Sanremo 2015 – Sagat, 8volanti e la prova definitiva che Rocco e Raf sono la stessa persona

(qua il link all’articolo sulla prima puntata)

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Carlo Conti fa il napoletano per ischerzo

(Potete seguire questo articolo e soffrire con me a *questo link*)

La seconda serata del Festivàl, quella dell’11 Febbraio, ci evita l’anteprima di VENTICINQUE minuti, parte velocemente e ci catapulta sulle nuove proposte, che si sfidano a coppie con eliminazione diretta. Dopo 4:38 ebbasta arrivano i Kutso che cantano Elisa: il cantante è un invasato ben sostenuto dai briosi arrangiamenti con tanto di fiati e capace canto istrionico ai confini del birignao, con quello zumpà-zumpà che funge da sottofondo ideale per il trioieggiare della vostra ragazza in Erasmus il venerdì sera. Neanche il tempo di capire l’ultima immagine di tradimento oltre confine, che l’eburneo Carlo ci imbocca con la seconda nuova proposta e introduce Kaligola e la sua Oltre Il Giardino. Questo regazzino Rap, di soli 17 anni, ci dice nel video di presentazione che (8:15) “l’autobus è come un cinema, con le sue tante finestre e un mondo da osservare”, il che mi suona stravagante contando che da me l’autobus sembra più un mix fra Le Vele di Scampia e un ospizio per genitori odiati dai figli. A 9:10 scopriamo che dirige l’orchestra nientepopodimeno che SUO NONNO: un altro grande momento famigliare dopo i calabresi che campano fecondando uteri mentre cuoce la parmigiana di melanzane. La prestazione è imbarazzante, lui è emozionato come Travaglio a una sentenza contro Berlusconi e prende coraggio solo col tempo: se avesse composto una Nona avrebbe concluso come novello Eminem, ma in tre minuti scarsi giunge a un ibrido fra Truce Baldazzi e Lil Angel$.

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L’imbarazzo allo stato solido

Col televoto viene eliminato Kaligola, vincono i coloratissimi Kutso, in quota gruppi per studentesse di Lettere E Filosofia che apprezzano di elargire le proprie pudenda come se non fossero di loro proprietà. Prima o poi dobbiamo pur rimpiazzarli ‘sta Bandabardò, no?

Dopo si sfidano Enrico Nigiotti (17:30) e Chanty. Il primo presenta Qualcosa Da Decidere, che incredibilmente non è un working-title. Non posso fare a meno di immaginarmi questo:

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Lo stile è una via di mezzo fra Jovanotti, gli Zero Assoluto e Emma Marrone, soprattutto per quella carica melodrammatica degna del peggior discount emotivo. Inoltre sembra Grignani vent’anni fa, con quel suo stile da ragazzo selvaggio buono per una birra e del sesso promiscuo (vedi foto).

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Un novello Grignani

A seguire Chanty con Ritorneria, che nel video di presentazione (21:28) si capisce che è una di quelle cantantesse che fa tutte le cose con la voce tipo Giorgia da quando è nata. Prima o poi la finiremo nel Pop italiano di replicare all’infinito le acrobazie delle dive Soul, e sarà un lieto giorno di giubilo, ma è comunque da valutare l’ipotesi che giunga prima l’inesorabile morte termica dell’Universo.

Il televoto elimina Chanty e premia Enrico.

Dopo uno spettacolo di ombre cinesi e danza che mi è sembrato l’ideale per espletare bisogni non delegabili ecco che (35:13) si torna ai Campioni dell’Imbarazzo Empatico, con Nina Zilli, che per chi se lo fosse persa è la versione italiana di Amy Winehouse, che era una scopiazzatura delle dive Soul dell’epoca d’oro. Per questa infinita catena di derivatività la Zilli con la sua Sola suona originale come “buongiorno un cazzo!” scritto su Facebook il lunedì mattina.

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Amy Zilli

La Zilli è così prona agli stereotipi che sembra una parodia in ogni sua mossa, in ogni suo guizzo vocale, persino negli arrangiamenti calligrafici di Mario Pagani gonfi di fiati e chitarre elettriche. Una melma viscida di cliché sulla musica nera americana,  così come è stata interpretata dai bianchi europei; una melma lasciata maturare nel Sole del Bel Paese, per anni, filtrandone un percolato pernicioso di mossette, di citazioni, di abiti sgargianti, di termini vacui, di imitazioni al cubo (in quanto imitazioni di imitazioni di imitazioni). Prendiamo la musica tradizionale napoletana, quella di Roberto Murolo e altri. Pensate se un Tailandese, che per comodità immagineremo essere Sagat di Street Fighter, si ispirasse a lui per costruire una carriera (Sagat sarà il corrispettivo di Amy Winehouse), dunque perisse inaspettatamente, lasciando un vuoto incolmabile che interessa il mondo dei social network per le ormai classiche 18 ore di volatile quanto estremo lutto.

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Sagat e la sua passione per la canzone napoletana

Immaginate poi che un altro cantante, cinese, che per l’occasione sarà interpretato da quell’imitazione spudorata di Bruce Lee che è Fei Long, si sia ispirato a Sagat che copia Murolo et al. per comporre brani di musica napoletana tradizionale in mandarino, e che continui a presentarsi in pubblico così addobbato come un incoerente mix di stereotipi di: francese effeminato, gangster sicialiano, Toto Cutugno e Gigi D’Alessio. Cosa pensereste voi di una simile nefandezza?

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Fei Long e la sua passione per Sagat

Non resta che guardare avanti con speranza, ottimismo, energia, sorridendo al domani almeno finché non arriva Marco-VAFFANCULO-Masini, uno che è capace di rendere straziante anche una vincita al Superenalotto, il maelstrom dentro il quale vorticosamente cola il malessere dell’Universo. Con la classe propria degli anatidi, Arisa presenta (41:15) dunque Che Giorno È, a cui è fin troppo rispondere “Mercoledì” e chiuderla qua. Invece no, parliamo di questo Masini tatuato, FILF q.b., che si immola da performer consumato, che colpisce al cuore molle del pubblico nazionalpopolare con crescendo lancinanti, parlando di niente ma con piglio personale (semicit.).

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Col tatuaggio ti dice “E chi se ne frega

Un credibile candidato per la vittoria, su cui punterei volentieri i soldi che guadagno/ affittando il mio corpo ad ore/ in un bar di periferia/ senza più lacrime da regalare/ agli orfani nudi sulla statale. Scusate mi sono lasciato conquistare dal Masini. Però questa volta niente parolacce, si è scelta la fama invece della gloria che avrebbe potuto portare qualche turpiloquio all’Ariston. Masini, insomma, non è un novello Signor Giancarlo, e ci ha levato il piacere di un ritornello come questo:

Vivere cadere vivere e SCOPARE Ricominciare Come la prima volta Dimmi STRONZA che adesso t’importa E smettila di CAGARE Vivere ed amarsi vivere e lasciarsi vivere e Riconquistarsi Come l’ultima volta In questa vita che È TROIA

Non te lo perdonerò mai, Marco-VAFFANCULO-Masini. A 46:02 torna Emma, vestita non più da disco ball ma da Rocio. Presenta (47:10) Anna Tatangelo, che canta per l’occasione con la sua gioventù perduta.

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“Potevo essere una modella, ma ho preferito la vecchiaia precoce”

Il brano è di KEKKO, e si chiama Libera. Sembra una cosa dei Modà con tutte le note allungate, il dramma emotivo, il tema amoroso trattato con l’estro di un duogongo. A liberarci da questa sventola ridottasi a donna in menopausa in pochi anni ci pensa l’ospitata di Joe Bastianich, che insomma ci fa ridere perché parla strano #cheriderissimo.

Dopo Arisa presenta Rocco Siffredi Raf (57:30) e la sua Come Una Favola. Ho una grande attesa per questo brano perché Raf mi sembra il più assurdo fra i big in gara, visto il suo look da trafficante di clementini del Tavoliere e il suo delirante sproloquio nel video-anteprima. Prima però, vorrei dimostrarvi come la certezza convinzione supposizione che Raf sia in realtà Rocco Siffredi è supportata dal fatto che ESISTONO LE PROVE. Ad esempio, ecco alcune foto di Raf e Arisa in cui è impossibile distinguerlo dal Rocco che invase la Polonia nel famoso film:

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Prove inconfutabili

Questo dimostra chiaramente che Rocco e Raf sono due identità della stessa persona, e che “Infinito” è un aggettivo che si può adattare a più cose. Ma torniamo a Raf, che canta ‘na lagna spassosa come la telecronaca della precessione degli equinozi. Lui ha una voce poco potente, stona spesso e volentieri e ha scritto un testo ricolmo di vuoto pneumatico. Lo stesso titolo, “come una favola”, è un nuovo candidato al premio “Banale e Lamponi 2015”. Torna Rocio e nulla ragazzi, parlano le immagini:

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Da applausi

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Lascia a bocca aperta se stessa

Sanremo, 65mo Festival Della Canzone Italiana - Seconda Serata

Bella ammamma

L’ospitone è Biagio Antonacci, che non è in forma come Tizianone ma criticarlo quando abbiamo Raf e Nina Zilli è davvero superfluo. Certo, magari l’omaggio a Pino Daniele (1:15:35) è un po’ telefonato, dopo il Siani di ieri, ma è nelle corde di Antonacci, che la interpreta con il mestiere di un professionista del canto.

Compressa fra due grandi ospiti c’è l’esibizione de Il Volo, con Grande Amore (1:21:00), che col titolo subito vince una nomination per “Banale e Lamponi 2015”. Loro hanno un approccio lirico, operistico che li fa somigliare ad un mix fra musical Disney ed una boyband.

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Tre Fonzie lirici

Ma altre due perle nel testo meritano una nomination per B&L2015:

“Tu sei il mio unico grande amore” “Dimmi che mai Che non mi lascerai mai.”

Troppo facile, voi vi siete costruiti la canzone per vincere il premio, suvvia! Ma passiamo a Charlize Theron, che sta a Emma e Arisa come Pavarotti sta ad Al Bano. Anche qui, bastano le immagini:

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Ora, senza guardare wikipedia, indovinate quanti anni ha questa donna e veneratela come una dea, sacrificandole parenti e amici in segno di apprezzamento. Dopo persino Rocio che balla (1:40:20) viene sminuita, anche perché c’è profondo disagio nel vederla ballare sensuale e sorridente mentre si omaggia un altro trapassato celebre, Pino Mango, con tanto di pianto finale.

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Lasciamo dunque questo #Necroerotismo e l’#8volanteormonale. Seguono le esibizioni di Irene Grandi con Un Vento Senza Nome (1:42:50), una incitazione alla più gargantuesche delle orchiti, e di Lorenzo Fragola con Siamo Uguali (1:48:05), una cosa scritta anche da Fedez, che io a Fedez non farei scrivere neanche il nome sulla cuccia del cane, probabilmente a ragione visto il grigiore sconfinato del brano intonato dall’estivo frutto.

A farci ridere questa volta dovrebbe essere Angelo Pintus (1:53:01), che funziona meglio di Siani ma bomgibomgibombombom. Poi parte il momento patetico, il clown triste e sconsolato che parla di fratellanza e… l’immagine riassume il concetto:

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Sad Pintus

Poi arrivano i soliti idioti (2:10:50) che fanno l’ironia goliardica che tanto ci piace usare per sterilizzarci gli organi riproduttori, ed ironia vuole che siano presentati sul sito Rai come Biggio e Mandelli (I Soliti Idioti), che è una cosa capolavorica. Vi immaginate se esistesse una didascalia su ogni personaggio che arriva a Sanremo? Per esempio avremmo Joe Bastianich (Lo Stronzo Di Masterchef) oppure Charlize Theron (Il Culo Dello Spot Martini Vecchio). Si esibiscono con una banda molto colorita, con un approccio da teatranti che sembra la versione retrò delle gag che sono state di Elio E Le Storie Tese due anni fa. Roba da goliardia locale, poco di più, che fungerà da riempitivo in uno di quei collage che Rai Tre ci propina le sere estive. Ci sono le parolacce, capito Masini?

Dopo un’ospitata di Pino Donaggio (2:15:00) , che porta un po’ di anzianità in un Sanremo stranamente giovane arriva Bianca Atzei (2:21:00) con Il Solo Al Mondo, che noi amorevolmente chiameremo Kik. Il brano di Kik Atzei è scritto da KEKKO e ha gli ingredienti che conoscete già: amore, dramma, vocali prolungate in grida su grida… grazie ancora KEKKO per essere in grado di trasformare in Modà tutto quello che tocchi, sei un colossale ammasso di retorica dei sentimenti massmediali che inzozza tutto quel che sfiora di una melassa rancida di “nananana”, poesie da catena-di-montaggio e tantissime vocali sacrificate per note prolungate con autentico disprezzo di ogni musicofilo.

Dopo l’ospitata di Nibali (2:25:40) arriva Byron Moreno, col suo Rap addomesticato, papillon e tema emotivo, sorriso per le riviste e baffetto hipster.

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Gangstamici

Sembra l’unico uscito da questo decennio e dal mondo reale, dove l’Hip-Hop è un po’ ovunque da anni anche nelle classifiche italiane. Non ha un flow killer, ma se la cava bene, fra banalità e qualche provocazione ruffiana, tanto moderata da non spaventare nessuno: potrebbe mettere d’accordo tutti, e vincere trainato dai voti dei giovanissimi.

La parte finale è uno show che ha poco a che fare con la musica, un “varietà”. Prima markettone per Amendola e Argentero (2:37:50), poi i Boiler che replicano dopo la prima serata (2:45:20), un leggero diversivo che forse meriterebbe una orario più valido delle 23:58 (\m/). A 2:50:20 arriva Conchita Wurst, il personaggio-drag queen che vinse l’Eurovision. Conti lo chiama Tom, dimostrando di aver completamente incompreso come funzioni il suo personaggio. Il balsamo di questo varietà finale è Rocco Tanica (2:57:50) che dimostra come si possa fare un’ironia diversa, ricercata e migliore, certo a orari draculei. Quello che arriva dopo, cioè Zanetti (3:04:35) e quindi Marlon Roudette (3:09:45) sono ospitate che stiracchiano il finale oltre il necessario.

La terza serata, gente, sarà a base di cover di brani famosi, ed io mi sento già esausto, quindi aiutatemi come potete!

(leggi cosa ho scritto sulla terza puntata)

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