Soulfy – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

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Playlist di brani selezionati dei Soulfly

I Soulfly sono nati come da una costola dei Sepultura, il loro cantante Max Cavalera. Con questa formazione le contaminazioni dei Sepultura vengono esasperate ed estremizzate.

Soulfy (1998) è una sorta di enciclopedia per il crossover Metal dei secondi anni ’90. Fra gli ospiti compaiono numerosi nomi di spicco della scena Nu Metal e gli stili passati in rassegna ripercorrono tanto le tappe dei Sepultura dei primi anni ’90 quanto propongono alcune nuovi spunti. Spiccano la devastante Bleed, Nu Metal esplosivo che vede l’intervento dei Limp Bizkit, la minacciosa e travolgente Eye For An Eye, la balbettante e potentissima Quilombo, l’incubo tinto di Drum’n’Bass di No e la Fusion tribale di Prejudice. L’opera mischia Death Metal, pulsioni tribali, fascinazioni Nu Metal in un amalgama travolgente ma trova un limite nella dispersività e nella mancanza di idee davvero innovative, limite che è reso più evidente dalla prolissità dell’opera (67 min. totali). Per quanto esistano momenti di creatività, non si riesce a replicare la discontinuità stilistica che pure fu di Roots.

Primitive (2000) riesce ad essere meno dispersivo (52 min.), concentrandosi su un suono a base di Death Metal e Nu Metal, pur conservando elementi estranei a questi due ambiti. Back To The Primitive e Mulambo sono degne dei migliori Sepultura mentre Jumpdafuckup (Corey Taylor alla voce) ripropone il Nu Metal accentuando la distanza fra la rabbia devastante dei ritornelli e la depressione delle strofe. Fra le stravaganze si registrano l’intermezzo Dub in Bring It, la coda malinconica e minimale di Son Song (con Sean Lennon), gli elementi Hardcore di Terrorist supportati dalla voce di Tom Araya degli Slayer e l’etno-chillout di Soulfly II, che oltre che stravagante è anche uno dei brani migliori. In chiusura Flyhigh propone la stravaganza più riuscita, un Pop-Death Metal fra melodia e le solite esplosioni assassine. Per quanto possente e pieno di variazioni stilistiche, Primitive conserva il limite del primo album: non riesce a creare nessuno stile nuovo, ma semplicemente variega un Death Metal che a suo tempo fu originale (tribale e brasiliano) con elementi di altri stili che sono “importati” nei brani senza particolare rielaborazioni.

III (2002) indulge in nuovi inni spaccaossa, fra cui spiccano in potenza Seek ‘N’ Strike e L.O.T.M.. Spesso la band variega la materia Death Metal con gli elementi etnici ormai risaputi. Azzarda di più Prophecy (2004) che butta nel calderone numerosi stili e partorisce mastodonti tanto possenti quanto triviali nei testi e prevedibili negli sviluppi. Defeaut U rappresenta bene l’opera: un luccicante Death Metal buono per le radio metallare che ha pochissimo oltre la propria foga. Qualche commistione è comunque curiosa: I Believe, che alterna una ballata a sfuriate Death Metal; il Reggae/Death Metal di Moses, il brano maggiore, chiuso da una lunga coda fra Giamaica e psichedelia.

Dark Ages (2005) affonda invece negli eccessi Metal, integrando elementi Brutal. A livello di potenza, è il più spettacolare dei loro album, con concentrati di efferatezze come Carved Inside (Black Metal, Hardcore e Death Metal) che sono piccoli gioielli di violenza sonora. Riotstarter gioca con l’Elettronica, ma in modo confuso e naif, così come (The) March. Non c’è dubbio che sia un album professionale, che ci siano spunti persino progressivi, che emani potenza e aggressività, ma non c’è innovazione ed i contenuti sono, come spesso è accaduto, banali.

Conquer (2008) perde i richiami tribali e ritorna al Thrash/Death Metal che fu dei Sepultura delle origini, pur venato di richiami etnici. Il mero aggiornamento di uno stile vecchio di trent’anni non è esattamente intrigante per chi scrive. Nella tracklist spicca Fo Those About To Rot, con finale mediorientale.

Omen (2010) non aggiunge molto a quanto già detto, mentre Enslaved (2012) ha qualche sussulto: la terremotante World Scum ed il trittico Treachery, Plata O Plomo e Chains. Niente di sensazionale, ma bastano a farne il migliore album dopo Prophecy. Il successivo Savages (2013) se non altro aggiunge El Comegente (8 min.), forte di una coda fra le più suggestive della carriera. Archangel (2015) è forse il loro peggiore album.

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Voti:

Bleed (EP) – 6
Soulfly – 6
Primitive – 6
III – 4,5
Prophecy – 5,5
Dark Ages – 5
Conquer – 4,5
Omen – 4
Enslaved – 5
Savages – 4,5
Archangel – 3,5

Playlist di brani selezionati dei Soulfly

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