Sanremo 2016: Morgan afono, Lampadari cantanti e Cagotto Garko

Il link all’articolone sulla seconda, terza e quarta serata. Qua il link alla finalona.

Il link alla pagina Facebook

Copertina

Sette anni fa ho acceso una candela al buio, davanti a uno specchio e recitato il testo di Stairway to Heaven al contrario 3 volte, per far comparire dinanzi a me il Diavolo. In una nube sulfurea egli è apparso, chiedendomi quale desiderio chiedessi in cambio dell’anima. Io, tuttavia, l’avevo già ceduta ad altri demoni qualche mese prima, ma ero già un ottimo negoziatore. Lo convinsi a garantirmi un servizio online dove per pochi euro puoi ascoltare milioni di brani, una piattaforma dove guardare film e serie tv online senza spendere un capitale e il ritorno di Twin Peaks. Lui mi ha dato Spotify, Netflix e su Twin Peaks ci sta lavorando (dice che è stato impegnato, s’è rotta la lavatrice, “guarda non puoi capire che inferno”, “quando serve un demone-idraulico non lo trovi mai” ecc). Io, privo di anima da elargire, ho promesso di seguire Sanremo, minuto per minuto, dal 2011 fino all’eternità. Accompagnati in questa avventura, datemi un po’ di incoraggiamento e diffondete a amici e parenti la storia della mia triste dannazione.

Potete seguire tutto questo articolo, minuto per minuto, seguendo questo video qua

La prima serata di Sanremo 2016 si apre con l’anteprima di Tony Sciacallo che intervista Carlo Conti, in un momento tanto interessante che quando scopri che è l’ennesimo spot a sorpresa pensi solo che è meglio il tequila kamikaze.

Al terzo minuto parte il momento necrofilia, con un elencone di tutti i vincitori di Sanremo dagli albori. SPOILER, Domenico Modugno è più moderno di Arisa e ha vinto così tante volte che potevano chiudere tutto quanto dopo di lui o chiamarlo festival di Modugno. Ah, ha vinto anche Iva Zanicchi, DUE VOLTE, quella che cacava in diretta: la qualità.

Al nono minuto Massimo Ranieri è ormai prossimo alla disidratazione. Al minuto 11esimo tacchete i Jalisse, dopo Anna Oxa bisunta, #matelaricordi Alexia e Marco “Happy” Masini, famoso per canzoni con le parolacce e la peggiore cover di sempre.

Fa riflettere che abbiano vinto anche la canzone sui piccioni di Povia e una canzone terribile di quella grande istigazione all’onanismo di Lola Ponce con l’uomo col nome più bello di sempre, se sei un personaggio della Melevisione: Giò di Tonno.

Una rara foto di Giò di Tonno

Vi ho risparmiato l’elenco infinito, ma a ben guardare gli ultimi anni sono fantasmagorici, e quindi permettetemi un po’ più di dettagli. Al min. 13esimo vediamo come nel 2009 vinca Marco Carta, insieme a Tiziano Ferro facente parte del piccolo circolo dei cantanti-materiale. Nel 2010 trionfa Valerio “Lake Fuck” Scanu, uno che poi è diventato famoso perché si traveste da altri a un altro programma dell’ubiquitario Carlo Conti. Non a fine carriera, tipo 5 anni dopo aver vinto Sanremo ha fatto questa fine: si traveste nei programmi senili della Rai, quelli che guarda mia madre mentre sparecchia e ripensa nostalgicamente alle miserie dell’esistenza.

Anna “Scanu” Oxa

Nel 2011 (min. 13) ecco Roberto Vecchioni, con una canzone che ripete così tante volte Amore da farmi pensare che abbia vinto per quantità sugli altri concorrenti.

Vecchioni: “Ma sai che, io lo dico 40 volte Amore, tanto è come il nero, sta bene su tutto”
Manager: “Ma se ne rendono conto, Roberto, mica il pubblico si limita
a ascoltare due parole di sfuggita e a mandare SMS manco si trattasse
di votare per la messa in onda o meno della gangbang di Rihanna con
tutti i tronisti di Amici!”
Vecchioni: “Se vinco però mi compri 50 euro di goleador”

A ragliare nel 2012 c’era Emma Marrone, compressa in un vestito che l’eleganza di una gara di peti. Marco Mengoni nel 2013 ci fa tornare virtualmente al 1965, seguita da una Arisa altrettanto attempata e infine LORO, il gruppo flop del 2015, IL VOLO, che poi è stato il volo che farebbe un paraplegico gettato da una rupe: veloce, penoso, rovinoso, da consegnare a immediato oblio.

Dopo 14 min. possiamo iniziare a guardare cosa succede nel 2016, ma siamo già partiti male: a riguardarsi indietro ci si rende conto della pochezza del sedicente “Festivàl della Canzone Italiana”, di come non abbia saputo rinnovarsi in oltre sessant’anni. Dopo un montaggio di interviste che ritarda la partenza di una puntata già colossale (SPOILER, dura 3 ore e 24 minuti). Quando arriva Patty Pravo e ti dice (min. 19) che è a Sanremo per festeggiare i 50 anni di carriera, capisci che la parola d’ordine è sempre una: NECROFILIA!

Patty Pravo vista da The Jackal

Sono passati VENTICINQUE FOTTUTI MINUTI quando si vede finalmente l’Ariston. Omaggio a Bowie che è poco più che un compitino, poi arriva il primo, Lorenzo Fragola (min. 29), con “Infinite Volte”, una ballata orchestrale di una noia assassina e un falsetto incerto che sembra il parto di un sessantenne e non di uno che ha iniziato a tagliarsi la barba sei mesi fa.

Salutate tutti Lorenzo, da bravi!

Arriva Madalina Ghenea (min. 34), la quota di patonza del festival, una rumena che decide di partire raccontando la storia strappalacrime del suo passato povero e triste. Ma tanto uno poi googla il suo nome e non presta più attenzione.

Presenta Noemi, con “La Borsa Di Una Donna“, una canzone che parla di Tampax e trucchi una donna e le sue emozioni. Hashtag d’obbligo:  #femminicidio #luteroèmioemelogestiscoio. Noemi potrebbe essere una delle papabili per la vittoria, considerando che, pur addomesticato, il suo è un Pop che a Sanremo suona rivoluzionario solo perché non dice “ti amo amore mio, mio sole, ecco una canzone *segue acuto di 8 secondi* * seguono violini*”.

Arriviamo a uno dei casi della serata, ovvero quei geni di The Jackal che riescono a convincere Noemi a dire “Sta senza pensier‘” (una citazione di Gomorra – La Serie) e lei lo fa davvero, dopo la canzone. Un momento raro di umorismo contemporaneo in un ambiente dove lo slapstick di Stanlio e Olio è considerato oltraggioso!

Carlo Conti introduce quindi Virginia Raffaele (min. 41), nei panni di Sabrina “artiggiani della gualità” Ferilli. Un’ironia basata principalmente sul culo di Carlo Conti e la cacarella. Dopo arrivano i Dear Jack (min. 47) con un cantante diversamente colorato nuovo e “Mezzo Respiro“, che sarebbe scorretto e infantile nonché anacronistico prendere bonariamente in giro per la pigmentazione della pelle e quindi possiamo dire che canta con fiato discontinuo una canzone chiassosa e banale, con quelli della band che si sforzano di farci notare che ci sono anche loro e rompono le palle al cantante.

A voler prendere in giro Sanremo, a dire che è pieno di vecchi e animato da una passione insana per l’anzianità, uno può pensare che si scherzi, che si esageri. Poi al 50esimo minuto arriva Giuseppe Ottaviani, che ha la tenera età di UN FOTTUTO SECOLO! Segue il video imbarazzante di un anziano maltrattato dalle piste di atletica. Giuseppe poi tira fuori un foglietto dove si è scritto le risposte da dire, che forse forse potrebbero essere non così spontanee. Quel poco di sospensione dell’incredulità scompare: sappiamo che è tutto preparato, ogni parola e ogni gesto, ma così ce lo mettete davanti agli occhi e non si può fare a meno di mandarvi a cagare. Soprattutto, capite che quest’uomo non ha più la possibilità di memorizzare niente, è come un hard disk di un adolescente dopo che ha ricevuto 1 mese di abbonamento su Brazzers.

oTTAVIANI.png

Poi, il primo grande momento di imbarazzo empatico: Giuseppe Ottaviani che canta Vecchio Scarpone (min. 57), il raro esempio di un maltrattamento in diretta di un anziano, praticamente un caso di snuff movie in diretta nazionale.

Una scarica di feromoni anticipa l’arrivo di Gabriel Garko (min. 59), che ricordiamolo è uscito illeso da un’esplosione nel suo appartamento a inizio Febbraio e che quindi, giustamente, è stato considerato dal fior fiore del giornalismo da defecazione come una sorta di Cristo bonazzo ritornato dall’aldilà. Potrebbe strappare le mutande a ogni MILF d’Italia con la sola forza dello sguardo, ma oltre a questo passerà alla storia per le gaffes e per il cagotto.

Voglio bene anche a voi, lettrici (:

Dopo 1 ora e 2 min. arrivano Giovanni Caccamo e Deborah Iurato, con lei vestita come un abat-jour di fine Ottocento. La canzone, “Via Da Qui“, ha il brio di un raduno di appassionati di numismatica ed è l’ennesima canzone d’amore sofferta dove il cantante si tocca il petto in segno di trasportata sofferenza.

Abat-jour al seguito

Quando arriva Laura Pausini (1 ora e 7 min) ci sommergono con le cifre di vendita mondiali, le posizioni nelle classifiche e tutto il resto, dimenticando la famosa storia delle mosche.

lAURA lAMPADARIO.png

Lei è vestita come un lampadario (dev’essere una moda) e canta successi su successi, peraltro molto meglio di tutte queste mezze cartucce made-in-Maria-De-Filippi, ma tanto io la ricorderò per sempre per MIPIACECANTARECAZZO, il video in cui smatta come l’ultima adolescente che se la tira regalandoci un momento trash inarrivabile.

Dopo aver vestito la giacca di Sanremo 1993, un altro grande momento di nostalgia necrofila, con Laura Pausini ’16 che canta con Laura Pausini ’93, per dimostrare che non è cambiato nulla e l’importante è guardare indietro. Parte così (1 ora e 18 min.) l’ennesimo siparietto deficiente in cui si fa finta che sia tutto improvvisato, falso come la tua ragazza che ti dice che ha mal di testa ma poi conosce a memoria il pene di mezza Bergamo. La Pausini finisce con “Siamo tutti uguali e dobbiamo proteggerci, non dividerci” (1 ora e 26 min.), a un livello di banalità fra “Fate la pace non fate la guerra” e “Non è il freddo, è l’umido il problema“.

Sono passati 90 minuti quando arrivano gli Stadio, un gruppo che è stato importante in Italia quando io nemmeno ero nato e gli amanuensi erano sulla cresta dell’onda. La loro canzone,  Un Giorno Mi Dirai, spicca per grinta e trasporto emotivo, con un Gaetano Curreri che pialla buona parte dei cantanti con un’ugola d’eccezione, che impreziosisce un brano da ricordare anche per gli inserti di sintetizzatore, uno strumento che a Sanremo è considerato alla stregua dell’automobile alla corte di Assurbanipal: talmente futuristica da apparire incomprensibile. Si vocifera di persone che hanno avuto visioni mistiche a base di Gigi Dag nel pubblico.

L’inventore del “Lento Violento”

A 1h e 35 min Garko ci avvisa che ha il già citato cagotto, ma il suo principale problema è che non riesce a fare nulla senza leggere e non ci legge neanche con gli occhiali, orribili, che si è messo addosso. Introduce Arisa con Guardando Il Cielo, con un motivetto leggero con un testo fra Fabio Volo e l’ennesimo momento sentimentale con acuti buttati a casaccio qua e là pur di far vedere che scali un’ottava o due. Visto che la musica è quel che è, ovvero innovativa come il Tempo, meglio soffermarsi sul vestito con cui Arisa si presenta, l’equivalente visivo di un incubo di Lynch scritto a quattro mani con uno stilista sadico. Furbamente non le fanno vedere la gonna-rete per buona parte del tempo, ma quando la vedi…

aRISA

Dopo arrivano Aldo, Giovanni e Giacomo, con uno sketch reciclato da Tel Chi El Telun (1 ora e 42 min.), uno show andato in onda anche su Canale 5 nel 1999: chi è nato in quelle sere ha probabilmente già perso la verginità o ci sta provando disperatamente.

Arriva sul palco (1h e 54 min.) Enrico Punk-Prima-Di-Te Ruggeri, uno che si era presentato a Sanremo nel 2002 con La Balalaika Primavera a Saravejo, una canzone che aveva il principale pregio di ripetere per tre dozzine di volte il nome di uno strumento di merda.

Questa volta si va per il titolo originale: “Il Primo Amore Non Si Scorda Mai”. Previsto a Sanremo 2025 “Quando hai sete non c’è niente di meglio dell’acqua” e a Sanremo 2046 una “Venezia è bella ma non ci vivrei”. Quell’iperticotico di Enrico parte un po’ sottotono, poi si scopre che un po’ di carica Rock l’ha conservata. Peccato per la banalità del testo, un pezzone che ha comunque un coinvolgente andamento leggermente “in levare” e un cazzo di assolo di sintetizzatore: andiamo avanti così e nel 2150 un cyborg-Ruggeri ci stupirà con un bass drop da manuale.

Poi Aldo, Giovanni e Giacomo fanno un’intervista dove ci dimostrano quanto sono incredibilmente invecchiati (1h e 59 min.). In tutti i sensi: perché le loro gag sono spassose come un etto di peli pubici nel brodo e perché sembra di assistere a tre amici che parlano fra di loro di prostata ingrossata e dell’annosa scelta sul dove far disperdere le proprie ceneri.

aLDO

Poi arriva il miracolato Gabriel Garko e parte, incredibile, lo spottone sulla Liguria, una pubblicità in piena regola buttata a tradimento, con tanto di bambine-Shining che ti berciano in faccia: tocca svegliarsi, quindi con un mugugno ricomincio a prestare davvero attenzione a quello che succede.

SHINING

Con una dizione da Paperino, Gabriel “Redivivo” Garko scoperchia la bara dei Bluvertigo, che presentano “Semplicemente”, un titolo che da subito si presta a una particolare recensione:

– Semplicemente imbarazzanti
– Semplicemente afono, Morgan
– Semplicemente non sei Battiato
– Semplicemente non ha senso suonare il basso tipo Metallica, se non si sente nulla
– Semplicemente il sax non ci azzecca una minchia
– Semplicemente fare quei versi da mago Silvan alla fine è patetico

Torna Virginia Raffaele nella parte di beatochissòfàrsofà Sabrinona nazionale. Le battute sono così divertenti che per ammazzare il tempo mi informo sull’eziologia della fascite necrotizzante. Quando partono le “osterie” non siamo al livello nazionalpopolare, siamo a livello di un rutto fatto col megafono.

Staccone pubblicitario e arriva Elton John, anzi SIR Elton John (2 h e 16 min.), che s’è mangiato tutta la discussione sui diritti civili. Minchia, se non dici in continuazione SIR quando parli di Elton John potrebbero collassare tutte le stelle dell’Universo, perché Carlone si preoccupa di sottolinearlo manco ci fosse un cecchino pronto a fargli esplodere le gonadi appena omette il titoletto nobiliare.

Conti, disperato, costringe il pubblico a una standing ovation in anticipo: quando si dice pisciarsi sulle scarpe. Interessante anche notare come per Conti il merito di un artista si misuri sempre e comunque in copie vendute, un po’ come si faceva nel 1998. Guardare Sanremo è come andare in uno di quei paesini del Sud dove non è arrivata l’ADSL, i matrimoni durano ancora 18 ore e le donne sono ancora tutte casalinghe che sfornano teglie ricolme di carboidrati e colesterolo ogni domenica. Tutto è così antiquato che fa imbarazzo.

SIR Elton John, per tenere fede al format, propone alcuni dei suoi più freschi successi: “Your Song”, un pezzo di 46 anni fa, e “Sorry Seems to Be the Hardest Word”, che invece è una giovincella di 40 anni. Al piano, al quale il SIR è un maestro che lèvati, ripropone queste ballate come sarebbe stato consono nel Sanremo 1980. Peccato che ormai la seconda canzone sia completamente sputtanata, dopo averla suonata con, porca troia, i Blue. A questo punto fai un remix Hip-Hop di Your Song con Fedez e finiamo di rovinarci.

Conti, visto che si rischia di finire prima dell’alba, prende tempo e saluta le eleganti donne acqua-e-sapone nel pubblico.

sARATOGA

Segue un momento di imbarazzo con una coppia di sposini che parte con una gag troppo lunga (2h e 30 min.) per essere anche divertente e con un Gabriel Garko che ci fa ri-sapere che ha la cacarella.

Sale sul palco di Sanremo il grande Rocco, tira fuori il manganello e bastona la prima fila, intendo Rocco Hunt, in quota dialetti (2h e 35 min.). Il pezzo è insolitamente vivace, lontano dalle lacrime melodrammatiche di quelli che poi vincono: dopo Elton John e il suo stile granny-porn sentire qualcuno rappare e saltare fa venire il dubbio che Conti possa salire sul palco e pestarlo. Quando alla fine urla “svegliaaaa” parla a una sala che è sempre minacciata dal minaccioso processo di mummificazione.

Per fortuna arriva Madalina Ghenea, in uno spassoso siparietto dove dimostra di conoscere molte lingue. _____________________________ (inserite voi la battuta, nei commenti) #maicosìinterattivi #innovazionenano #troppo2.0

Arriva Irene Fornaciari con Blu (2h e 42 min.), ma per non ascoltare l’ennesima ballata accattivante come un film di Sasha Grey censurato opto per la posizione fetale e la vasectomia fai-da-te. Siamo a dieci minuti dalle tre ore quando arriva il falso Stromae Maitre Gims, un tizio che quando canta sembra avere i brividi da febbre e soffrire cronicamente di un grave problema di ebbrezza molesta. Si presenta con gli occhiali da sole a MEZZANOTTE E UN FOTTUTO MINUTO.

MAITRE.png

Dopo 3h e 4 minuti, stremato, sono ringalluzzito solo da Kasia Smutniak, non tanto per la loro noiosa intervista-pubblicità per un film che si appresta essere una cagata fantozziana, quanto perché mi ricordo che googlare Kasia Smutniak dà sempre le sue soddisfazioni.

Riassuntone noioso e infine classificona provvisoria (3 h e 20 min.). Quelli su sfondo verde stanno tranquilli, gli altri sono a rischio eliminazione.

classifica.png

I commenti per ora sono superlfui, avremo modo di riparlarne con calma, tanto seguiremo insieme tutte le puntate di questo Sanremo 2016.

Se volete aiutarmi a superare questa fatica erculea di guardarsi ogni singolo minuto e commentarlo per il vostro ludibrio, potete anche venire a farmi visita su Facebook, nella pagina dove posto anche foto deficienti su Sanremo e altre cretinate a tema.

Voi l’avete visto?  Cosa vi ha fatto inorridire di più? Quanto avete resistito? Secondo voi chi vince?

Il link all’articolone sulla seconda serata

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8 thoughts on “Sanremo 2016: Morgan afono, Lampadari cantanti e Cagotto Garko

  1. Segue un incontrollabile tentazione di presentarsi al Festivàl vestito da abat-jour cantando “ti amo amore mio, mio sole, ecco una canzone *segue acuto di 8 secondi* * seguono violini*” toccando il cuore (quello di Gabril Garko) e poi, all’irrompere del sinte”equellochecazz’è?”tizzatore mettere una mano sul pacco (quello di Aldo) e mostrare le diapositive del pene di mezza Bergamo.
    Comunque diciamocelo: Non è il freddo, è l’umidità il problema! E poi… se solo riuscissimo ad amarci e restare uniti.
    P.s. Io punto sulle bimbe di Shining come vincitrici e sulla scagotta di Gabrile come tema musicale (con “prot” di sintetizzatori) per il prossimo film di tarantino.

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  2. Antonio ha detto:

    Da notare il minuto 2:14-2:24″fate piano per favore sono in dormiveglia”come ad attendere qualcosa,e infatti saltella infogato quando riceve la notizia di un imminente pompino in regalo

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