Red Hot Chili Peppers – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

red-hot-chili-peppers-20060221-110144

Playlist di brani selezionati dei Red Hot Chili Peppers

I Red Hot Chili Peppers, conosciuti anche come Red Hot o RHCP, sono una formazione statunitense nata nel 1983 a Los Angeles e diventata nel corso di una carriera ultratrentennale una delle formazioni più famose al mondo, conquistando tanto per le loro canzoni quanto per la loro colorita presenza sul palco. Hanno venduto più di 70 milioni di copie in tutto il mondo.

La loro musica parte inizialmente da una rivisitazione del Funk di Parliament e Funkadelic, iniettato di una carica tipicamente Punk e Hard Rock, fatta di chitarre ruggenti, ritmi tellurici, energia a profusione. La loro irruenza li porta spesso ad avvicinarsi ad alcuni elementi dell’Heavy Metal, pur riletto in questa versione Funk da cui raramente si allontanano, quantomeno nella prima parte della carriera. Nel calderone stilistico finisce anche il Rap più energico.

La formazione è stata mutevole ma ruota attorno a due membri fondatori: Anthony Kiedis, rapper e cantante irrequieto e Michael “Flea” Balzary, bassista con una predilezione per scariche supersoniche, slap assassino, poliritmi trascinanti.

L’esordio Red Hot Chili Peppers (1983) vede aggiungersi il batterista Cliff Martinez ed il chitarrista Jack Sherman a Kiedies e Flea. L’album è un manifesto stilistico del loro Funk energico e muscoloso, spesso incline al demenziale ed al caricaturale. Il ruggito di True Men Don’t Kill Coyotes, il Funk/Rock di Buckle Down, la lenta Green Heaven segnata da un chitarrismo Heavy Metal sono i tre momenti più interessanti assieme ad Out in L.A., vivace Funk/Rock. I temi del divertimento spensierato (Get Up And Jump), un momento più squisitamente Punk (Police Helicopter) ed uno strumentale astratto, psichedelico ed inquietante (Grand Pappy Du Plenty, un unicum nella discografia) variegano un esordio altrimenti coeso attorno all’idea di un Funk iniettato di adrenalina, scariche Rock, sussulti Heavy Metal, sincopi Rap. Energizzante.

Freaky Styley (1985), con Hillel Slovak alla chitarra, è prodotto da George Clinton, leggenda del Funk. Avvicinandosi al Funk tradizionale, ma non desistendo da innesti Punk e Rock, i RHCP si mostrano più fantasiosi nell’esplorare il proprio ambito stilistico. American Ghost Dance è il modello di un Funk/Rock meno Punk ma è più originale la title-track, Funk tribale dominato dalle chitarre distorte. Blackeyed Blonde è uno dei brani più importanti per la loro carriera, la nascita di uno stile di Funk/Rock veloce e irriverente, pieno di slap bass, scorie funky, rap supersonico. Un momento di incendiario Funk/Punk in Battle Ship, altro gioiellino, e si arriva a Catholic School Girls Rule, vertice di uno stile demenziale, energico ed adrenalinico. I testi spesso scurrili, volgari quando non osceni aumentano la dimensione di spensieratezza della musica, già propulsa da ritmi veloci, scariche di basso, esplosioni di chitarra. I RHCP riescono a prendere dal Funk l’ossessione per il sesso e la fisicità, l’idea del groove ruffiano in cui indulgere, la propensione a parlare di argomenti al limitare del pornografico; dal Punk prendono l’irriverenza, l’intento sardonico, i momenti sgangherati; da certo Rock prendono un’aura demenziale, l’attitudine alle distorsioni, la propensione al sound potente e trascinante, al limite sconquassante. Non sono stati i primi a fondere Punk e Funk, anticipati almeno dai Talking Heads, e nemmeno i primi a mettere il Rock nel Funk, anticipati dal movimento P-Funk. Furono però i primi a proporre il tutto con uno stile che era più immediato, accattivante e demenziale.

The Uplift Mofo Party Plan (1987) con Jack Irons alla batteria aumenta la carica Heavy Metal, presentandosi con un album più violento, trascinante e energico, anche se meno veloce. Fight Like A Brave è un’esplosione Funk Metal come raramente ricapiterà nella carriera ed è doppiata in parte da Backwoods. Me And My Friends è Punk/Funk/Metal con spunti Psichedelici, uno dei momenti più creativi dell’intera carriera. Skinny Sweaty Man è un gioiellino demenziale che ricorda più Zappa che i Funkadelic. Subterranean Homesick Blues (cover di Bob Dylan stravolta), altro Funk corazzato, mostra come la band possa giungere ad un appeal più commerciale con refrain più immediati e trascinanti. Il capitolo delle oscenità vede protagonista assoluta Special Secret Song Inside (cioè Party On Your Pussy). Kiedies sperimenta nell’album uno stile canoro a tratti più melodico del supersonico Rap che ha caratterizzato gli album precedenti. L’anima Punk ha lasciato posto ad un Funk/Metal geometrico, più lineare. Si tratta del più muscolare degli album del primo periodo, il più legato ad un machismo che, anche questo, è soprattutto collegabile al mondo Heavy Metal. L’album soffre di una prolissità che diverrà poi un difetto costante di tutta la discografia.

Mother’s Milk (1989) vede John Frusciante alla chitarra, in sostituzione del prematuramente scomparso Hillel Slovak, e Chad Smith alla batteria. Questa formazione, per certi versi quella “classica” della band, permette un sound nuovo, soprattutto grazie alla chitarra di Frusciante, capace tanto di imitare Hendrix quanto di vagare in mondi psichedelici, oltre che, ovviamente, a fungere da seconda voce del basso di Flea nei momenti più Funk. Sempre Frusciante è la causa di una propensione verso la melodia molto più marcata, in contrapposizione a tre album in cui il dominio assoluto era del ritmo. La musica si fa meno fisica e più emotiva, meno demenziale e più malinconica. La cover di Higher Ground di Stevie Wonder, trasformata in un corazzato Funk/Metal, è un po’ il segno del cambiamento: i RHCP fanno ora canzoni con momenti melodici molto più adatti ad essere canticchiati.

Subway To Venus è un po’ il manifesto del nuovo corso, con un piede nel Funk/Rock irrequieto ed uno in un ritornello radiofonico. Knock Me Down, molto meno compromissoria, è tutta votata alla melodia, una versione sedata del sound degli esordi che segue i trucchi della musica da classifica (compreso il cambio di tonalità): la strada verso il successo è ormai tracciata ed è forte di un ritornello trascinante ed orecchiabile. Taste The Pain è l’altro brano che anticipa i successi di vendite futuri, forse con meno efficacia melodica.

Mother’s Milk non è pero un album dove lo spirito irriverente della band è completamente scomparso. L’assalto di Stone Cold Bush, un Punk/Funk irruento, e soprattutto il Thrash Metal demenziale di Nobody Weird Like Me sono momenti degni del loro passato. Punk Rock Classic rievoca il demone chiassoso di The Uplift.

Frusciante segna il proprio passaggio con la fantasia melodica di Pretty Little Ditty (uno strumentale), a dimostrazione che la nuova propensione melodica può regalare anche opportunità meno scontate dei ritornelli accattivanti.

Blood Sugar Sex Magik (1991) è l’album del successo commerciale. Decisamente meno estremo rispetto a tutto quello che hanno proposto prima, è un album che ha poco di Punk, qualcosa di Heavy Metal e molto di Rock, oltre ad un’inossidabile vena Funk. L’album soffre di una prolissità ingiustificata (17 brani per oltre 70 minuti) ma non manca di qualche momento memorabile. Per prima cosa, è difficile non notare la nuova vena sentimentale, molto più dolce che in passato: Breaking The Girl è un brano semi-acustico, con accenti Tex-Mex, che poco o nulla ha a che fare con il Funk ma che farebbe invidia a tanti melodisti del Rock. Altrove però è la banalità a sovrastare il tutto come si può ascoltare in I Could Have Lied. Il gioiello melodico che si staglia su tutto il resto è Under The Bridge, una delicata ballata elettrica che li trasforma in una delle band più famose dell’anno.

I momenti Funk sono nel complesso i meno interessanti, nel senso che ripetono i rievocano quanto già ampiamente esplorato nei primi quattro album. Due momenti meritano però citazione: il Funk/Metal osceno di Give It Away, uno degli ultimi sussulti adrenalinici della carriera; il ritornello ruffiano di Naked In The Rain, ideale punto di incontro fra passato e presente. La title-track è un tentativo mezzo riuscito di avvicinarsi alle tendenze sperimentali del Rock, con un brano che si sviluppa nel corso della composizione, partendo parlato e poi diventando declamato, affollandosi anche di assoli. La solita idea di base della title-track viene meglio sviluppata nella lunga, visionaria Sir Psycho Sexy (8 min.), il capolavoro di tutta la discografia: irriverente, pornografica e assolutamente da censura, è un Funk lento e possente che nel corso dello sviluppo cambia pelle, sciogliendosi infine in un Hard Rock psichedelico, con spunti quasi sinfonici. Mai i RHCP giungeranno a comporre qualcosa di anche lontanamente avventuroso quanto Sir Psycho Sexy.

Perso Frusciante, sostituito da Dave Navarro dei Jane’s Addiction, la band vira verso un Rock violento e venato di psichedelia e propone in One Hot Minute (1995) qualcosa che non riproporrà mai più. Il meno divertente e spensierato dei loro album si apre con il caos di Warped, fra Metal, Hard Rock, Psichedelia, Funk e melodia, senza una chiara direzione. Va meglio con Aeroplane, ma è Funk/Rock melodico che lascia poco di davvero ricordevole.

In Coffee Shop un po’ del passato scherzoso tramuta in un nervoso stile pazzoide. La band indugia come non mai in brani seriosi come Deep Kick, in ballate malinconiche e banali come My Friends, in Funk Metal senza originalità come Shallow Be Thy Game. Kiedis, durante le registrazioni, ha dovuto affrontare nuovi problemi con la droga e l’arrivo di Navarro, lontano dal Funk, sembra aver gettato ancora più la band in una grave crisi creativa che traspare da tutto l’album.

Tornato Frusciante e ritrovata l’energia creativa, la band cambia di nuovo il proprio sound, consegnando il suo album più venduto, Californication (1999). Questa volta la formazione riparte da Blood Sugar Sex Magik e ritrova le radici Funk/Rock, ma a questo ritorno alle origini unisce un’attenzione per la melodia che li avvicina notevolmente al mondo del Pop/Rock. Around The World, in apertura, è un buon biglietto da visita, fra Funk/Rock e ritornello Pop: rappresenta pregi e limiti dell’opera. I gioiellini sono però altrove e vengono soprattutto dal ritrovato Frusciante, che pennella una dolce melodia in Scar Tissue e che domina la title-track, brano che tenta una critica sociale alla falsità della realtà californiana.

Sempre Frusciante caratterizza This Velvet Glove, che ha poco per cui essere ricordata oltre alla chitarra. Un nuovo equilibrio Funk/Rock/Pop in Easily e Emit Remmus aggiunge momenti orecchiabili, anche se non esattamente epocali. La seriosa Otherside è una versione più docile e ruffiana dei brani pensosi e tormentati di One Hot Minute.

Decisamente più sobrio dei loro primi cinque album, è anche il meno stravagante in assoluto, con i soli due minuti scarsi di Right On Time che risollevano un po’ la loro fama di istrioni. Get On Top e I Like I Dirt, invece, sembrano sfocati tentativi di ritornare ai primi tre, insuperati, album. Road Trippin’, un brano acustico dove la chitarra di Frusciante è in primo piano, chiude nella malinconia ma senza sorprese, lasciando l’impressione che i RHCP siano incapaci di rinnovarsi in modo pienamente convincente.

By The Way (2002) ha il compito di seguire ad un album ultramilionario e, forse per questo ingrato compito, forse per la sopraggiunta senilità, è il meno energico album di tutta la carriera. Non inganni l’energia della title-track, c’è poco in queste sedici brani che sia travolgente e, cosa ancora più rara, originale. Un sussulto in Can’t Stop, di nuovo grazie a Frusciante, questa volta con il supporto di Flea, e poi si deve arrivare a Throw Away Your Television per avere davvero qualcosa da aggiungere al loro canzoniere migliore, grazie ad una linea di basso da antologia ed un assolo psichedelico di chitarra ai limiti del cacofonico.

Passa in secondo piano, relegata a fine tracklist, un brano come Minor Thing, trascinante e melodico. Tutto l’album trasuda di ritornelli dolci e leggeri (Universally Speaking, Cabron, Dosed, The Zephyr Song) che a volte diventano ballate soporifere (I Coul Die For You) o si fregiano di spunti orchestrali (Midnight), con una Tear che spezza la monotonia con un assolo di tromba. Unico momento stravagante è questa volta On Mercury, ed ha giusto un ritmo saltellante. Dominano armonie a più voci, brilla il lavoro di Frusciante qua e là, ma c’è poco da ricordare. Sedati.

Stadium Arcadium (2006) è un’opera doppia che sovrastima l’ispirazione della band. Difficilmente la band centra il bersaglio di aggiungere qualcosa di ricordevole al proprio canzoniere. Funziona Dani California, energica e trascinante, come riesce anche la dolce Snow e la più aggressiva Torture, con una grande prova di Flea al basso.

Tell Me Baby cerca di generare una soluzione Funk/Pop spensierata e Animal Bar mischia le carte con uno sviluppo poco lineare. Ma l’album dura due ore abbondanti e risulta dispersivo quando non poco ispirato. Qualche spunto intrigante, soprattutto di Frusciante, non aiuta l’opera più di tanto. Kiedis è ormai lontano dal chiassoso istrione degli esordi, sempre più diligente e poco originale cantante melodico.

I’m With You (2011), con Frusciante di nuovo fuori dalla band e sostituito da Josh Klinghoffer vede una band che ha abbandonato il suono vicino al Pop di By The Way ed il progetto sfocato di Stadium Arcadium, optando per un Funk/Rock melodico, energico e luminoso, con molti punti di contatto con il Pop/Rock. L’ambito di riferimento di brani come Brendan’s Death Song sembra essere un Pop/Rock con spunti creativi ma altrove riaffiora il Funk, pur distante dal suono tellurico del passato. Funziona il singolo The Adventures Of Rain Dance Maggie, con un groove come non ne sfornano spesso negli ultimi album. Stupisce Goodbye Hooray, con un Flea in grande spolvero, una parentesi psichedelica e momenti di rara violenza chitarristica. Factory Of Faith fa una puntata nel mondo del ballabile Elettro-Funk, novità assoluta nella discografia per uno dei brani migliori dell’opera. L’interessante Even You Brutus interpreta il Funk da un nuovo punto di vista, non più quello adrenalinico e violento, ma quello suntuoso con pianoforte e canto declamatorio. Il finale solare di Dance Dance Dance, roba tribale da Talking Heads, chiude dolcemente un album che manca di brani epocali ma è il più equilibrato ed interessante almeno da Californication. Forse, non è il caso di chiedere di più ad una band con quasi trent’anni alle spalle.

.

.

.

Voti:

Red Hot Chili Peppers – 7
Freaky Styley – 7,5
The Uplift Mofo Party Plan – 7
Mother’s Milk – 7
Blood Sugar Sex Magik – 6,5
One Hot Minute – 4,5
Californication – 6
By the Way – 5
Stadium Arcadium – 4,5
I’m With You – 5,5

Playlist di brani selezionati dei Red Hot Chili Peppers

Annunci

One thought on “Red Hot Chili Peppers – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Mi fa piacere leggere i vostri commenti!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...