Skrillex – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

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Playlist di brani selezionati di Skrillex

Sonny John Moore è conosciuto nel mondo come Skrillex ed è stato una figura chiave nella diffusione del verbo Dubstep nel mondo. Il produttore americano, già cantante dei From First To Last, ha avuto la capacità di trasportare un fenomeno inglese, quello della Dubstep, in un mercato che era pronto a farlo diventare un fenomeno mondiale. Per giungere a questo obiettivo quel sound è stato spogliato e semplificato, togliendoli completamente la dimensione desolante che era tipica di Burial e Shackleton, rinunciando alle distopiche visioni urbane, sostituendo la ricercatezza timbrica con suoni più spettacolari, guidati da profusioni di wobble bass e di fendenti che rinuncino alle frequenza basse per approdate ad un mid-range che richiama alla mente più il Metal che la musica Dub. Se il fenomeno Dubstep inglese è nato come una serie di cartoline frenetiche, fatte di ritmi fratturati, desolazione e sensazione di morte, il suono reso mondialmente famoso da Skrillex è più edonistico, chiassoso, aggressivo, esplosivo ed immediato. Pur pescando a piene mani dalla Dubstep inglese, il suo sound è alla base della diffusione, se non dell’invenzione tout-court, della Brostep, la versione americana, edonistica e violenta della Dubstep. Il Pop, tramite anche varianti Dance, House e Synth, è l’elemento che trasforma i paesaggi minimali ed austeri della Dubstep in colorate giostre di clangori industriali e bassi terremotanti, nonché voci manipolate. Skrillex sta alla Dubstep come i Green Day stanno all’Hardcore Punk.

Gypsyhook (2009, EP) è ancora a nome Sonny e ha ancora poco del sound che lo renderà famoso: è un suono ibrido fra Dance, Pop e Rock, altamente manipolato a computer. My Name Is Skrillex (2010, EP) inizia a delineare il suo stile, con brani più complessi e fragorosi, suoni altamente distorti e abbondanti tentazioni ballabili. WEEKENDS!!! è il primo brano da ricordare, un buon esempio di Dance distorta ed epilettica. Sono opere ancora immature, che servono soprattutto per ricostruire la preistoria di Skrillex.

Scary Monsters and Nice Sprites (2010) è un EP di 43 minuti dove Moore addensa idee variegate, tenute insieme da uno stile di produzione spettacolare e frenetico. Il manifesto della title-track, fra melodie malinconiche e distorsioni mostruose, fra ritmi Dubstep e deformazioni digitali, è il modello che riprenderà più volte. Scatta esagera ancora di più, innestando un rapping fulmineo su bassi distortissimi. Il resto è però semplice House e Dance rivista con qualche distorsione in più, qua e là con sfumature Trance (All I Ask Of You), altrove con melodismi Nu-Disco (With You, Friends).

More Monsters and Sprites EP (2011) è un disco di remix che aggiunge First Of The Year, con influenze Reggae.

Bangarang EP (2011) aggiunge nuovi stili nel mix, dal Reggae allo Ska, al Rock (che ritorna), alla Trance. I brani sono ormai concentrati frenetici di variazioni e di “collage” di elementi diversi. Se Right In è un’assordante sintesi di quanto fatto in precedenza, Breakn’ A Sweat fonde elementi Rock, voci robotiche ed un handclap inaspettato. Kyoto unisce Rap-Metal e melodie orientali. Quel che colpisce, più dei brani, è uno stile che riesce a trasformare le tempeste inarrestabili di Venetian Snares e Squarepusher in una musica altamente adrenalinica, influenzata da numerosi stili più o meno contemporanei. I risultati sono effimeri, nel senso che conta più il “montaggio” che il “messaggio”, se mai ce ne fosse uno. Sono danze scatenate per la generazione nata dopo la Golden Age dell’elettronica Inglese.

Dopo Make It Bun Dem (2012), una canzone in collaborazione con Damian Marley che suona esattamente come ci si aspetta, Skrillex torna con Leaving (2013, EP), che rievoca Burial in Leaving e presenta uno stile più pacato, vicino alla Dubstep inglese classica.

L’attesa per un album che sia qualcosa di più di uno-o-due singoli e una manciata di remix si conclude solo nel 2014, con Recess. Non fa più notizia un altro momento Brostep come All Is Fair In Love And Brostep, ormai formulaico. Il momento migliore è il trittico centrale: Try It Out, con fendenti assordanti ma anche puzzle vocali à la Burial ed elementi Hip-Hop; Coast Is Clear, una sorta di Funk/Soul post-moderno che nulla ha a che fare con la Brostep; il delirio epilettico di Dirty Vibe, affogato in una Dubstep/Grime malsana. L’altro momento da conservare è Fuck That, fra Hip-Hop, Dubstep e House oscura. Una versione più luminosa di Burial in Fire Away chiude con un po’ di derivatività. Skrillex non sembra ancora pronto a superare il formato dei singoli e degli EP e questo esordio sulla lunga distanza riesce a metà, fra autocitazioni e qualche variazione, anche sostanziale, sul suo stile classico. Manca coesione ed un’idea artistica che renda il tutto più che un esercizio, un po’ disperato, di cercare una via d’uscita dall’angusta nicchia stilistica di cui è dominatore da quando è diventato famoso.

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Voti:

Gypsyhook (EP) – 4,5
My Name Is Skrillex (EP) – 4,5
Scary Monsters and Nice Sprites (EP) – 5
More Monsters and Sprites EP – 4
Bangarang EP – 5,5
Leaving (EP) – 4
Recess – 6

Playlist di brani selezionati di Skrillex

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