Sanremo – Serata Finale: Lemon Party, Stecche e Premio Non C’è

(le prime quattro piaghe musicali sono descritte qui, quo, qua e que)

Siamo giunti anche quest’anno al grande finale, quel momento che segna la fine dell’unica settimana dell’anno in cui vediamo Nina Zilli in diretta nazionale. Grande giubilo, dunque, ma senza fretta perché prima vi aspetta la cronaca dell’ultima, inesauribile serata. Novello Google Virgilio io vi conduco in quest’Inferno dove aleggiano terribili demoni: KEKKO, Emma, Siani, Cirilli sono alcuni di questi innominabili esseri pestilenziali. Voi seguitemi in quest’avventura sulfurea, *qui*.

Si parte originalissimi, e visto che è San Valentino, ecco che Carmelo Bene ritorna dall’aldilà per recitare Boris Vian. Solo che in realtà è un balletto su Romeo e Giulietta (02:58), una cosa che a San Valentino va bene se vi assicura poi di concupire e copulare con Scarlett Johansson, altrimenti ma anche no.

Joke level: hard

Il premio per il miglior testo va a Kaligola (10:06), una decisione che quindi sprona altri a scrivere distici eterni come:

“Lo si può trovare sempre al parco comunale/ Un angelo barbone che fa guardia contro il male

oppure

“Per la gente del quartiere è un povero demente/ Che cammina senza meta con uno sguardo assente”

Se fossimo al concorso letterario per under 15 questa roba non meriterebbe neanche l’inchiostro con cui è scritta, ma a Sanremo Kaligola ci fa la figura di un Baudelaire.

“Me fai arrossi’ ornitori'”

A 14:00 arrivano i ragazzi di Braccialetti Rossi, ennesimo markettone Rai, prima che giunga sul palco di Sanremo la PFM (18:24) che assieme all’Esercito Italiano (not joking) apre ufficialmente la serata, dopo una ventina di minuti. Fra i tanti dinosauri Prog, loro sono invecchiati malino, ridottisi a attempati artigiani intenti a unire Rock e Classica come si faceva nei ’70.

Partono finalmente le canzoni, su cui abbiamo già speso fiumi di parole 😉 e questa volta ogni cantante è introdotto da un personaggio più o meno famoso. A 28:20 il simpaticissimo Pieraccioni, uno che ha scritto un film in vita sua e l’ha riproposto 8 volte ad un pubblico affetto da amnesia transitoria lacunare cinematografica, introduce Masini.

Questa è stata la donna di Pieraccioni. Neanche Maccio.

Nina Zilli presenta (33:40) un video-incoraggiamento di J-Ax, quel luminare della musica italiana che negli ultimi anni ha: abbandonato il proprio gruppo Hip-Hop, peraltro dopo aver raschiato il fondo ed esser salito sul carro di un Pop/Rock d’accatto; ha intrapreso una mediocrissima carriera solista ammiccando ad un pubblico di fattoni, alternativi di sinistra e nostalgici Peter Pan della bassa Brianza; ha fatto una sorta di tributo spremendo la nostalgia degli anni ’90, l’intero album Deca Dance; ha collaborato per circa 5 mesi ad un progetto con Neffa, mettendo su I Due Di Picche, cambiando nome d’arte per qualche giorno e facendo scomparire tutto nel dimenticatoio dopo il flop dell’operazione; ha fatto il giudice a The Voice Of Italy, vestendosi stravagante ed esibendosi in pose da provocateur davanti ad un pubblico per cui inneggiare alla cannabis e fare doppi sensi sconci è un merito e non un grave caso di sindrome post-adolescenziale meritoria di un TSO. Insomma, Nina, uno che ti può dare grandi consigli su cosa fare della sua promettentissima carriera di decima classificata ai prossimi cinque Sanremo, prima dell’inevitabile suicidio in garage dopo che il disco natalizio cantato a mo’ di Aretha Franklin totalizza cifre degne dell’esordio di Raffaella Fico.

Su J-Ax vorrei solo postare delle immagini VERE di una fan, trovate nello internet. Carrellatona, senza commenti.

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Chiara (38:40) viene raccomandata da Fiorella M’annoia, con frasi degne di cotal cognome, mentre i Dear Jack ci costringono a vedere il faccione di KEKKO (45:28), il quale peraltro ci vuole ancora convincere che i Modà sono una band quando l’impressione è che “il resto del complesso potrebbe essere sostituito a caso“.

La fissa di Conti per la famiglia continua con l’ospitata dei coniugi Manenti (50:50), sposati da 65 anni; che GRANDE MOMENTO DI IMBARAZZO EMPATICO, signori miei! Che gioia rimirar i tempi andati, cari miei!

Lemon Party, l’antefatto

Malika Ayane poi incassa gli auguri di una vetusta Caterina Caselli (59:36), poco prima che arrivi uno dei momenti da ricordare di questo Festivàl. Conti la descrive come un ciclone di energia, ma più che un turbine d’aria sul festival sta arrivando un’epocale shitstorm. Sale sul palco Gianna Nannini, sedicente rocker che negli ultimi anni ha prodotto aberranti prodotti come questo, e che ora spopola con cover di classiconi, proponendosi dunque come interprete di gran classe. Proprio come interprete però la Nannini dimostra gravi limiti di intonazione, di pathos, persino difficoltà a tenere il tempo. La sua performance con l’Immensità (1:50:20) è appena passabile: canta con un filo di voce, caracolla sulle note incerta come una sbarbatella qualsiasi, non convince neanche quando sfodera il suo urlo rapace ormai famoso. Il momento epocale giunge però a 1:11:08 con Sei Nell’Anima, una collezione di errori. La voce si spezza a 1:12:10 per la prima volta, dunque Gianna sbaglia clamorosamente l’attacco 1:12:24, stonando ancora a 1:12:33,. Da qui in poi è una sequela di anticipi sull’orchestra, che la segue a fatica, cantando con la voce che si spezza, persino il supporto di coro e pubblico a 1:13:45, un altro attacco sbagliato a 1:13:55 e a seguire fischi, meritatissimi, del pubblico e tonnellate di imbarazzo diamantino, che potete ben assaggiare in questo video.

Un efficace riassunto dell’esibizione di Giannannini

Per fortuna dopo c’è Nek, ormai chiaramente il mio candidato per la vittoria (1:17:40), introdotto da Max Biagi e Eleonora Pedron.

L’inguardabile Eleonora Pedron, famosa cosmologa

È il momento di un altro super ospite, l’atteso Giorgio Panariello (1:22:57), che prima si esibisce in un divertente Renato Zero portato all’esasperazione. Segue un monologo (1:28:40) diviso fra populismo, ovvietà e qualche spunto divertente. Il momento in cui compare Venditti (1:39:58) è esilarante, pur in un clima da catechismo laico, da moralizzatore sovrappeso con la “c” aspirata.

Panariello nei panni di un Renato Zero da antologia

Arriva Placido Domingo per presentare Il Volo (1:43:01), dunque una tizia che nessuno conosce Alessandra Amoroso fa il tifo per Annalisa (1:48:40) prima che Ed Sheeran arrivi sul palco (1:53:30), mostrandosi capace di rimanere all’altezza delle aspettative, energico e divertente con la sua colorata musica: non sarà una rivoluzione, ma a Sanremo è quasi rivoluzione il suo pseudo-Rap in salsa Folk.  A 2:05:00 ritornano i Boiler, anche se non se ne sentiva il bisogno. Segue Bennato che dà la spinta al brano di Britti (2:09:25), quindi Bollani che tifa per la Grandi (2:14:23); il pianista jazz è l’unico che riesce davvero a strappare un sorriso in questo format del video-presentazione-raccomandazione che sembra lasciare il tempo che trova: si nasconde dietro una mela, stupendo tutti.

Fedez, novello J-Ax della generazione 2.0, incita Lorenzo Mirtillo (2:20:20) mentre quel superdotato di Francesco Renga sprona Bianca Kik-Atzei (2:25:21); Insigna rappa per Moreno (2:30:15) mentre Emis Killa tifa Grignani (2:35:40). Nessuno invece ci mette la faccia per Platinette e quell’altra (2:43:00), ma la parte di nessuno è per l’occasione recitata da Rossana Casale. Marco Bocci fa il video per Nesli (2:48:42) ma a nessuno frega nulla, dopo c’è Will Smith (2:53:50), che si fa una bella chiacchierata con Conti. A 3:00:00 la cosa diventa imbarazzante e gravita attorno agli stereotipi sui negri che fanno Rap. Divertente lo sketch a 3:01:20 con Pino Insegno, scontata Volare  a 3:03:01, ma poteva comunque andarci peggio.

A raddoppiare arriva Margot Robbie, cioè lei, per sostenere il markettone del nuovo film del Fresh Prince (3:05:10).

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“Hey ciao bel maschione che leggi ornitorinconano…”

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“Condividi questo articolo con i tuoi amici su Facebook per me…”

“…ed io potrei…”

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A seguire lo sketch sullo Speed Date (3:19:34), frizzante ma quasi all’una di notte qualsiasi aggiunta alla scaletta può sembrare superflua. A 3:30:00 arriva un grande imitatore di Enrico Ruggeri, il celebre Enrico Ruggeri, che propone un brano degno della gara (non è un complimento, ovviamente!).

Perché si esibisce ancora? Mistero!

La vittoria di Nek sembra scontata, anche perché vince il premio per l’arrangiamento ed il premio della sala stampa (3:36:54), con un Conti spazientito dalle incertezze organizzative, ai limiti dello sgarbato. Carlo deve aver sofferto il picco testosteronico dovuto alla presenza della Robbie, perché pare sul punto di levarsi la maglia e iniziare a percuotersi il petto in segno di dominazione e supremazia sugli altri maschi dell’Ariston.

Carlo Kong

Liquida Nek con una fredda stretta di mano (3:37:15), manco avesse vinto un premio che nessuno ritiene di qualche valore. Malika Ayane vince il premio Un Cantante Morto Famoso ALMENO TUUU NELL’UNIVERSOOOO Mia Martini, cioè il premio della critica. Conti sembra contrariato (3:38:20) anche durante questa premiazione, perde completamente l’entusiasmo e parla dei premi senza interesse, un po’ tipo io e voi. A 3:44:30 arriva il trio che andrà sul podio, cioè Ayane, Nek e Il Volo. Rimane da scoprire solo l’ordine e dunque il vincitore.

Dopo aver lasciato l’Ayane al terzo posto, è arrivato il grande momento di decretare il vincitore. Nek e uno-del-Volo si abbracciano, in un grande momento di imbarazzo empatico: il primo abbraccia Nek, il quale non contraccambia e con movimento elegante ma repentino si scosta. #STACCE (cit.)

hoims

Il momento in cui si infrange il cuore di Nek, quello che poteva emanciparlo per sempre da Laura Non C’è, è questo:

SAFAFDSAGFSGSG

Ed io che per una volta ho tifato per te Filippo, e tu mi hai deluso. Ci ho creduto, io non voglio questi tre tenori denoartri in radio per due settimane d’inferno, non li voglio sentire etichettati come geni perché cantano classicamente e non voglio che le mie orecchie subiscano il torto di cliché come “nuovi talenti”, “grandi promesse”, “Bocelli”, “Pavarotti” in tutti i talk show Rai. Ma tant’è, ora non resta che mondare i canali uditivi con balsamico silenzio, per tre giorni e tre notti. Esausto e sfinito chiudo il sito Rai, riguardo a queste 20 ore di diretta o quasi e mi sento come se avessero dichiarato, ancora una volta, che la Guerra è finita. Se ce la farò, quindi, tornerò alla mia maratona nel 2016; se vorrete, ci rincontreremo qui, nella trincea fetida dove si combatte la mediocrità musicale.

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3 commenti

  1. Ti faccio i complimenti per esserti sorbito tutte le puntate di questo mammuth della televisione italiana, mentre io ne avrò vista mezz’ora complessiva in una settimana.

    Da 92 minuti di applausi l’analisi sulla carriera di J Ax post Articolo 31.

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