Kanye West – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

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Playlist di brani selezionati di Kanye West

Kanye Omari West, conosciuto più semplicemente come Kanye West, è un produttore e rapper statunitense che è diventato famoso come creatore del sound di The Blueprint di Jay-Z, nel 2001. Il suo stile, come produttore, è partito dal recupero delle “radici nere”, includendo i classici del Soul e dell’R’n’B nei brani sotto forma, spesso, di campionamenti con tonalità alterate, spesso generando vocine stridule, quasi “all’elio”. In seguito il suo stile da producer è maturato verso un ventaglio di ispirazioni molto più ampio, fino a culminare in un’opera enciclopedica come My Beautiful Dark Twisted Fantasy (2010), l’apice del suo rigoglioso campionario di citazioni e di accostamenti.

The College Dropout (2004) è un esordio che viene salutato come una pietra miliare dell’Hip-Hop del periodo. West non ha talento come rapper, ma ha la possibilità di costruire giostre musicali immerse in una giungla di riferimenti alla musica nera degli anni ’70 ed ’80. Con abilità, si muove fra Pop, Soul, R’n’B, Funk ed Hip-Hop ed ingloba numerosi dettagli che arricchiscono il sound. All Falls Down, con chitarra spagnola, la rilassata We Don’t Care, con arrangiamenti avvolgenti e la cupa Jesus Walks, baroccheggiante con i suoi cori e le orchestrazioni segnano la prima parte dell’album. Never Let Me Down riesce forse a stupire ancora di più, per come intreccia un Rap poco originale con melodie, cori e arrangiamenti sontuosi. Del resto dell’opera, segnata da grande fantasia nelle composizioni ma non sempre capace di dimostrare economicità nelle scelte, si distingue Through The Wire, con vocine all’elio in sottofondo (un sample di Through the Fire di Chaka Khan). Il finale è affidato ai 13 minuti di Last Call, che non ha il coraggio di usare il formato esteso per qualcosa che non sia una versione allungata di un Hip-Hop abbastanza canonico, impreziosito solo da una produzione eclettica. Se West dimostra fantasia e creatività, lo fa a fronte di un esordio che avrebbe potuto essere più denso, mentre così appare diluito in 76 minuti di materiale: è l’ennesimo caso di un album Hip-Hop rovinato dalla voglia di proporre un’opera sovrabbondante.

Late Registration (2005) confeziona altri brani arrangiati in modo eclettico e barocco, come Touch The Sky, Gold Digger e soprattutto la visionaria e psichedelica Addiction e la sontuosa Diamonds From Sierra Leone, uno dei più fulgidi esempi del suo maestoso stile fatto di grandiosi arrangiamenti. Se si ha pazienza si arriva poi a Gone, esercizio post-moderno di Chamber Pop d’epoca innestato su un veloce Hip-Hop contemporaneo. L’album è dispersivo come l’esordio, ma meno coraggioso. Quasi in ogni brano c’è qualcosa che varrebbe la pena di citare, ma troppi skit, troppe lungaggini, troppo poco coraggio riducono queste trovate a poco più che eccentricità. Per quel che vale, come nell’esordio, il Rap è una delle cose meno interessanti che ci siano nell’opera.

Graduation (2007) è più sintetico e segna un cambiamento anche a livello stilistico: più synth, melodie più ariose, uno spettro stilistico ampliato. Stronger campiona i Daft Punk ed indovina uno dei suoi brani più orecchiabili, mentre Drunk and Hot Girls è un altro grande esercizio di arrangiamenti. Homecoming, con Chris Martin dei Coldplay, è invece in un clima da grande concerto Pop, regalando una delle più trasversali composizioni di West, fra il mondo Hip-Hop, e quello del Pop/Rock. Se l’esordio era un tributo alle radici nere ed il secondo album era un esercizio barocco negli arrangiamenti, questo Graduation cambia le fonte di ispirazione spostandosi verso musica più recente e culturalmente più trasversale. Le composizioni sono però quasi tutti meno ambiziose ed avventurose di quelle dei due primi album.

808s & Heartbreak (2008) è un album che segna un cambiamento stilistico notevole e rimarrà un caso isolato nella discografia. Si tratta di un album di Pop sentimentale ed intimista, suonato secondo gli stilemi di un Electro-Pop pieno di suoni “digitali” e guidato da un canto filtrato come con un vocoder. Si parla di emozioni, sentimenti, relazioni ed il verbo dell’Hip-Hop è spesso completamente abbandonato. Lo stile è spesso minimale, scheletrico, robotico. Di sicuro ha un suono particolare, ma né i contenuti dei testi, né le melodie, né i tentativi malriusciti di vivacizzare quest’opera depressa meritano molta attenzione. Un EP di pochi brani, con Say You Will e Coldest Winter, sarebbe andato più che bene.

My Beautiful Dark Twisted Fantasy (2010) è un’opera di Hip-Hop multiforme. Dal corale quasi religioso di Dark Fantasy al possente Rap-Rock di Power (campionando i King Crimson), c’è spazio per il singolo da discoteca All Of The Lights ed il Rap di gruppo, cupo e depresso, di So Appalled. Prodotto bene, impacchettato meglio, è un compendio di un artista versatile che si muove fra spinte retrò, Hip Hop, tribalismi, collaborazioni altisonanti. Runaway (9 minuti) è forse il momento migliore, fra synht retrò, canto Soul, Rap (à la The Streets), vocoder e orchestrazioni di archi. Altro momento intrigante è l’Hip-Hop tribale, etnico, mutante e ballabile di Lost In The World. Chiedete ai Black Sabbath di Iron Man per la possente Hell Of A Life, che comunque ci mette basi distorte e qualche tocco in sede di arrangiamento fantasioso. Non si tratta di un album rivoluzionario, ma West cerca una mutazione massimalista al suo sound, trovando un equilibrio che ogni tanto finisce per convincere ad ascoltare ancora Hip-Hop nel 2010. L’album si configura, in fondo, come un mastodontico compenso dell’Hip-Hop, il Soul e l’R’n’B del nuovo millennio, che West ha contribuito a creare e delineare, abbattendo confini culturali e musicali. Se Graduation non era riuscito a mettere a frutto il nuovo, enciclopedico, sistema di fonti di ispirazioni, quest’album sintetizza un universo sonoro in composizioni che fungono da ideale sintesi di un percorso musicale non impeccabile ma comunque in continua evoluzione.

Watch The Throne (2011) è una collaborazione con Jay-Z che è impeccabile in quanto a produzione, ma ha davvero poco che West e Jay Z non abbiano già detto nelle loro carriere. Gotta Have It, Muder To Excellence e Made In America sono i tre momenti da ricordare, ma nulla è davvero memorabile.

Yeezus (2013) aggiorna prepotentemente il sound all’epoca dei clangori della Brostep, all’Elettronica dominante nelle classifiche ed opta per un sound spoglio, minimale ma aggressivo, ruvido e sporco. La materia sonora è digitale, robotica, deformata, inumana, come in On Sight e soprattutto in Black Skinhead e nell’angosciante I Am A God, straziata da urla disperate. Anche il cyber-Soul di Blood On The Leaves merita citazione, mentre il resto è spesso confuso, come New Slaves, con un momento Prog-Rock che poco si lega al resto, o l’angosciante musica per synth di Hold My Liquor, forse sviluppata al di sotto delle proprie possibilità. Altri momenti, più ballabili, come I’m In It, Guilt Trip e Send It Up sono letture di West sull’Hip-Hop ballabile, con momenti stravaganti che non riescono a tenerle a galla. Bound 2 chiude con una fusione di richiami alla solite “radici” musicali e detriti elettro-industriali. Yeezus è un album azzardato, che cerca di aggiornarsi alle ultime mode, rileggendole con una creatività violenta e spesso fuori fuoco. L’impressione è che spesso gli elementi stravaganti servano a sostenere composizioni poco ispirate, alla ricerca di una trovata sensazionale. L’esempio di New Slaves, con il suo campionamento Prog-Rock, ben mostra la distanza col capolavoro My Beautiful Dark Twisted Fantasy: lì si riprendeva un frammento dei King Crimson e lo si calava in una fantasia ritmico-vocale grandiosa, mentre qua l’uso appare pretestuoso, volto soprattutto a suscitare stupore nell’ascoltatore.

L’unica superstar del Rap riconosciuta tanto dai gossip quanto dalla critica nel 2016 è probabilmente Kanye West. Esageratamente egocentrico, spudoratamente esaltato, decisamente imprevedibile, non ha il flow chirurgico del redivivo Eminem né l’istituzionalità dell’amico Jay-Z, ma ha costruito attorno a ogni nuovo album la grande aspettativa che si riserva a quelle cose che, ci puoi scommettere, sono destinate a fare notizia. Ed inevitabilmente notizia la fa anche The Life Of Pablo (2016), opera travagliata pubblicata in una versione che è poi stata ripudiata nel giro di pochi giorni, perché il suo autore, egocentrico ed esaltato, l’ha voluta sfrondare, modificare, rivedere. Se l’obiettivo era giungere a un album perfetto, non tanto in senso estetico ma almeno in senso di prodotto capace di proporre una fotografia del Kanye del 2016, si è giunti a una fotografia mossa. Il che, a ben rifletterci, è una metafora mica tanto assurda per l’irrequieta rapstar in questione, in continua evoluzione sin dagli esordi. Cerchiamo di fare chiarezza, allora: lontano dagli spigoli di Yeezus ma anche dalla grandeur massimalista di My Beautiful Dark Twisted Fantasy, The Life Of Pablo suona come una sintesi delle varie anime dell’autore. L’afflato più emotivo è ben presente nei Gospel ultramoderni di Ultralight Beam e Low Lights, il passato tinto di Soul ritorna in Real Friends, l’odiato autotune fa capolino in molti episodi, per esempio nella sontuosa e spiazzante Wolves e non mancano chiari richiami alla tradizione come 30 Hours, No More Parties In LA. C’è anche spazio per qualcosa della nervosa aggressività di Yeezus, nella Trap di Facts, per non farsi mancare nulla. E ci sono alcuni brani eccezionali: le già citata Ultralight Beam, Low Lights e Wolves ma anche il remix assurdo di Panda di Desiigner in Pt.2, l’hit autosabotata di Famous, il beat alimentato dalle dissonanze di Feedback, il caotico Freestyle 4, la confessione meccanica di Waves e FML, sample desolante dei Post-Punk Section 25, collaborazione con Weeknd, testo semplice semplice ma a cuore aperto, svolgimento dal Soul malinconico a una ballata deformata e distorta.

Tutto, in The Life Of Pablo, è contraddittorio, impreciso, schizofrenico. Si può dire che siano brani incompleti e confusi, ma anche che questa è la fotografia, sfocata e imprecisa, di un rapper creativo, che è impossibile incasellare e che, pur adagiandosi sul passato e lasciando a metà molti degli hook più promettenti, ha voluto proporre un viaggio nella sua egocentrica, esaltata materia grigia.

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Voti:

College Dropout – 6,5
Late Registration – 6
Graduation – 5
808s & Heartbreak – 5
My Beautiful Dark Twisted Fantasy – 7
Watch The Throne (Con Jay Z) – 5,5
Yeezus – 5,5
The Life Of Pablo – 6,5

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