Haken – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

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Playlist di brani selezionati degli Haken

Gli inglesi Haken sono una formazione divisa fra il Prog-Rock ed il Prog-Metal, che riprende sia dalla tradizione inglese dei ’70 che da più recenti emanazioni in ambito Metal, soprattutto guardando ai celebri Dream Theater.

L’esordio Aquarius (2010) è un’album che ha una bellezza classica, fatta di forme melodiche educate e canoniche, nobilitate da arrangiamenti sontuosi. Solo a tratti, da queste strutture fluide ed equilibrate, ornate di assoli e melodie, affiora uno spirito più imprevedibile, che include momenti circensi e persino qualche momento di canto in growl. The Point Of No Return, 11 min. e mezzo, contiene entrambe le tipologie di stravaganze e funge da manifesto dell’opera. Altri brani lunghi e complessi, sempre eleganti e vicini al Prog-Rock ma con spunti Prog-Metal, seguono questa opener-manifesto. Aquarium (11 min.) in particolare mostra quanto possa diventare levigata ed elegante la loro musica, fino al limite di una composizione formalmente impeccabile ma senza nulla che mostri un pizzico di irruenta creatività. Eternal Rain prova una soluzione più spettacolare e più Metal. Drowning In The Flood (oltre 9 min.) funge da efficace fusione delle due anime, fra compostezza e irruenza. Il finale con Celestial Elixir (17 min.) è al contempo un esercizio virtuoso, un gioiello melodico e un tributo al Prog-Rock ed al prog-Metal. Il limite di questa musica elegante, classicamente “bella”, vicina a canoni estetici del passato, è quando gli sviluppi lenti, le melodie ariose, le variazioni finiscono più per rievocare fantasmi del passato che proporre qualcosa di davvero nuovo. Sicuramente la sintesi di Prog-Rock e di certo Prog-Metal che fanno è affascinante ma qualche momento circense ed un po’ di growl non eliminano la sensazione che si tratti più di una rilettura enciclopedica, più che di vera creatività. E però, s’intenda, è una delle riletture più affascinanti di queste tematiche che si possa ascoltare negli anni ’10.

Visions (2011) aumenta le dosi Metal aprendo con virtuosismi e spirito epico grazie ad un’overture maestosa come Premonition, sinfonica, classicheggiante e possente contemporaneamente. Alcuni brani più brevi sono più peculiari: Portals è una composizione strumentale degna dei più funambolici Dream Theater; Shapeshifter (8 min.) è epica come un Townsend particolarmente melodico. L’attenzione è però rubata da Visions (22 min. e mezzo), un portentoso mix di tutte le loro anime, con ampio spazio a quello stile circense e cartoonesco che è poi la loro parte più creativa e stravagante. Questa suite estesa è quanto di meglio la formazione abbia composto finora, un compendio della loro arte, con importanti aggiunte di elementi originali. Tanto basta a porre l’intero album una spanna sopra all’esordio, nonostante l’altro brano esteso, Nocturnal Conspiracy (13 min.), non riesca a mostrare personalità.

The Mountain (2013) è un album ambizioso, più intimista e meditativo, con un sound in buona parte affrancatosi dai classici del Prog-Rock verso un Prog-Metal pieno di stravaganza, come per esempio nel gioco a più voci che orna la spettacolare marcetta di Cockroach King (8 min.), un capolavoro di inventiva sul canovaccio del Metal pomposo.

Ma anche la più canonica Atlas Stone (7 min. e mezzo) nasconde un sound amosferico, un portentoso momento strumentale, riff stoppati, una gestione della tensione che è da manuale. In Memoriam chiude un trittico da ricordare con un labirinto di tempi dispari, una serie spettacolare si stop&go, un’aura epica. Falling Back To Earth (12 min.) è una fusione dei ricordi classicheggianti con strutture complesse, virtuosismi assortiti, un uso elaborato di più voci. Il finale è preceduto da un rallentamento che aiuta ad introdurre l’esplosione melodica del finale, epica e trascinante. L’opera continua su livelli alti con Pareidolia (11 min.), con echi mediorientali che ricordano alla lontana gli Orphaned Land. Somebody (9 min.) chiude con gli elaborati intrecci delle voci un’opera che ha pochi punti deboli.

The Mountain ha diversi motivi per distaccarsi dal resto degli album di Prog-Metal melodico: un uso delle voci che, sfruttando intrecci e armonie, è al contempo fruibile e poco banale; una subdola influenza del Djent, assorbito attraverso tempi dispari da capogiro, riff stoppati, strutture labirintiche e disorientanti ad altissimi tasso tecnico; una gestione migliorata delle dinamiche di tensione e distensione, che hanno visto la composizione addensarsi, concentrando più variazioni ed idee in meno tempo ed evitando il diffuso problema della prolissità. L’aggiunta di echi mediorientali, marcette cartoonesche/pazzoidi, melodie epiche e trascinanti non fa che aumentare ancora un po’ l’interesse per l’opera. Curiosamente, l’album richiama in certi elementi il coevo Coal dei Leprous (uscito 4 mesi prima), soprattutto nell’uso delle voci.

In Restoration (2014) gli Haken rieditano i brani di un demo del 2008 in effluvi di Neo-Prog morbido e fantasioso, perdendo l’occasione con Crystallised di comporre una composizione “definitiva”: il brano-suite è sin troppo appiattito su lunghe linee vocali melodiche nella prima parte, mostrando dopo i primi minuti l’usuale fantasia compositiva, con grandi momenti acrobatici nella seconda metà. L’amalgama di Neo-Prog e Prog-Metal è sempre il “loro” stile, ma questo EP non fa registrare nessun avanzamento artistico significativo.

Affinity (2016) è un album deludente, che suona spesso come un tributo ai classici del Prog-Metal (in primis in 1985 e Earthrise). Si sente l’influenza del suono compatto e ritmico degli ultimi Leprous, ma senza la loro fantasia.

La lunga The Architect (quasi 16 min.) è, nonostante le dimensioni colossali, poco avventurosa: deve buona parte della sua mole a un soporifero intermezzo strumentale per basso e chitarra, solo in parte compensato dall’intervento brutale del cantante dei Leprous. Alcuni brani sembrano latitare di idee, come Red Giant e Bound By Gravity (9 min. e mezzo).

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Voti:

Aquarius – 6
Visions – 6,5
The Mountain – 7
The Restoration (EP) – 6
Affinity – 5

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