Heavy Metal – Guida per principianti – Parte 10: metallo di morte

Copertina

La prima parte di questa guida la trovate qua, la seconda qua, la terza qua, la quarta qua, la quinta qua, la sesta qua, la settima qua, l’ottava qua, la nona qua.

Metallo di morte

L’esplosione dell’Heavy Metal estremo inizia con il Thrash Metal, di cui abbiamo già parlato, pur brevemente. Mentre le principali band del Thrash Metal maturavano di album in album, si pensi soprattutto ai Metallica, si stava intanto sviluppando un suono ancora più estremo, che avrebbe preso principalmente due direzioni, poi trasformatesi in stili ben definiti: Death Metal e Black Metal.

Il Death Metal, nella sua forma “classica”, prende l’immaginario oscuro, gotico e negativo dei Black Sabbath ed il suono minaccioso delle chitarre, e lo unisce ad un nuovo modo di cantare, quel growl di cui abbiamo parlato nelle prime pagine. Le tematiche riguardano argomenti come la violenza estrema, la morte, la sofferenza, l’odio, la rabbia e via così, di estremismo in estremismo, di truculenza in truculenza.

Oltre ai Venom, padri di tutta l’ondata estrema per vie più o meno traverse, la band fondamentale per trasformare il Thrash Metal in Death Metal furono gli statunitensi Slayer, coevi ai Metallica ma capaci, nel tempo, di dimostrarsi più estremi ed incompromissori. In particolare il loro terzo album, Reign In Blood (1986), è un capolavoro di tutto il Metal estremo, forse l’album di Metal estremo per eccellenza: velocissimo, violentissimo e potentissimo. Intriso di immagini da incubo, di riferimenti macabri, di visioni apocalittiche, Reign In Blood è come l’esordio dei Venom, solo molto più drammatico, dove quello era kitsch, e nato come emanazione di una musica violenta come il Thrash Metal, dove il primo prendeva ad ispirazione l’Heavy Metal classico, il Punk ed il Rock’n’Roll. Monumenti dell’estremismo come Angel Of Death Reign In Blood sono al contempo celebri e fondamentali. Con quest’opera gli Slayer superarono in velocità e potenza la scena Thrash Metal, creando di fatto le basi del Death Metal.

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Fig. 28 Il minaccioso chitarrista degli Slayer Kerry King

Anche gli statunitensi Possessedpossono rivendicare in parte la paternità, se non altro per il brano Death Metal dal loro violentissimo esordio, Seven Churches (1985), in pratica l’aggiornamento di Black Metal dei Venom alla nuova era.

Per quanto la legione del Death Metal si stesse infoltendo molto velocemente, spiccano fra tutti i Death di Chuck Schuldiner, l’uomo-simbolo del Death Metal. La carriera della band, che qui è solo il caso di riassumere in estrema sintesi, li ha portati dagli esordi volti ad una musica estrema ed incompromissoria, ispirata alla cinematografia splatter, ad evoluzioni molto più articolate e complesse, veri monumenti della musica del dolore che hanno poco da invidiare al più complesso Rock. Pur nella loro importanza come fondatori o quasi del genere, i primi album hanno resistito meno alla prova del tempo, mentre ancora oggi è fondamentale Human (1991) l’album con cui la loro musica diventa più cerebrale, tecnica e melodica senza per questo diventare ruffiana o radiofonica. Il seguito della carriera è ancora più sorprendente, con la band che continua a sperimentare una forma di Death Metal sempre più complessa, fino a rievocare anche l’Heavy Metal classico nell’ultimo album, The Sound Of Perseverance (1998). Intuendo quanto possa essere indigesta questa musica a chi non vi è avvezzo, si consiglia qui l’ascolto almeno di Suicide Machine da Human.

Come spesso capita ai padri fondatori, i Death mancavano di alcuni elementi che sarebbero diventati comuni nel Death Metal futuro. Fra tutte le altre band del Death è qui il caso di citare almeno gli statunitensi Obituaryche contribuirono allo sviluppo del genere con il pesantissimo Slowly We Rot (1989), dove il canto è un trionfo di growl marcio e mostruoso, i riff sono i più truci che si conoscessero all’epoca e la velocità si alterna a rallentamenti funebri. Si ascolti, come minimo indispensabile, la title-track dell’esordio.

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Fig. 29 La macabra copertina di Slowly We Rot, l’esordio degli Obituary.

Nel giro di pochi anni si contavano decine di band Death Metal, fra cui vale la pena di citare, lasciandone l’approfondimento al lettore, almeno Terrorizer, Malevolent Creation, Autopsy, Morbid Angel e Bolt Thrower, tutti statunitensi. Nel resto del mondo si distinsero i Morgoth (Germania) ed i Sarcofago (Brasile). Queste formazioni citate rimasero, dovendo semplificare, nella scia di quanto proposto da band come Obituary e Death.

Il Death Metal conobbe però numerose evoluzioni successive, anche estremamente variegate e complesse. Qui si cercherà di darne una panoramica per sommi capi.

Alcuni puntarono su una versione più melodica di quel suono, conservandone la potenza ma unendola a strutture meno ottusamente devastanti e recuperando un gusto per i ritornelli, pur se esagitati. Di questa compagine fanno parte gli svedesi At The Gates che contribuirono soprattutto con With Fear I Kiss The Burning Darkness (1993) e Slaughter Of The Soul (1995) e di cui può essere utile ascoltare almeno Blinded by Fear per comprendere come riescano ad unire potenza, velocità, ritornelli e melodie.

Nella compagine del Death Metal melodico hanno un ruolo importante anche gli inglesi Carcass che, dopo degli esordi fra Grindcore e Death Metal, hanno rimesso ordine nel loro caos per il fondamentale HeartWork (1994), molto influente per la scena degli anni ’90 (si ascolti la title-track).

Altre due band fondamentali furono i Dark Tranquillity di Skydancer (1993) e gli In Flames (consigliato è Whoracle del 1997, più influente Jester Race del 1996). Essendo At The Gates, Dark Tranquillity e In Flames tutte band svedesi di Gothenburg si parla anche di “suono di Gothenburg” o “scena di Gothenburg”.

Altri, invece che verso la melodia, cercarono di giungere ad un suono ancora più brutale, estremo, mostruoso. Aumentando il tasso tecnico, trasformando la voce in un ruggito da incubo ed indulgendo negli affreschi più foschi e macabri nacque il Brutal Death Metal, l’incubo di ogni ascoltatore che ama le melodie graziose.  L’esercito del Brutal comprende band come gli statunitensi Baphomet, Deicide e Immolation, i canadesi Cryptopsy, i tedeschi Necrophagist. Il gruppo più celebre del movimento sono gli statunitensi Cannibal Corpse, censurati ed odiati dalle organizzazioni che proteggono i bambini in mezzo mondo. Il loro classico più celebre è Hammer-Smashed Face e riassume bene il livello di violenza e splatter della loro lunga discografia.

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Fig. 30 I Cannibal Corpse sono stati contrastati in mezzo mondo per le loro violentissime copertine, votate ad uno splatter estremo. Qui sopra quella di Butchered At Birth.

Il Death Metal è, a metà anni ’90, un genere così esteso che le band che lo suonano si contano in centinaia e sono sparse in praticamente tutto il pianeta, con il nord Europa e il Nord America che dominano qualitativamente e quantitativamente.

 

Link all’undicesima parte

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3 commenti

  1. Interessanti questi tuoi brevi e concisi articoli sul metal. Comunque Chuck Schuldiner pensava che il grande limite dei Death era la sua voce aspra e arcigna che li “relegava” ancora al movimento death metal, Chuck Schuldiner voleva che i Death fossero una semplice heavy metal band,ma forse quello che lui credeva fosse una gap per la sua band per me e’ sempre stato, oltre la musica, un grande elemento. La voce di Chuck e’ stata veramente la impersonificazione per il suo dolore interno.

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