Sanremo 2015 – Carlo Cocchioni, Amara La Negra e Hulk Hogan

(Qua potete ripercorrere lo strazio della prima, seconda e terza serata)

Questa quarta serata è colossale: il mastodontico video integrale sfora le quattro ore, e voi potrete seguire con me questo supplizio a questo link. La meno divertente di tutte le puntate, finora almeno, è dominata dal deja vu delle seconde esibizioni e da ospiti sottotono. Se nelle prime puntate ho dovuto usarmi violenza, in questa un tedio sconfinato mi ha devastato l’anima e le gonadi. Per animare questo resoconto, che non può che rispecchiare la monotonia asfissiante della puntata, inserirò immagini non correlate, spigolature ed altre amenità, così da rinfrancar lo spirito.

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Arisa cercare la condanna all’ergastolo di Carlo Conti, all’anagrafe Carlo Cocchioni

Si parte con le nuove proposte, che abbiamo già conosciuto e sui quali possiamo sostanzialmente evitare di ripeterci. A 05:11 parte Credo di Amara, che si sfida con i Kutso e la loro Elisa (09:52): valgono le considerazioni già fatte, soprattutto sulla spumeggiante atmosfera da saga della finocchiona dei Kutso. Alla fine vince lo spirito delle fiere di paese, vincono i Kutso.

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Vi ggiuro che questa immagine si chiama “Amara La Negra”

L’altra seminifinale vede Enrico Nigiotti e la sua Qualcosa Da Decidere (18:20), questa volta in grado di rievocarmi da vicino i Tiromancino: rinnovo l’idea che lui possa spiccare sulle altre nuove proposte. Si sfida con Giovanni Caccamo e la sua Ritornerò Da Te (23:30), un altro dei papabili per un successo post-Sanremo. Come prevedibile Caccamo vince.

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Unesempiodi  Tiromancino

Torna la danza-ombra cinese che abbiamo già visto nella prima puntata (30:40), dunque Annalisa canta Un Finestra Fra Le Stelle (38:50), col suo testo di KEKKO senza alcun senso, l’ossigeno nel cuore e quelle cose là. Da una che la sera prima ha dimostrato di poter cantare un brano della Ruggiero, questa robetta sentimentale da quattro soldi è poco più che un vergognoso spreco di talento. Nesli ci propina Buona Fortuna Amore (45:05) , prima che La Santissima Vergine Emma presenti Irene Grandi e la sua Un Vento Senza Nome (50:59), poca cosa rispetto a Nek e la sua Fatti Avanti Amore (56:05): lui è sempre in formissima, ammicca con i suoi occhi azzurri alle casalinghe di tutta Italia e presenta un arrangiamento che pare appartenere, cosa rara, al 21esimo secolo.

Sanremo Italian Song Festival 2015

Emma in aria di Santità

Dopo, per dire, c’è Bianca Kik-Atzei con Il Solo Al Mondo (1:03:02) e BUM, rieccoci nel birignao drammatico dei patetismi anni ’60. Senza nemmeno più la curiosità di sentire i brani e conoscere le facce dei titolari di questo sterco sonoro, la prima ora scorre lenta come la pece, ottura le sinapsi e relega la serenità ad un irraggiungibile ricordo. Sembra di sniffare vomito di capra.

L’ospitata di Antonio Conte (1:07:32) si apre nell’imbarazzo, con Conti che stranamente perde la bussola e pare in difficoltà. Dopo la chiacchierata, pur sonnecchiante e banale, prosegue fluida, fino a quando I Soliti Idioti si imbarazzano, e noi con loro, per un’altra volta (1:17:40) con Vita D’Inferno. Segue Moreno con Oggi Ti Parlo Così (1:22:24), che mi è un po’ calato fra i possibili vincitori trainati dagli sbarbatelli, a vantaggio di, ahinoi, i Dear Jack: ce lo ascolteremo in radio. Lara Fabian, già con un piede nel dimenticatoio, canta ancora una volta Voce (1:27:42), prima che sul palco arrivi Virginia Raffaele con la sua imitazione di Ornella Vanoni (1:32:40): imitazione fedele, forse troppo tirata per le lunghe, soprattutto a causa del momento di direzione d’orchestra, sinceramente evitabile.

Un nero a mollo è accarezzato da una donna piccola piccola

Segue Mauro Coruzzi e quell’altra con quella canzone tipo Io Sono Un Infisso (1:44:20), una roba inqualificabile che più si ascolta e più si dimostra indecente persino per gli standard sanremesi. La consumatrice di allucinogeni Arisa presenta Lorenzo Ribes e la sua Siamo Uguali (1:49:30), a cui non resta che dire “OH COME TI PERMETTI?”. A 1:54:30 è il momento di Sammy Basso, un ragazzo colpito da una malattia rara e molto grave che lo rende un deforme: Conti dondola fra lo show del dolore, Elephant Man, Rocky Dennis e il catechismo.

A 2:00:34 arriva la Tatangelo, la donna meno adatta al mondo per lo spot di una crema antietà, con la sua Libera, seguono poi Il Volo con Grande Amore (2:06:35), accompagnati durante l’esibizione da un picco di orchite contagiosa che non ha eguali nella storia recente. Questi tre che giocano con la musica Classica in contesto Pop sarebbero suonati originali nel… magari nel… niente, è difficile anche immaginare un tempo in cui sarebbe risultato originale. Ma, SPOILER, non sono gli unici della serata che giochicchiano con la Classica riducendola ad una robetta buona per RDS.

Un grande fan de Il Volo

Il momento risata è dominato da Gabriele Cirilli (2:12:00), che soffre qua e là ma strappa qualche applauso. Seguono Grignani con Sogni Infranti (2:21:30), Malika Ayane con Adesso E Qui (2:28:30) e i Dear Jack con Il Mondo Esplode Tranne Noi (2:28:30), più che un titolo, la minaccia che non mi ha fatto dormire stanotte.

Kutso e Caccamo si sfidano in finale per la categoria “Nuove Proposte”, con la vittoria di Caccamo (2:49:45), meritata e sentita dal cantante nel profondo, tanto che è sembrato travolto dall’emozione. A 2:51:30 lo si vede chiaramente tremare, un po’ come quando ho scoperto che nel pub suonava la tribute band dei Modà (truestory). Quando annunciano che Caccamo ha vinto anche il premio della critica Mia Martini (2:52:00), ho pensato “DAI, MORTE IN DIRETTA!”, ma invece nulla, solo altra commozione. Quando anche il premio della sala stampa “Lucio Dalla” va a Caccamo bramavo un arresto cardiaco in diretta, a reti unificate, mondiale, epocale, totalizzante; ho vissuto due minuti di odio, una bramosia di morte che a confronto Attila era Heidi. I Kutso possono tornarsene a fare i simpatici facendo ballare le liceali sinistrorse.

Nightmare fuel

I Boiler tornano ancora una volta (2:53:11), senza stupire né deludere, dunque Masini-VAFFANCULO ripropone Che Giorno È (2:59:03), e a seguire arriva l’ospitata di Elena Sofia Ricci (3:03:40), markettone incluso e nessuna sorpresa. Nina Zilli propone una magistrale lezione d’italiano: la sua Sola (3:10:26) dimostra bene come un accento modificato possa aprire nuove vie interpretative all’intera carriera di un’artista. Per Britti invece non c’è accento modificato che tenga, la sua Un Attimo Importante (3:14:40) è subito diventata gettonatissima per torturare i prigionieri di Guantanamo. Torna dunque Virginia Raffaele (3:18:40), ma non ne valeva granché la pena, anche perché lo sketch dura il triplo del dovuto e siamo a quasi tre ore e mezzo di puntata, ovviamente senza contare le pubblicità.

Un moribondo Raf mette definitivamente la pietra tombale sulla sua carriera cantando male la sua mediocrissima Come Una Favola (3:24:25), appena prima che Yellow Hulk porti lo scompiglio e canti Straordinario (3:29:07). All’una di notte arriva l’ospitone di questa puntata triste, quel simpaticone di Giovanni Allevi (3:33:20), che Conti definisce “GENIO!” semplicemente perché si sa che se uno compone Classica, automaticamente è un cervellone, un po’ come chi studia matematica è un asociale e chi ascolta Jazz un sofisticato cultore di vini. Poi aggiunge che è un “GRANDE GRANDISSIMO COMPOSITORE” (3:33:30) ed allora mi immagino quali parole avrebbe potuto usare per un Morricone, qualora si abbassasse a venire al Festivàl. Allevi è un po’ l’anello di congiunzione fra Fazio e Conti, fra lo stile intellettualoide del primo ed il nazionalpopolare sensazionalistico del secondo: Allevi è la dimostrazione che il grande pubblico vive di stereotipi e preconcetti, che trangugia la pappa che viene presentata abilmente, e che ne rinfranca l’ego e la vanità. Ascoltare Allevi e dire di apprezzare la Classica è come vendersi da  giramondo visitando il Vaticano e San Marino. L’esaltazione è stucchevole ma Conti la porta a livelli quasi artistici, in un gioco d’eccesso che funziona come una narrazione al limite del reale, talmente esasperata da apparire falsa. Allevi viene definitivo un artista MONDIALE, ma se si prende uno strumentino come Google Trend ci si rende conto che la sua celebrità nel mondo è del tutto paragonabile a quella di Raf, Britti o Masini.

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Fatto 100 il volume di ricerca per Allevi in Italia, l’altro Paese dove avvengono più ricerche Google su di lui è la Svizzera, con un indice pari a 5; seguono Spagna, Regno Unito, Francia e Germania, dove l’indice vale 1, vale a dire le ricerche sono circa l’1% di quelle fatte in Italia. Per capirci, Masini ha 100 in Italia (mercato di riferimento, ovviamente), ma un bell’11 in Svizzera, un 8 in Belgio ed un 3 in Spagna. Morricone, uno che è davvero internazionale, totalizza 100 in Italia, 54 in Georgia, 53 in Repubblica Ceca, 52 in Azerbaigian, 48 in Cile, 39 in Ungheria, 35 in Irlanda, 31 in Belgio, 30 in Bielorussia, 29 in Bulgaria. Così, giusto per farvi capire quali sciocchezze Conti propina al pubblico pur di gonfiare l’ego di un pianista esaltato. La robetta che suona al piano è buona per emozionare gli illetterati della musica e cortocircuita con un Carlo Conti che parla di “umiltà e semplicità” a proposito del presunto GENIO, dopo averlo lodato come se fosse un novello Beethoven. Non c’è più pernicioso arrogante di chi lo fa mostrandosi umile, cercando di dissimulare la propria rotta vanità.

Per fortuna dopo arriva Rocco Tanica (3:40:36), sempre un passo avanti al resto di questo polveroso carrozzone. Poi si presenta Avener (3:45:21), all’una e undici minuti, vantandone i numeri da capogiro su internet, con 11 milioni di visualizzazioni: è davvero un mondo a parte. Per darvi un’idea, Il Pulcino Pio ha superato le 105 milioni di visualizzazioni. Stendiamo un velo pietroso. Caccamo chiude la seratona infinita replicando il suo brano, e tutto va come ci si aspetta. Che strazio pensare che manca ancora un infinita ultima puntata.

(leggi l’articolo sulla puntata finale)

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