Believer – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

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I Believer sono una formazione statunitense che è rimasta in qualche Storia della Musica Metal più per la loro vicinanza alla religione cristiana che per il loro sound, che in realtà non manca di motivi di interesse.

Extraction From Mortality (1989) segue la scia di quanto proposto da Sodom, Kreator, Slayer e compagnia: Thrash Metal indiavolato e potente. Non che brani come Unite o Tormented manchino di potenza, piuttosto mancano di personalità. Vale di ricordare la sola Not Even Once, più brutale delle altre.

Sanity Obscure (1990) presentava una band molto più particolare, affascinata da strutture labirintiche, dissonanze e complesse evoluzioni dei brani. Per fare un esempio: la title track si apre su un carillon di chitarra fra il surreale e l’inquietante, dopo un minuto lascia spazio ad un meccanico Death Metal assassino, lascia infittire il ritmo fino a trasformare il tutto in una danza tribale per creature mostruose, cambia nuovamente ritmo, accelera dopo un’altra manciata di secondi nel Thrash e dopo circa due minuti trova fra una sfuriata e l’altra alcune sparute note di chitarra acustica; tutto questo in due minuti del primo brano. Nonpoint è il capolavoro ritmico dell’opera, piena di partenze ed arresti improvvisi, di tempi dispari, di cambi di velocità. Dopo la maestosa avventura Thrash Metal di Idols Of Ignorance, Dies Irae alza ancora di più l’asticella, tentando di fondere opera lirica e Metal (con largo anticipo su band come i Nightwish): tre minuti di canto lirico in latino, avvolto da archi e synth minacciosi, quindi un morbido Thrash Metal melodico con spunti orchestrali ed una coda dove riaffiora il leggiardo canto classico. Album a metà fra Thrash Metal, sperimentazioni neoclassiche e pazzoidi slanci di tecnicalità, Sanity Obscure non ha ancora la forza di imporre uno stile preciso, risulta monotono quando non semplicemente banale nelle tematiche di ispirazione biblica e perde qualche colpo quando propone Like A Song degli U2. Pure al netto di questi difetti, comunque, merita di essere conosciuto dai cultori del Metal, se non altro per la sua costante tensione verso la sperimentazione sul canovaccio Thrash e per la capacità di anticipare quella fusione fra canto lirico e Metal che farà la fortuna di molte altre band da lì a pochi anni.

Il terzo album, Dimensions (1993), è il più vario ed ambizioso dell’intera carriera. In aggiunta a quanto già visto su Sanity Obscure, la formazione propone tematiche più varie, che superano la mera ispirazione biblica per integrare fonti come Sigmund Freud, Thomas J. J. Altizer, Ludwig Feuerbach e Jean-Paul Sartre. Musicalmente, forti componenti Groove Metal ed elementi Industrial sono la principale novità. I momenti creativi dell’opera, però, sono numerosi e sparsi in tutta la tracklist: per fare qualche esempio, Future Mind si apre con loop da collage-music più che Metal, Dimentia usa abbondanti dosi di archi e What Is But Cannot Not Be si apre in un delirio visionario di suoni subacquei. Ogni brano è un gioiello di tecnica, fantasia e potenza che li pone al vertice dell’Olimpo del Prog-Metal con DNA Thrash Metal. Per quanto l’opera sia priva di brani minori, su un piano differente a tutto il resto si pone la maestosa suite Trilogy of Knowledge, 21 min. per la più ambiziosa delle loro composizioni, la loro versione delle colossali suite del Prog-Rock. Aperta da due minuti di miasmi industriali agghiaccianti, il brano è un esercizio di Metal sinfonico che fa sembrare quanto fatto su Sanity Obscure poco più che un abbozzo. Voci operistiche ed archi, unite ad uno scheletro di Thrash Metal tecnico e creativo, spingono il brano fino al secondo movimento, venato di Folk medievale ma capace poi di evolversi in un melodismo al contempo commovente e travolgente. Il terzo movimento, il più sperimentale e incompromissorio, si apre fra vocalizzi operistici astratti accompagnati da archi ed un basso elettrico. Lo sviluppo prevede un violino indiavolato, voci di stampo teatrale e quindi una sintesi magistrale fra Folk, Classica e Metal che è forse la più pura dimostrazione del sound peculiare a cui la band è giunta. Il finale, per “nastri preparati”, prevede un delirio allucinogeno e deformazioni che sfociano in un rumorismo frenetico. Superba prova compositiva, dimostrazione di creatività e peparazione tecnica, Dimensions merita di essere considerato fra i capolavori del Prog-Metal vicino alla Classica, ben al di sopra delle prevedibili orchestrazioni di molte band che verranno.

Dopo Dimensions la band, quasi come se avesse dato tutto il possibile in un ultimo, epocale album, si concede una lunghissima pausa, interrotta solo nel 2009 con Gabriel, un album che non è al livello di Dimensions e che anzi prova un sound più immediato e lineare, intriso di groove assassini, richiami Industrial Metal e cavalcata Thrash Metal tradizionali. Comunque interessante, Gabriel è un album che potrebbe appartenere al 1999 invece che al 2009, ed è questp il suo limite principale: suona datato e poco originale, soprattutto nei riff Thrash Metal proposti dalle chitarre. Shut Out The Sun, Medwton, la delirante Nonsense Mediated Decay (9 min.) sono i colpi di coda di questi dinosauri del Tech-Thrash Metal.

Transhuman (2011) è ancora più vicino ad un sound immediato, una sorta di Metalcore con ampi momenti melodici: del Thrash Metal, degli spunti sinfonici e dei virtuosismi tecnici è rimasto ormai poco. Mindstep (7 min.) propone un Prog-Metal melodico che è quasi dolorosamente banale, per chi ha ascoltato Dimensions.

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Voti:

Extraction From Mortality – 5
Sanity Obscure – 7
Dimensions – 8
Gabriel – 5,5
Transhuman – 4,5

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