Sanremo 2015 – Caccamo, Troll e 8volanti

(ecco i link alla prima e alla seconda puntata)

Rieccoci pronti a riprendere lo shitboarding sanremese, con una seratona divisa fra cover e nuove proposte che potrete seguire assieme a me tramite *questo link*. Conti parte velocissimo con Giovanni Caccamo, un giovine virgulto che ci viene presentato (02:53) da un video tutto sommato incolore (come Emma) e che anticipa l’esibizione vera e propria di Caccamo con Ritornerò Da Te, sin dal titolo un brano palesemente costruito sul tema dello smaltimento dei rifiuti nella Terra Dei Fuochi.

No, purtroppo non è quel Caccamo

Ad essere sinceri Caccamo se la cava egregiamente per essere un esordiente, potente alla voce, educato e impalpabile nei contenuti, con qualche eco di Renga ma senza quella voce portentosa. La sfida diretta è con Serena Brancale (08:00) e ci dice che ama il Jazz e la parola “jazz” viene ripetuta circa 15 volte in un minuto di video. Però ci rassicura, non è una novella Brotzmann, bensì una sorta di imitazione di Norah Jones che presenta Galleggiare (09:20), un brano che troppo facilmente apre la strada a riferimenti fecali nel campo idrostatico. Questa paccottiglia è un Jazz omeopatico, perfetto per animare il vostro apericena chìc con il quale cercate di convincere una nuova ingenua donzella che avete gusti sofisticati solo per poter gioire dei suoi organi riproduttivi per qualche ora.

I voti premiano di larga misura il brio da entertainer di Caccamo, eliminando la soporifera e sofisticata Brancale, che tornerà ad animare i party radical chic.

Subito dopo ci presentano Amara (17:50), che “canta l’amore” (candidato B&L2015). Lei sembra avere il carisma di un acaro e la sua Credo (18:58) parte sussurrata, à la Fossati, poi si inerpica in un crescendo faxato. Si scontra con Rakele con la KAPPA, come KEKKO!, che ci viene presentata con un video (22:55) e che ci dice “il mio scopo è quello di.. di.. condividere la mia musica con altre persone che fanno musica, la musica è condivisione”, costringendoci a candidarla per B&L2015. A 24:25 inizia a cantare Io Non Lo So Cos’è L’Amore, arrangiata come un sofisticato Pop internazionale, attorniato di riverberi ed echi, un brano rilassato ed efebico, dal contenuto impalpabile. L’impressione, come succede spesso, è che Sanremo partorisca da un utero infestato di vermi degli interpreti buoni per cantare brani corrivi scritti da indaffarati mestieranti della musica, non artisti della voce. Non può essere un caso che Arisa ed Emma ora siano a fare le conduttrici.

I voti premiano Amara mentre lasciano nella disperazione Rakele, con un Conti che fa un pasticcio e sbaglia i nomi, illudendo la perdente e confondendo tutti.

A 31:33 succede una di quelle cose che rimarrà nella storia di Sanremo. Un novello Malmsteen (video obbligatorio), italianissimo, Federico Paciotti, si prodiga in un assolo di Metal neoclassico, con soli 31 anni di distanza dal celebre esordio del chitarrista svedese, un record di modernità per Sanremo. Se andiamo di questo passo nel 2038 ci sarà un epigone di Burial. Peccato che poi diventi opera lirica fine a se stessa, arrangiata con l’eleganza che solo i Manowar possono vantare.

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Federico imita magistralmente la stipsi

Inizia poi una lunga carrellata di cover, interrotta solo dagli ospiti. Raf canta Rose Rosse (39:02) in una versione caraibica. Rocco-Raf è leggermente più in forma del giorno precedente ma comunque si dimostra buono al massimo per animare un villaggio vacanze: continua a stonare, è impreciso e insicuro. Irene Grandi presenta Se Perdo Te (45:10) in una grintosa versione Rock perché lei è rocker nell’anima, è dolce e ribelle, c’ha l’energia che proprio ti travolge emmobbasta con ‘ste storie, via, Irene è quella dell’album natalizio mica è ozziosborn. Sembra più coraggiosa, in tale contesto, la decisione di Moreno, che ripropone in una versione Reggae-Pop di Una Carezza In Un Pugno, anche se non è esattamente questo. Nel complesso sembra una di quelle cose sbarazzine degna di uno spettacolo di Fiorello, una sensazione che il “”freestyle” non riesce a fugare; ma l’ammicco al pubblico di questo giovine peperino con questa cover basta ad alzare ancora di più le sue quotazioni per la vittoria finale, quantomeno quella che sarà decretata dagli ascolti in radio e online. Dopo arriva quella cariatide prematura di Anna Tatangelo con Dio Come Ti Amo (55:28) e la campionessa del birignao ci ricorda perché il suo titolo è inattaccabile. Quando canta brani mummificati è pienamente a suo agio, non sente assolutamente la necessità di svecchiarli; si narra volesse proporre una versione monodica, che è sembrata troppo attempata persino a Beppe Vessicchio.

Dopo questo poker di scorie musicali, arriva il collegamento (1:00:40) con una troll dolls della Dam:

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Incredibile come questa bambola ricordi da vicino la nostra astronauta Samantha Cristoferetti:

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Detto questo, la gravità zero è una cosa fighissimissima! Dopo I Soliti Idioti cercano di farsi passare per i nuovi Cochi e Renato, con risultati di grande imbarazzo empatico (1:11:30), cantando È La Vita La Vita. Sembrano un’imitazione scartata per l’altro programma di Carlo Conti. Accanto a una bomboniera di settanta chili chiamata Emma viene dunque introdotta Chiara Galiazzo Ebbasta con Il Volto Della Vita (1:16:15): niente di originale, ma lei è una delle voci più pure di quest’edizione, anche se il pastrocchio che ha sulle mani distrae non poco dall’ascolto.

sanremo-2015-festival-chiara-chiara-galiazzoChiara dopo aver selvaggiamente concupito con Re Mida

A 1:20:46 una sempre in formissima Emilya Argan Arisa presenta Nesli e la sua Mare Mare, davvero stravolta rispetto all’originale, più nella strofa che nei ritornelli. Nesli dice “merda” nel suo “”freestyle”, porca miseria Marco-VAFFANCULO-Masini! E poi ragazzi, il look figo di Nesli dove lo mettiamo?

LAPR2000Il Rob Halford di Senigallia

Poi arriva Nek con Se Telefonando (1:26:30), dimostrandosi ancora una volta il più trascinante fra tutti, piegando un classico al suo stile enfatico. Dopo ci dovrebbero far ridere Luca e Paolo, che cantano un loro brano (1:30:20) e la vera notizia è che… ci riescono: un pezzone degno di Rocco Tanica che ironizza sui morti eccellenti tributati in queste sere ogni 15-20 minuti. Non voglio davvero rovinarvi questo momento, che potete seguire anche in questo video apposito, e che spazza un po’ della retorica spicciola di queste giornate. L’insistito “Ciao” dei due è forse il vero tormentone di queste prime serate. Il ritmo e la sintonia nelle gag successive, compresi i riferimenti a Capanna-Giletti, sono forse troppo per una parte del pubblico, ma io vi ho tratto il refrigerio mentale in questa traversata nel deserto dell’arte musicale.

Poi arrivano altre quattro cover. I Dear Jack con Io Che Amo Solo Te (1:41:55) che neanche con le chitarre elettriche riescono a non sembrare un’alternativa ai Modà per presunti rockers. A 1:48:15, presentati da una sempre WOW Rocio, c’è Platinette e Grazia Di Michele che propongono Alghero, dimostrando che i due proprio non sanno cantare e che possono solo sperare di distrarre il pubblico con un look carnevalesco. Come al solito, Rocio che presenta Platinette è un nuovo caso di…

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Segue Bianca Kik-Atzei con Ciao Amore Ciao (1:53:20), un altro sottoprodotto dei Modà e Giusy Ferreri, a giudicare dall’esibizione, nonostante l’invasiva chitarra elettrica. Al minuto 1:57:56 c’è Britti e Io Mi Fermo Qui perché un’intera serata di cover è davvero troppo. No, scherzo, continuo per voi amici *ammicco ammicco*: la canzone è splendida, lui fa il compitino che ci si aspetta comprese le schitarrate che di fatto lo rendono più credibile di un Grignani o di un Nek come “rocker” cantautorale.

Doppietta di ospiti: Massimo Ferrero che imita se stesso (2:02:20), quindi gli Spandau Ballet (2:09:00) che sono padroni del momento nostalgia, imbolsiti ma ancora capaci di emozionare. A 2:20:45 una rossissima Rocio presenta Una Città Per Cantare nella versione di Lorenzo Fragola. Un ibrido fra Ron e Marco Mengoni, qualora vi interessi. Il Volo esegue una versione pomposissima di Ancora (2:25:25) anticipando l’arrivo di Vittoria Puccini (2:29:45).

463302330A una così si perdona pure il markettone

Dopo (2:35:15) Arisa drogata di anestetico presenta Annalisa con Ti Sento. La presentazione vale più del brano, visto che la cantante-presentatrice sembra in preda ad allucinogeni, in botta-pesa come diciamo noi ggiovani. Gustatevi tutto quanto questo video. Annalisa riesce a replicare decentemente un brano difficilissimo da cantare, ma tutti sbiadirebbero a confronto di questo. Poi c’è Lara Fabian con Sto Male (2:41:10) e sarebbe più divertente un monologo di Fabio Volo sull’amore. Tornano Luca e Paolo con un pezzo sul matrimonio (2:47:40) e sui gay, ma non valgono l’ironia di prima.

2:56:40 e arriva Grignani con Vedrai Vedrai, che biascica come suo solito, seguito da Nina Zilli e Se Bruciasse La Città (3:00:055), che fa notizia più che per la sua incolore versione del classico, per il suo ignobile vestito.

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Più originale Vivere di Malika Ayane (3:06:00), che ci ricorda che nel mondo reale ci sono più fan di Vasco che di Tenco ed Endrigo. Versione scolastica, in fondo, ma ci si accontenta. Marco Masini ci propone invece Sarà Per Te (3:12:40), impeccabile e composto, senza nessuna sorpresa. Perde così, qualche punto-vittoria.

Torna Paciotti-Malmsteen dopo 3:17:30 di video, perché sennò veniva fuori una cosa troppo sintetica. Ci racconta la sua storia, che è davvero simile a quella di Yngwie, e propone una tamarrata che levati, anticipando Rocco Tanica, sempre divertente (3:24:00). Vince la gara fra cover Nek: ci poteva andare peggio. A 3:34:20 il brano vincente, Se Telefonando, viene cantato nuovamente, come di rito.

Terza puntata mastodontica, creata per gli interpreti e non per i creativi, ha visto spiccare pochi e affondare molti. Nek si conferma fra i più papabili per la vittoria, sarebbe un bis comprensibile, visto quel che capita sul palco. Stringetevi attorno a me in questo momento difficile, mancano ancora due serate. È difficile, molto difficile continuare questo straziante scorpacciata di aborti musicali.

(leggi cosa ho scritto sulla quarta puntata)

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