Wyclef Jean – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Le migliori canzoni di Wyclef Jean

Wyclef Jeanelle Jean è un musicista Hip-Hop haitiano che ha fatto carriera anche come attore e che si è proposto persino come politico (nel 2010, senza successo). Traferitosi negli USA a 9 anni, ha portato con sé il dramma dell’emigrazione. Già attivo con i Fugees, di cui era forse il membro più importante, ha fatto seguire alla carriera con la band una lunga carriera solista dove ha cercato di riassumere numerose e disparate influenze, creando nel migliore dei casi un bignami di musica “nera” che riunisse Soul, R’n’B, Hip-Hop, Reggae e musica caraibica. In un continuo tentativo di allargare i confini stilistici, Jean non ha disdegnato di avvicinarsi anche al Pop ed al Rock, spesso tramite cover-tributo reinterpretate nel suo stile camaleontico. In un certo senso, si può considerare il suo stile come un’evoluzione di quello degli Arrested Development, lontano dalle pose Gangsta e dagli stereotipi dell’Hip-Hop “duro e puro”.

L’esordio The Carnival (1997), a cui collaborano anche gli altri Fugees, rimarrà uno degli apici della carriera nel suo sovrabbondante mix stilistico, onnivoro ed incorreggibile. Pur fiaccato da prolissità e brani minori, è qui racchiusa tutta l’arte di Jean, la sua capacità di mischiare vari elementi in un amalgama orecchiabile ed al contempo molto creativo. Apocalypse apre con una voce d’opera, in un Hip-Hop che richiama la Paparazzi di Xzibit. Guantanamera è il primo esempio delle sue eclettiche cover-tributo: il classico cubano viene stravolto in una versione Hip-Hop/Soul. Un richiamo al sound dei Fugees in Anything Can Happen e l’emozionante Gone Till November, Hip-Hop con arrangiamento orchestrale, indovina un altro momento da antologia. Uno dei momenti più alti è Sang Fézi, in parte in creolo haitiano, è un Folk/Hip-Hop che vede collaborare Lauryn Hill. Lo stravolgimento dei Bee Gees in We Trying To Stay Alive anticipa il commovente Folk/Blues di Gunpowder, con momento di intensità Gospel più che Soul. Il Reggae per distorsioni di chitarra di Jaspora, ancora in creolo haitiano, conclude i brani maggiori. Variegato e multilinguistico, The Carnival appartiene all’Hip-Hop solo parzialmente, è più un intrigante esercizio sulla musica popolare, frullata e riproposta con creatività da un artista prolisso ed un po’ dispersivo, ma talentuoso, che intrattiene e commuove con la stessa abilità. L’album vende più di 5 milioni di copie.

The Ecleftic -2 Sides II A Book (2000) riprende la formula di The Carnival, ampliandola ancora di più. Kenny Rogers dà una mano in Pharoahe Monch Dub Plate, aggiungendo il Country al mix con ottimi risultati. In generale i brani più tipicamente Hip-Hop sono fra i più trascurabili nella discografia, ma Thug Angels è una gradita eccezione, con il suo ritmo nervoso. La toccante 911, con Mary J. Blige, è una delle più grandi ballate Hip-Hop di sempre, con un Jean che con la voce si inerpica in falsetti stratosferici, mettendo il cuore sul piatto. Perfect Gentleman si avvicina al ballabile da discoteca, orecchiabile ed accattivante in ogni suo elemento, dal rap fulmineo, al ritornello-filastrocca, agli archi sullo sfondo. Si chiude con una cover, stravolta come sempre, di Wish You Were Here. Questa volta l’album è ancora più prolisso e si è forse persa la freschezza dell’esordio ma, sapendo pescare, ci sono ancora diverse cose da salvare.

Masquerade (2002) sembra a corto di idee, arretrato su un Hip-Hop più canonico e meno variegato. L’inno anti-gangsta di 80 Bars e l’aggressiva title-track, che rievoca il ruggito di KRS-One. La cover di turno è Knockin’ On Heaven’s Door, forse un po’ sotto le altre degli album precedenti, meglio il Reggae/Rock di No More War. Se nei primi due album la dispersività era giustificabile, però, qui inizia a diventare irritante.

The Preacher’s Son (2003) ricorda i primi due per l’affollamento di stili e di idee gettate nella mischia. Brani mutanti come Party To Damacus, inarrestabile e trascinante ed una Three Nights In Rio fra Hip-Hop e Folk caraibico (con tanto di Carlos Santana) si affiancano all’Hip-Hop più tradizionale ma comunque impreziosito dai cori di Next Generation, con spunti Funk. Party By The Sea è un nuovo tributo alla musica caraibica, portata a nuova vita da Jean. Non c’è molto di nuovissimo, come sempre c’è prolissità da vendere, ma è comunque un album migliore di Masquerade.

Greatest Hits (2003) riassume bene la carriera fino a questo momento. Welcome to Haiti: Creole 101 (2004) è un tributo alla musica caraibica, fra curiosità e stravaganza.

Carnival Vol. II: Memoirs of an Immigrant (2007) torna all’esordio, un decennio preciso dopo. L’idea di base è la medesima, una fusione multistilistica a base di Hip-Hop. Riot contiene sia Serj Tankian dei System Of A Down che momenti Reggae, oltre all’Hip-Hop. Altrove si accenna al medioriente (Welcome To The East), si collabora con Paul Simon (Fast Car) e Norah Jones (Any Other Day), si mischia Hip-Hop e Bollywood (Hollywood Meets Bollywood) e si rievoca la vibrante emotività del passato (Heaven’s In New York). Touch Your Button Carnival Jam (13 min.) tenta persino una composizione di dimensioni epiche, ma gira troppo spesso a vuoto. Nonostante la ricchezza di musiche differenti, poco o nulla è memorabile e chi scrive non trova un motivo per preferire questo album all’esordio.

From the Hut, to the Projects, to the Mansion (2009) è un concept album basato sula storia di un alter-ego di Jean, Toussaint St Jean, basato sul rivoluzionario haitiano Toussaint Louverture. Venato di tematiche politiche e sociali, è un album meno divertito dei precedenti, più tipicamente Hip-Hop, pur con spunti Reggae (We Made It) o House (Robotic Love). Si ricorda il Pop-Hop di Suicide Love, ma niente di sensazionale.

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Voti:

The Carnival – 7
The Ecleftic -2 Sides II A Book – 6
Masquerade – 5
The Preacher’s Son – 5,5
Greatest Hits – 7,5
Welcome to Haiti: Creole 101 – 5
Carnival Vol. II: Memoirs of an Immigrant – 5
From the Hut, to the Projects, to the Mansion – 4,5

Le migliori canzoni di Wyclef Jean

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