Heavy Metal – Guida per principianti – Parte 14: la babele del Metal

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La prima parte di questa guida la trovate qua, la seconda qua, la terza qua, la quarta qua, la quinta qua, la sesta qua, la settima qua, l’ottava qua, la nona qua, la decima qua, l’undicesima qua, la dodicesima qua, la tredicesima qua.

La babele del Metal

A metà degli anni ’90, quindi, il Metal stava cercando nuove strade per evolversi, che non consistessero unicamente nel farsi più violento e più veloce. Le direttrici principali, anche se non le uniche, erano due: fondere assieme il suono dell’Heavy Metal e dei suoi vari stili in una musica progressiva e complessa a livello di armonia e composizione (Prog-Metal, Heavy Metal “tecnico”); fondere l’Heavy Metal con altri stili, creati ex-novo o ispirati ad altri generi musicali (Alternative Metal, Nu Metal).

Avendo già parlato del Prog-Metal, partiremo ad interessarci dell’Alternative Metal, uno degli stili con la più vaga etichetta che la musica ricordi dopo l’Alternative Rock. Senza entrare nella trappola di definire un genere che è quasi per definizione residuale, possiamo qua proporre un sintetico e incompleto elenco delle formazioni principali che hanno unito il Metal a qualcosa di diverso, sia per tematiche, per strumentazione, per strutture o per qualsiasi altra cosa.

Alcune delle band provenivano da altri stili, come il Grunge di Seattle che aggiunse gli Alice In Chains ed i Soundgarden alle band che proponevano elementi Metal pur non facendone completamente parte. Dei primi si ascolti almeno Rain When I Die da Dirt (1992) e dei secondi Spoonman da Superunknown (1994).

Un altro filone che si sviluppa negli anni ’90 è quello del Funk Metal, iniziato da formazioni come i Faith No More ed i Primus, che non disdegnavano richiami anche al Rock ed al Funk, oltre che ad altri stili meno famosi. Il Funk Metal fu uno dei punti di partenza per un nuovo modo di intendere il Metal che avrebbe avuto un grande successo commerciale. La fusione di una musica basata sul ritmo con il Metal è infatti la base di buona parte del movimento Nu Metal che nasce come branca dell’Alternative Metal. Anche in questo caso, sarà necessario semplificare: partiamo dalle band del Nu Metal che fondevano principalmente elementi della cultura Hip-Hop con elementi della cultura Heavy Metal, e passiamo velocissimamente in rassegna le opere fondamentali.

Ad aprire l’epoca del Nu Metal troviamo band come i Korn ed i Deftones ma i primi a proporre qualcosa che fosse integrato intensamente con elementi dell’Hip-Hop furono i Limp Bizkit con brani come Counterfeit. Dj Lethal, un disc jockey, era la vera novità della band, una novità assoluta per una band Metal; il fatto che la band si vestisse seguendo i canoni dell’Hip-Hop non era che un elemento di contorno, più immagine che musica.

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Fig. 39 Fred Durst dei Limp Bizkit agli esordi, inizio anni ’90.

L’altra band fondamentale del Nu Metal a base di Metal ed Hip-Hop furono i Rage Against The Machine, che arrivarono prima di molti altri ma con uno stile più moderato, che univa al Rap il sound di band come i Led Zeppelin. Già nel 1992 con l’album omonimo la band statunitense proponeva una fusione adrenalinica e trascinante di Rap e Metal, senza integrare però né un DJ, né gli elementi del Metal estremo che pure affioravano fra le pieghe delle canzoni dei Limp Bizkit. Dei RATM può valere, a mo’ di manifesto stilistico, un brano come Killing In The Name Of.

La seconda scuola del Nu Metal era invece caratterizzata da una fusione del Metal con… qualsiasi altra cosa. I più estremi fra i gruppi celebri sono senza dubbio gli Slipknot, anche loro statunitensi, famosi anche per le terrificanti maschere che vestono in sede live. Il loro esordio Slipknot (1999) contiene un sound schizofrenico, diviso fra melodia e d assalti di derivazione Thrash e Death Metal. Trainato da singoli come Wait And Bleed, l’album diventa una delle novità del periodo, anche grazie all’appeal commerciale della proposta, estrema… quanto basta.

Il gruppo più fantasioso del Nu Metal sono i System Of A Down, una band che ha saputo destabilizzare praticamente ogni equilibrio del Metal senza per questo perdere in godibilità di ascolto, tanto che al successo di critica si è affiancato un grande successo di pubblico. Piena di ironia, invettive politiche, deliranti cambi stilistici, melodie che affiorano all’improvviso ed un canto fra l’operistico-drammatico ed il pazzoide, la loro musica ha saputo rappresentare l’ideale punto di incontro fra sperimentazione e fruibilità, fra creatività ed immediatezza. Toxicity (2001) è diventato, nel tempo, l’album di riferimento del Nu Metal del nuovo millennio, con brani come la celebre Chop Shuey che hanno segnato la storia recente del genere. I SOAD sono state anche fra le poche band a continuare dignitosamente la carriera anche con gli album successivi al primo, riuscendo con Mezmerize (2005) a prolungare di qualche anno la loro posizione apicale nel Metal.

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Fig. 40 I System Of A Down, spesso conosciuti dai fan come SOAD.

Più cerebrali ma comunque celebri sono invece i Tool, dividi fra Progressive-Metal e ricordi Grunge. Il loro Ænima (1996), con brani come il singolo Stinkfist, servì come apripista per molte band della nuova ondata Metal dei secondi ’90. Per i Tool, però, si parla più spesso di Alternative Metal che di Nu Metal.

La commercializzazione di questo sound, opportunamente ripulito degli eccessi Thrash Metal e Death Metal, dei testi controversi e provocatori, delle strutture cervellotiche, insomma ripulito di ogni elemento che lo rendesse in qualche modo non immediato e fruibile alle masse arriva con i  Linkin Park, la band statunitense che ha portato il Nu Metal, o quello che ne rimane dopo tutte le sottrazioni di cui sopra, a diventare un fenomeno di massa. Hybrid Theory (2000) è l’album più venduto di tutto il Nu Metal ed uno dei più venduti di sempre, forte di singoli come In The End che ben fondevano moderazione e modernità, evitando persino le “parolacce”.

Fra le altre celebrità vanno ricordati i Papa Roach di Infest (2000, contenente l’inno Blood Borthers), i Disturbed di The Sickness (2000, contenente il singolo Stupify) ed ancora i P.O.D, attivi già da metà degli anni ’90. La critica individua nell’atipica proposta dei Deftones di White Pony (2000) uno degli album migliori del Nu Metal.

Il fenomeno del Nu Metal ha continuato ad interessare il grande pubblico fino ai primi anni Zero e si è poi sgonfiato fino a scomparire quasi completamente dai radar di MTV e delle classifiche.

Sempre nei secondi anni ’90, poi, si svilupparono alcune evoluzioni del Metal estremo, che qui accenneremo brevemente. Il Death Metal si trasformò in una musica aperta alle fascinazioni etniche, spesso orientata al recupero delle radici culturali locali. L’album manifesto in questo senso fu Roots (1996) dei brasiliani Sepultura che in brani come Roots Bloody Roots faceva largo uso di elementi e strutture tipiche della musica tradizionale locale.

In Israele sono attivi anche gli Orphaned Land, forse il primo esempio di fusione fra l’Heavy Metal più o meno estremo ed il medio-oriente in album peculiari come Sahara (1994) ed El Norra Alila (1996), di grande interesse storico.

Una versione più dolce del Power Metal diventa celebre con i finlandesi Nightwish, titolari di opere come Wishmaster (2000). Il loro brano migliore rimane forse Bless The Child, del 2002.

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Fig. 41 I Nightwish si sono contraddistinti anche per il ruolo di primo piano della voce femminile di Tarja Turunen.

 

Link alla quindicesima parte

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