Sanremo 2015 – I Campioni Dell’Imbarazzo Empatico

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L’edizione 2015 di Sanremo è all’insegna di una dei grandi protagonisti del Festivàl, l’imbarazzo empatico. Perché se c’è qualcosa che ancora oggi mi spinge a immergere le mani nel torbido di questa zuppa di deiezioni eterogenee è la volontà di pescare qualche perla trash, qualche vertice kitsch, qualche magistrale momento di imbarazzo empatico. Per chi non lo sapesse, l’imbarazzo empatico è quella sensazione di disagio che si prova conto terzi quando qualcuno si ridicolizza e voi lo osservate farlo. Se volete spiegarlo a quella ragazzina hipster con la Lobo che avete conosciuto al concerto degli Alt-J, potete dirle cringeworthy e magicamente ella si renderà disponibile a concupire con voi ascoltando i Neutral Milk Hotel e sorseggiando una bottiglia di sidro alle pere lasciata a lato del letto.

Tornando a noi, si diceva di Sanremo 2015, di questa prima serata, di questa prima estenuante tappa della maratona televisiva per eccellenza. Come ben sapete, a far maratone si soffre di solitudine, quindi se volete potete farmi compagnia a ripercorrere questo tragitto a ostacoli fatto di Emma Marrone, Siani, Platinette e Al Bano cliccando qui, su *questo link*. Io vi dirò a che minuto si trova quello di cui parlo, qualora nelle vostre pratiche BDSM vi sia stato ordinato un tale supplizio come punizione per essere venuti meno agli ordini del padrone. Poi magari siete solo curiosi, certo 😉

Si parte con l’anteprima, quella parte che fu di PIF l’anno scorso, un uomo ancora oggi gratificato dalle graziose poesie che scrivono su Facebook alla sua ragazza. Quest’anno è un video dove i vari partecipanti fanno cose buffe e simpaticone che proprio te la ridi! Nel primo minuto e mezzo c’è Irene Grandi che imita Al Bano, un “Benvenuti brutti stronzi” dei due Premi Nobel de “I Soliti Idioti” un “incrociate le dita, ruotate le FALEANGI” di una tizia che sembra una perdigiorno della Stazione Centrale che ha un tatuaggio di Bob Marley sopra il coccige creato per deliziare colui a cui elargisce le terga (ma è un cosplay di Amy Winehouse Nina Zilli). Poi un Raf che sembra un parcheggiatore abusivo di Casavatore, addobbato come un sottoproletario che va a buttare il rusco dopo una notte dedicata all’alcool e alla pornografia dell’Asia Centrale. Ah già, poi c’è Platinette, ma ne riparliamo. A 01:10 circa c’è Moreno, il famoso arbitro dei mondiali il rapper di Amici, che dice una cosa come “la città è con la focaccia e spero che la canzone vi piaccia”, una rima che ha improvvisamente fatto sembrare Marracash il nuovo Eminem.

Se anche tu ti sei chiesto chi sia Lara Fabian, non ti preoccupare: ieri sera la sua pagina di wikipedia ha avuto un numero di visite pari a circa 40 volte quelle che riceve in un’era geologica. A 4:50, poi, una nuova testimonianza della rarissima e grave malattia che affligge Anna Tatangelo, che parla della nuova generazione come un veterano del Vietnam parla dei Social Network. Prendetevi un momento per realizzare che Anna ha solo 28 anni, ma le daresti l’ergastolo.

Poi arriva un grande momento. Come quando un Gin senza Tonic, come un Natale senza Boldi, non c’è Sanremo senza frasi banali e prima di tutti ci arriva Chiara Galiazzo, già passata alla storia del popular trash con questo spot. A 6:30 dice “C’è comunque un ritorno anche a… alle belle canzoni, quelle semplicemente belle”. Grazie Chiara, già finalista per il premio “Banale e Lamponi 2015”, che assegneremo a fine Festivàl. A 7:15 però tirano la loro zampata anche i Dear Jack che ci spiegano, di grazia, che la loro canzone racconta come “Noi giovani possiamo sollevare il mondo che ci circonda”. Emma-Non-È-L’Inferno sarebbe fiera di voi. Masini, invece, porta con se il suo carico si depressione e a 8:18 dice che è lì per “far finta di essere ancora un ragazzo”. I produttori di lamette avranno un Febbraio glorioso, gente! A 8:49 arriva la notizia che tutti temevano potesse giungere a noi, un giorno: Giorgia Palmas ha deciso per una liposuzione alle natiche Cristina d’Avena tenta una carriera nel porno La Pimpa muore di morbillo uno degli autori delle canzoni è KEKKO dei Modà. A 13:58 Annalisa, con la cera di un ghoul e l’entusiasmo di uno stagista in proctologia, cerca di convincerci che la sua canzone è solare e gioiosa, sortendo lo stesso effetto dei tossici in centro che vogliono buggerarci con la storia che hanno la bambina in macchina e hanno bisogno di 3€ per la benzina. Poi a 14:30 un nuovo candidato “Banale e Lamponi 2015”: “Io parto dal presupposto che se una canzone può sensibilizzare una sola persona, ha diritto di essere e di esistere”.

Poi, come nei migliori esempi del nazionalpopolare, la realtà supera la fantasia, ma prima gli si affianca e alza il dito medio. Raf descrive il suo più celebre successo nel neolitico, “Infinito” e dice a 15:18: “La canzone parla proprio di questo, di un grande amore che… ehm…ha un grande senso di eternità, che sfugge al tempo”. Ma, COLPO DI SCENA, sta in realtà parlando della canzone di Sanremo. Giunge dunque spontanea una domanda: possibile che Raffaele Riefoli scriva brani basandosi sempre sul comunicato stampa che uno sfaticato tirocinante del Salento ha scritto per lui nel lontano 2001?

Biggio e Mandelli dicono che la loro canzone racconta “Dell’Inferno che si vive nella vita di tutti i giorni”. Te lo dicono con questa faccia:

Biggio Inferno

Ma poi riecco Raf, che parlando del suo testo crea uno dei momenti maggiori di imbarazzo empatico che io ricordi. E dice a 19:04:

“Le api… si posano sui fiori,

e vedrò le nuvole

disegnare il cielo”

Grande poesia cringeworthy, soprattutto se recitata con un look da disadattato del sottoproletariato molisano, gesticolando così: hhvi4

Dopo VENTICINQUEMINUTI finisce l’anteprima. VENTICINQUEMINUTI.

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Incredibile: quello in foto non è Raf

Poi ecco che arriva Carlo Conti, e no, non vi farò battute sul fatto che è un immigrato, nero, lampadato, abbronzato perché diamine per quelle c’è Siani e Panariello. Invero l’anteprima è molto più interessante di quello che viene dopo, perché come sempre manca un po’ di ritmo e la musica è troppo diluita in uno show che ricorda molto il polpettone della mensa universitaria, con più Al Bano e meno violazioni delle norme HACCP.

Ecco che iniziano a cantare, dopo una trentina di minuti. La prima è Chiara Galiazzo, che per motivi di rime è semplicemente Chiara. No, non fa rima solo con imbarazzo. A 30:00 parte la sua Straordinario, dove la colossale Chiarona singhiozza in un Pop orchestrale che sarebbe piaciuto assai a Ötzi per la sua freschezza. Ecco una foto di Chiarona:

Yellow_Hulk

Ops, scusate, ecco quella giusta:

Chiara

Lo so, sembrava meno gigantesca nella versione Yellow Hulk.

Poi arriva (34:00) la presentazione della prima “valletta”, Emma Marrone Marrone solo Emma, una nostra vecchia conoscenza. Addobbata come un ibrido fra un viados e un albero di natale, già con i lacrimoni della ragazza super emotiva, è pronta a raccontarci la sua divertentissima storiellina da ex-vincitrice, che mi allieta come una pinta di sudore di Galeazzi ad Agosto bevuta alla goccia. Nella foto, è protagonista il melodramma:

Emma

Nella foto che segue è invece protagonista indiscussa la goffaggine:

Emma-ball

Segue dunque Gianluca Grignani (37:40), la cui cosa più interessante fatta negli ultimi anni è aver rovinato un concerto di un amico, presentandosi sbronzissimo. La canzone si chiama Sogni Infranti, e potrebbe venire fuori dallo stesso disco di Falco A Metà, a ben rappresentare la crescita artistica del lungocrinito milanese: inesistente.

Per destare gli animi ecco che arriva la seconda valletta (42:30), una gnoccona come di rito: ARISA! (vi ho perculato!).  Entra goffa, lenta, autoironica come da copione, impacciata come un quindicenne che nel tempo libero programma in Phyton e che all’improvviso si trova protagonista di un threesome con Sasha Grey e Giorgia Palmas (prima della liposuzione!). Ad esempio qui fa “ehmmmm” perché non sa come presentare Alex Britti, tipo 50 secondi dopo essere entrata sul palco (44:10), senza peraltro riuscirsi a coordinare con Carlo Conti.

Arisa

Alex Britti presenta Un Attimo Importante (45:16), che alla faccia di lui che parla di “grattate” Blues con la chitarra, è una robaccia Pop sentimentale che #AridateceLaVasca.

Poi l’ospitata della famiglia più numerosa d’Italia, dei calabresi che hanno prodotto 16 figli e che ben si inseriscono nel conservatorismo sanremese. Difatti Inseminator il padre esordisce ringraziando “Il Signore” (51:29) dicendo che i figli “sono opera di Dio” non “opera umana”. E dopo questo RVM di Sanremo 1960, quindi… ah no, siamo davvero nel 2015, poffarbacco! Conti marca la frase “STRAORDINARIAMENTE NORMALE“, e vai terzo candidato per “Banale e Lampone 2015”.

Poi Emma decolorata annuncia Mailka Ayane e la sua “Adesso È Qui” (55:20), con la leggiadra voce di un hangover catarroso: soave, elegante Emma che sembri una disco ball del Lidl. La canzone è quello che ti aspetti, senza infamia. Tanto dopo tutti si dimenticano di tutto, donne e uomini, quando entra Rocio Munoz Morales, che ci ripaga di Arisa e della disco-ball, e che fa foto così:

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E che si presenta a Sanremo vestita di rosso, facendo scomparire tutto il resto e non facendo notare granché neanche che dice cose senza senso alcuno. Eccola:

Rocio(NO, non sta dicendo “venticinque” anche lei)

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Poi arriva la parte di Sanremo dedicata a Tiziano Ferro, che uno non gli può volere granché male a Tizianone, anche se di album in album arretra verso Massimo Ranieri (grazie internet). Canta un brano inedito, Incanto, e sembra un gigante fra tanta paccotiglia (1:14:33).

Arriva quindi il momento dei Dear Jack con Il Mondo Esplode (1:22:00), come inevitabile conseguenza della loro mediocrità. No, scherzavo, è il titolo della loro cosa canzone, una versione più Rock dei Modà con un testo d’imbarazzo totale e banalità Pop/Rock a profusione. Tralaltro è cantata con svariate imprecisioni, con suoni impastati e ovattati: prestazione da live al Palasport, non da Sanremo.

A farci ridere arriva Alessandro Siani (1:26:40) che passerà alla storia per aver preso in giro un bambino grasso (1:27:25) nella prima fila, uno scivolone persino per un comico di terza categoria come lui. Poi hanno cercato di riparare con questa foto, che si commenta da sola:

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Il resto è un trionfo di ovvietà, sul Conti-negro, Conti-immigrato, Salvini-immigrati, Salvini-terroni, Salvini-Conti, Brunetta-basso, Pino-Daniele-morto e così via. Mi chiedo se si possa essere più didascalici, strappalacrime e patetici di questo:

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Che non a caso mi ricorda uno dei campioni del patetico, questo Panariello.

Segue dunque Lara Fabian (1:46:31) che come tutti sapete è una cantautrice e compositrice belga con cittadinanza italiana naturalizzata canadese. Dotata di grande disinvoltura nel canto in diverse lingue; nel suo repertorio, principalmente francese, vanta infatti anche pezzi in italiano, inglese, spagnolo, e interpretazioni in portoghese e tedesco.È una delle più note esponenti del panorama musicale francofono a livello internazionale; la sua voce è una delle più potenti e acute del panorama canoro mondiale. Ad oggi ha venduto oltre 20 milioni di dischi in tutto il mondo. Io sono bravo a copiare da Wikipedia, inoltre. Si tratta di uno di quei casi in cui un artista in Italia non è famoso, ma ci viene propinato a Sanremo perché questo abbiamo trovato. Visto che è famosa per la sua voce, canta Voce, un po’ come se Rocco cantasse… è troppo facile. Sensuale e divertente come Celine Dion, è una cosa che se la volete prendetevela all’estero. Anche perché dopo ragazzi, dopo c’è…

AL BANO E ROMINA POWER! 

A 1:53:30 il sogno trash kitsch più incredibile di sempre diventa verità: loro due sul palco, insieme, di nuovo! Al Bano ha già fatto faville con alcune cose epiche, anni fa, di cui ho già parlato. Romina è impacciatissima, l’atmosfera è quella della fiera della ricotta al limone e della frappola. Tutto troppo bello, troppo imbarazzo empatico tutto insieme! Ragazzi, fanno Felicità, con gli acuti d’ordinanza!

Albano e Romina

Guardatelo, il DIO del KITSCH:

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A 2:05:03 poi Alby parte con un brano dove fa tutti gli acuti che aspettavamo, accidenti. Non c’è ancora il video su Youtube, ma qua non c’è GIF che tenga, dovete gustarvelo mentre si croma le corde vocali in guizzi d’altri tempi, in “AEEEEE” da cineteca.

Dopo è tutto meno interessante, meno kitsch e meno trash. Nek a 2:11:30 canta Fatti Avanti Amore, il brano decisamente più Rock della serata, cantato con trasporto e energia; insomma, mai lo avrei pensato ma un po’ sto tifando Nek. A 2:17:58 Rocio presenta Platinette, un ottovolante ormonale che non potete immaginarvi e che sarà rappresentato nella prossima gif (ci ho preso gusto, sì!):

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Insomma a 2:17:25 partono Mauro Coruzzi (Platinette senza trucco) e Grazia Di Michele con Io Sono Una Finestra, su cui è così facile fare battute tipo “no, sei una betoniera” che noi ci asterremo. Patetica ma ricercata, è una canzone-confessione sull’identità sessuale che è melodrammatica, teatrale e emotiva come vuole la prima serata sanremese. A 2:22:35 arriva il paziente zero di Ebola italiano, ensomma, sembra di aver cambiato canale ma c’è un fil rouge ovvio: Sanremo come l’Ebola della musica.

A 2:29:50 Emma presenta un brano di KEKKO, cantato da Annalisa, Una Finestra Fra Le Stelle. Il testo merita di essere riportato nei suoi punti salienti, frasi di una poetica confusa e rabberciata, che scioglie i cuori delle pre-adolescenti e degli ipoletterati, per i quali basta usare due o tre parole chiave per far grandi versi d’amore. In particolare:

“Disegna una finestra tra le stelle da dividere col cielo Da dividere con me E in un istante ti ho regalato il mondo Baciarti e poi scoprire che l’ossigeno mi arriva dritto al cuore

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Esilaranti momenti con i Boiler, che mi hanno fatto ridere 50 volte più di Siani, ma cinquanta volte zero… E arriva Nesli, con Buona Fortuna Amore (2:40:30), una cosa che sembra Vecchioni ma peggio, un percolato sonoro dall’olezzo portentoso.

Poi per diluire la brodaglia prima gli Imagine Dragons, poi un’imitazione di Michael Bublè, poi Emma e Arisa cantano Renato Zero, nel capolavoro popolar-drammatico Il Carrozzone (3:05:04), amarcord per persone morte famose. Arisa stona, Emma strozza la voce: si capisce perché fanno le vallette e non le cantanti. Non riesco proprio a capire perché tiare lungo sul finale con altri momenti di dubbia utilità, fatto sta che questo strazio si chiude dopo 3 ore e 24 minuti, dopo mezzanotte e mezzo. Un peccato, contando che complessivamente c’è più ritmo che nelle edizioni passate (che trovate commentate qua), che mancano vecchie cariatidi e che Conti è meno noioso di Fazio, o Morandi, o Baudo. Stasera però inizia una nuova puntata, la strada prima della fine è lunga e tortuosa. Se volete, potete alleviare la mia solitudine del maratoneta, seguendo le prossime puntate.

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2 pensieri su “Sanremo 2015 – I Campioni Dell’Imbarazzo Empatico

  1. Voglio dichiarare al mondo che la canzone di Platinette ha costretto ME a cercare una parola sul vocabolario. (CORRIVA) Non è solo pateticamente “rivoluzionaria”, ci hanno messo pure un buglione di parole che potrebbero catturare i consensi di un 1% di italiani che conoscono l’italiano o se ne interessano, che bizzarra operazione di marketing è questa?! Non potevano investire anche loro sull’ossigeno che arriva dritto al cuore?

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  2. Ma parla dell’identità sessuale, che fai, vuoi evitare di parlarne per un Sanremo? Prima famiglia sfornafigli, dunque uomini etero-omo-bisex, per far contenti tutti. Comunque leggi troppo poco il mio blogghe, io “corrivo” lo utilizzo spesso! 🙂

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