Heavy Metal – Guida per principianti – Parte 15: nuovo millennio, nuovo Metal

Copertina

La prima parte di questa guida la trovate qua, la seconda qua, la terza qua, la quarta qua, la quinta qua, la sesta qua, la settima qua, l’ottava qua, la nona qua, la decima qua, l’undicesima qua, la dodicesima qua, la tredicesima qua, la quattordicesima qua.

Nuovo millennio, nuovo Metal

Il nuovo millennio si apre con il Nu Metal che rimane popolare almeno per i primissimi anni Zero ma, in realtà, rappresenta una nuova ondata di Metal multiforme e variegato, difficilmente etichettabile senza doversi dilungare ben oltre il formato di una guida come questa.

Una delle formazioni più affascinanti è quella degli statunitensi Agalloch, titolari di una fusione fra Prog-Metal, Black Metal e Folk che è riuscita ad affascinare anche ascoltatori solitamente lontani dal Metal. Pale Folklore (1999) contiene la maestosa suite She Painted Fire Across The Skyline ed il terzo album, Ashes Against The Grain (2006), tocca il suo vertice nella lunga suite Our Fortress Is Burning. Gli Agalloch sono stati fra i capostipiti di un nuovo modo, più atmosferico e meno aggressivo, di fare Black Metal.

Il Metalcore, ovvero la fusione di Metal estremo ed Hardcore Punk, diventa famoso negli anni Zero grazie a band come gli statunitensi Hatebreed ed i Converge che hanno preso più di qualche spunto dai lavori seminali dei Botch (si ascolti We Are The Romans del 1999) e dei Coalesce (si ascolti Jane Doe del 1999). Il genere non arriva, in Italia, mai ad un successo di pubblico ampio, nonostante negli USA sia diventato celebre nei primi anni Zero. I Trivium e gli Avenged Sevenfold sono i due nomi che più comunemente sono conosciuti in Italia.

Se il Metalcore è stato il genere di riferimento, a livello commerciale, degli anni Zero, molte delle opere più importanti a livello artistico provenivano da altri stili e seguendo traiettorie spesso completamente imprevedibili e peculiari.

Il Prog-Metal è diventata una fucina di sperimentazione a tutto campo. Tra gli esperimenti più melodici, vicini al Prog-Rock ma segnati da una fantasia melodica e compositiva notevole troviamo l’imponente The Human Equation (2004) degli olandesi Ayreon, con brani come Loser che rappresentano sintesi stilistiche grandiosamente ampie. La fusione più estrema la propongono invece gli statunitensi Nile, una band ossessionata dall’antico Egitto che trasforma il Death Metal etnico dei Sepultura e degli Orpahned Land in qualcosa di contemporanemente più violento, maestoso ed epico con In The Darkened Shrines (2002), segnato dall’imponente suite che gli dà il titolo. Fra questi due estremi, però, si sviluppano centinaia di sfumature che qui non possiamo analizzare senza venir meno alle promesse di brevità.

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Fig. 42 Uno dei membri dei Nile non riesce a trasmettere in questa veste la potenza del sound della band, quantomeno esteticamente.

Una nuova ondata di estremismo, veicolato tramite strutture altamente complesse e tecniche, prende vita negli anni Zero grazie a formazioni come i francesi Death Spell Omega, specializzati in composizioni estese fatte di Black Metal ed occultismo satanico. Forme schizofreniche del Metal vengono proposte da formazioni come i canadesi Unexpect, titolari di una commistione delirante che farebbe sembrare i System Of A Down una band con composizioni lineari. La fusione fra Jazz e Metal, in qualche modo anticipata dai primi album dei Dillinger Escape Plan, trova degli sviluppi incredibilmente violenti nell’opera dei canadesi Gorguts, di cui è fondamentale Obscura (1998), a patto di riuscire a reggere un ascolto così intricato. Ma questi sono solo accenni, perché la scena degli estremisti è piena di opere che, per un motivo o l’altro, meriterebbero una trattazione approfondita.

In questa sede ci concentreremo solo sull’opera dei Meshuggah, la band svedese che ha riproposto la fusione fra potenza e ritmo coniando un nuovo stile, chiamato Djent, dove dominano i poliritmi, i riff di chitarra “stoppati”, intarsi Jazz, tempi dispari, strutture complesse. Le loro opere fondamentali come Destroy Erase Improve (1995) e Caosphere (1998) sono fra le più influenti negli anni Zero e nei primi anni Dieci.

Una nuova ondata di band che evolvessero lo stile classico del Power Metal ha visto come protagoniste formazioni come gli italiani Rhapsody che con Symphony of Enchanted Lands (1998) hanno condensato immaginario fantasy, la pomposità dei Manowar e lo spettacolare stile neoclassico di Yngwie Malmsteen in brani come Emerald Sword, aggiungendo al tutto un suono sinfonico. I Dragonforce, in linea con le loro origini inglesi, rimasero molto più attaccati alla tradizione della NWOBHM, impressionando il pubblico con brani fulminei come Fury Of The Storm da Sonic Firestorm (2004).

Link alla sedicesima parte

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3 pensieri su “Heavy Metal – Guida per principianti – Parte 15: nuovo millennio, nuovo Metal

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