriva una eliminazione: stranamente viene eliminata NEGRA feat. Pasqualino, prosegue Chiara Dello Iacovo.

Dopo arriva Irama, uno che ha le piume alle orecchie e che propone “Cosa Resterà Di Questi Anni ’80” (min. 18) in un frenetico stile intimista, che si apre su un pianoforte essenziale, con una trovata fra cantautorato e supersonico spoken-word, uno che sta a Fedez come il lato B di Anastasia Ashley sta all’upskirt di Luciana Littizzetto.

A sfidare Irama c’è Erma Metal, la prima proposta Death Metal a Sanremo! FUCK YEAH! Sto già percuotendomi il petto come uno scimmione 8-bit (potrebbe essere anche una conseguenza di Anastasia Ashley)…

 

…quando scopro che si chiama ERMAL META e che la sua canzone non si chiama “Cathedral Of The Gomorran Phantom” ma “Odio Le Favole“. Sarebbe davvero inaccettabile, tuttavia, non ascoltare né commentare la sua canzone solo perché ormai ci sono rimasto malissimo. Tuttavia che mi fate, mi picchiate? (sì, sono gli ormoni sempre causati dalla Ashley). Poi che ve lo dico a fare, tanto ha vinto ovviamente Irama Ermal Meta, porca miseriaccia ladra!

Al rientro in studio (19 min.) le Salut Salon, quartetto di donne che si diverte a dimostrare quante cose divertenti si possa fare con gli strumenti classici di diversa dalla ballata orchestrale d’amore numero CAZZOBASTA, rallegrano il mortorio. Per scongiurare però che le cose diventino davvero divertenti, le mandano via subito, e spazio i vecchi, all’anagrafe o per merito.

Il primo “Campione” è Soffrenera Dolcenera (min. 35), una che se non sembra sul punto di piangere sembra non poter vivere: e se fosse solo drogata di collirio?

Immagine.png

Il pezzo, “Ora O Mai Più“, è una lagna dove lei fa sentire quella grinta da svendita di Groupon, e io rimango ipnotizzato principalmente dai suoi enormi denti, alloggiati in una bocca che apre più di una via di fuga nell’industria per adulti. Alcune sue espressioni ricordano le faccione tristi che disegnano i bambini, quelle talmente esasperate da essere caricaturali.

tOO MUCH BIRIGNAO.png

Al min. 40 Virginia Raffaele nei panni di Carla Fracci ci dimostra quanto possa essere efficace il suo trasformismo. L’ironia si fa più sottile, anche in linea con il personaggio: un mix di eleganza senile, autocompiacimento e elitarismo a casaccio. Il fischietto nella dizione è un colpo di classe, che completa una gestualità che funge da meccanismo comico infallibile.

Mandarino Mandarancio Tarocco Di Sicilia Clementino ci prova con “Quando Sono Lontano” (46 min.), che opta per un parlato/rappato, con quel pizzico di napoletano buono per il grande pubblico e un ritornello cantato che ha quel patetismo che si appiccica nelle radio. Praticamente abbiamo Clementino in rappresentanza di una ballata di Fedez. Non so quante possibilità possa avere (accetto suggerimenti!). Diventa un nuovo idolo, comunque, solo perché cita anche lui Gomorra, imboccato dai The Jackal.

Dopo giunge “Cieli Immensi”, cantata da Patty 67anni Pravo (min. 53), una ballata elegante di Zampaglione che lei gestisce malamente con una voce esanime. Qualcuno vocifera che sotto quel trucco, da qualche parte, ci sia qualcosa oltre alla polvere. Ma a Sanremo ha vinto Vecchioni (nome omen), quindi neanche lei è fuori luogo. Siamo in piena granny-apocalypse.

NIPOTI.png

Dopo 1 ora e 5 min. arriva Eros Ramazzotti, uno che si è bombato la Hunziker, la gnocca meno sexy del globo terracqueo. Una che ti ha fatto foto così…

…ma che appena la vedi in movimento, o ti fa delle espressioni scemotta da Dora The Explorer oppure ti recita con l’abilità di un cormorano eunuco. Ricordiamola tutti insieme nell’unico film che persino uno come Ceccherini può dire che fa cagare e saperebbe fare di meglio, Alex l’Ariete.

Dicevamo, Libido Jegermaister Durello Cynar Eros Ramazzotti fa un medley senza stupire, con la professionalità di uno suo pari, mica come #matelaricordigiannanannini. Poi, con grande furbizia, trova il modo di non scopare fino al 2044 dedicando alla moglie Marica “Più Bella Cosa” (1 ora e 14 min.), che però aveva scritto per la Michelle GnoccaMaGrazieNo Hunziker. A 1 ora e 18 scopriamo tutti che Conti ha una moglie niente male.

FIGACONTI

Poi blablabla nuova-canzone-di-merda e finalmente si può tornare alla gara, quando è passato appena appena UNA FOTTUTA ORA E VENTISEI MINUTI. Per fortuna a dare brio al tutto c’è il grande ritorno di LUI, infatti per la prima volta dall’inizio del Festival…

Grazie Nonciclopedia

Almeno Patty Pravo ha la scusante di aver soffiato a lungo sul brodo primordiale prima di poterlo mangiare, ma perché Valerio Scanu con “Finalmente Piove” sembra cantare una canzone nello stesso stile di un canuto ospite della clinica “Ultimi Giorni Felici” di Bassano Del Grappa? La cosa più paurosa è che questa ennesima ballatona straziante sull’amore potrebbe anche vincere, perché ha l’acuto, ha i violini e ha il cazzo di cantante che stringe i pugni per farci sentire come sente suo quel dolore che ulula dal palato. #NoMoreBirignao #BirignaoFreeFestival

Torna la spassosa Fracci (1 ora e 30 min.), sinceramente uno dei pochi momenti divertenti dei Sanremo da molti molti anni a questa parte. Molto meglio di Garbriel “Lazzaro” Garko che fa il cazzo di occhiolino ogni volta che presenta qualcuno.

Dopo c’è quella che cantava con Fedez nel pezzo che si capiva una parola su tre di quello che diceva (1 ora e 33 min.), all’anagrafe Francesca Pirelli Michelin Michielin che con “Nessun Grado Di Separazione” mi costringe a dire che un pezzo SENZA Fedez può essere persino peggio. Vestita da educanda, con un brutto calo di voce proprio quando rimane solo lei, a metà canzone. Si candida come la più imbalsamata sul palco, una classifica ardua da scalare qui a Sanremo per una ragazza del 1995.

OSTIA

Segue il momento commozione con Ezio Bosso (1 ora e 38 min.), un pianista sulla sedia a rotelle che ha trionfato sui social con frasi buone per Twitter. Quando inizia a suonare (1 ora  e 47 min.) ci troviamo davanti a una ballata per pianoforte non più originale di  un Giovanni Allevi, ma la sua performance commuove la sala e parla più al cuore che alle orecchie.

Il momento GIGALOL della serata è quando (1 ora e 47 min.) ho capito che Alessio Bernabei è l’ex cantante dei Dear Jack, anche loro in gara: praticamente non è un Festivàl ma una faida familiare. Afflitto da un grave caso di barbiere stronzo, canta una canzone à la Mengoni con quelle truzzate à la Jovanotti che fanno piangere quelle che non te la danno, ma con più scuole medie nel testo: un frasario buono per gli Eastpak delle biondine alle loro prime orge senza impegno.

SKRILLEX

Già mi immagino le scapole piene di “Noi siamo infinito“. Questa non vincerà, magari, ma sfonderà nelle radio e sarà negli ascolti su Spotify di moltissime ragazzine alle prese con la Prima Superiore.

Elio E Le Storie Tese ci riprovano con “Vincere L’Odio“, da guitti che perculano la televisione dall’interno. Non ve lo nascondo, è l’unica canzone che posso sperare di riascoltare per piacere personale, fuori dal supplizio della maratona sanremese. Questa volta, dopo “La Canzone Mononota” che ruotava su un’unica nota, la band opta per una supersonica suite che riassume varie epoche dell’easy listening, fatta solo di ritornelli dozzinali: è l’ennesimo schiaffo al pubblico di Sanremo, l’ennesimo sabotaggio dall’interno. Un puzzle di motivetti ispirati a vari successi del passato, un carnevale di micro-parodie da manuale. Vincitori morali. Vincitori per me, per quanto vale.

Quelli che non facevano ridere nella prima serata, non ci riescono neanche questa volta (2 ora e 6 min.), quindi arriva Ellie Goulding, una che a Sanremo la conosce il 3% del pubblico. Esibizione di plastica, uno spot di un pezzo, “Love Me Like You Do“, che non merita un decimo di questo share e di queste possibilità di diffusione. Il nuovo singolo, “Army” (2 ore e 13 min.) non fa meglio. Pubblico freddo, si va avanti.

Però quando non canta la Goulding…

Neffa (2 ore e 19 min.) ha tutta una sua storia rocambolesca, prima batterista Hardcore, poi Rapper seminale, quindi Signorina e duetti con Marracash. Questa volta si presenta con “Sogni e Nostalgia“, un pezzo con arrangiamento anni ’50 e maltrattato dalla sua poca voce. Meglio pensare a Nicole Kidman (2 ore e 23 min.), peccato che Conti le faccia un’intervista che al brio del miglior Fabio Fazio: elettrizzante come la fila alla posta quando la tua ragazza è a casa nuda legata al letto che ti aspetta.

Quando si ricomincia con le canzoni, arriva Annalisa (2 ore e 42 min.) con “Il Diluvio Universale“, ma è così tardi che neanche la sua voce potente mi sveglia, anche perché si tratta di una nuova ballata emotiva, con birignao in abbondanza, manco fosse una gara perversa al cliché gestuale più abusato. Per fortuna ci pensa la finta Carla Fracci a risollevare tutto (2 ore e 46 min.). Giusto una boccata d’aria prima degli #mateliricordigliZeroAssoluto, novelli Righeira con “Di Me E Di Te“, un’eone in ritardo e con un decimo delle idee di “Vamos A La Playa”. Una porcheria che, anche lei, prova a fare leva sulla poetica del Fabio Volo del Pop, Lorenzo Cherubini Jova Jovanotti.

Riassuntone (2 ore e 53 min.) poi Nino Frassica fa un’intervista doppia con Gabriel Garko (2 ore e 56 min.): un pizzico di ironia surreale, troppa poca e troppo tardi. Frassica recita anche “A Mare Si Gioca” (3 ore e 3 min.), un raro momento di dramma non patetico (tranne la voce dei bambini alla fine), che usa l’ironia ma parla di un tema mai così serio come l’immigrazione. Se l’avesse fatta Roberto Benigni ci sarebbero i ministri a lanciargli le mutande, le lauree nelle Università e Fabio Fazio ci avrebbe fatto uno speciale di 2 puntate, coronato da una recensione di Mollica entusiastica.

FRASSICA

Tornano le Salut Salon, niente male (3 ore e 8 min.), ma è più interessante il cubismo umoristico di Rocco Tanica (3 ore e 12 min.), peccato sia stata relegato a MEZZANOTTE E TRENTUNO. Va peggio con il pingue Antonino Cannavacciuolo (3 ore e 18 min.), con un eloquio divertentissimo, simile a quello di un ultraottuagenario al ralenti che narra dei suoi problemi di sciatica intervallando ogni parola con un attacco narcolettico. Meglio pensare alla classifica finale (3 ore e 23 min.). Come nella prima serata, quelli verdi sono tranquilli, gli altri “a rischio”.

classificona

Domani l’articolone sulla Terza Serata, quella delle cover. Sarà durissima arrivare in fondo, ma con un po’ di aiuto ce la posso fare: quindi commentate, lasciate immagini di Anastasia Ashley qua sotto o sulla pagina Facebook e fate girare l’articolo come J-Ax farebbe girare l’ingranaggio di un elvoventimetro!

E voi, siete rimasti impressionati da Patty Pravo? State seguendo Sanremo solo per sentire i The Jackal cosa riusciranno a far dire ai cantanti in gara? Volete che NEGRA venga rispescata solo per vedere l’effetto che fa? O siete ancora a fissare la foto della Hunziker?

Il link all’articolone sulla prima , terza e quarta serata

Annunci

2 thoughts on “Sanremo 2016: NEGRA, Erma Metal e Soffrenera

Mi fa piacere leggere i vostri commenti!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...