Heavy Metal – Guida per principianti – Parte 7: NWOBHM

Copertina

La prima parte di questa guida la trovate qua, la seconda qua, la terza qua, la quarta qua, la quinta qua, la sesta qua.

New Wave Of British Heavy Metal

Pur se i Judas Priest furono un gruppo fondamentale per l’evoluzione dell’Heavy Metal, non ebbero l’impatto dei conterranei Motorhead, leggende della scena inglese ed una delle più inossidabili formazioni del genere assieme agli AC/DC: anche per loro vale il modello della ripetizione infinita di un modello compositivo. Per i Motorhead questo modello è un Rock’n’Roll corazzato, violento, febbricitante e soprattutto molto più veloce di quello dei Black Sabbath, suonato con un’energia ed un’immediatezza più Garage Rock che Hard Rock.

I Motorhead furono fra i paladini della New Wave Of British Heavy Metal (NWOBHM), la nuova “onda” del Metal inglese che ha seguito i pionieri. La loro propensione a suoni ruvidi, veloci, distorti e ad un canto più vicino all’estetica Punk (l’urlo) che a quella Hard Rock (il canto potente ma “classico”, magari in falsetto) fu la prima manifestazione di un nuovo modo di intendere l’Heavy Metal ed anticipò, di fatto, tutta la scena Thrash Metal di cui parleremo in seguito (per ora, basta pensare ai primi Metallica).

I Motorhead riuscirono a portare su disco queste intuizioni con un trittico di album molto simili, pubblicati fra il 1979 ed il 1980: Bomber, Overkill, Ace Of Spades. Fra tutti i loro inni il più celebre, nonché uno dei loro capolavori, è proprio quella Ace Of Spades che dà il titolo al loro album più celebrato. I Motorhead, a differenza dei Black Sabbath, riavvicinarono le tematiche delle composizioni alla vita quotidiana, seguendo un’estetica lontana dalla fantascienza, dalla politica e dalle tematiche “impegnate”.

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Fig. 19 I Motorhead in una foto d’epoca

Negli stessi anni i Diamond Head proponevano una versione più violenta, esaltata e potente delle cavalcate dei Deep Purple, anticipando in buona parte l’estetica del Thrash Metal che verrà nell’esordio Lightning To The Nations (1980), un album che probabilmente fu fondamentale per i Metallica. Di loro vale la pena di ascoltare almeno Am I Evil che idealmente ricongiunge i Black Sabbath dell’esordio, con i loro riff funebri, con le cavalcate dei Deep Purple, persistendo nell’immaginario “negativo” che sarà poi quello per eccellenza dell’Heavy Metal negli anni successivi.

Il padre dell’Heavy Metal, quell’Ozzy Osbourne già cantante dei Black Sabbath, opta per la carriera solista dopo essere uscito dalla band originaria e, affiancato soprattutto dal portentoso chitarrista Randy Rhoads pubblica Blizzard Of Ozz (1980), altro album fondamentale per la NWOBHM, una sorta di versione più professionale, affilata e virtuosa dei primi Black Sabbath. Fra i tanti brani famosi della sua lunga carriera, qui vale la pena di citare almeno Mr. Crowley. Il chitarrismo neoclassico di Rhoads di quest’album influenzerà non poco le formazioni del Prog-Metal e del Power Metal che verranno.

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Fig. 20 Ozzy Osbourne ed il suo look “total black”.

Arrivati al cambio di decade, l’esplosione della NWOBHM vede arrivare all’album d’esordio la sua band più famosa, gli Iron Maiden. La lunga carriera della band inglese inizia sulla scia del movimento Punk, da cui la formazione prende in prestito l’aggressività, la velocità e l’irriverenza. A differenza del Punk, però, gli Iron Maiden non disdegnano ispirazioni sci-fi, fanno perno su due chitarre per aumentare il tasso di spettacolarità del sound e, nel seguito della carriera, rievocano nel canto lo stile virtuoso dei Deep Purple, tutto orientato alle tonalità acute. In estrema sintesi, gli Iron Maiden hanno conosciuto un periodo iniziale molto vicino ad una convulsa fusione fra Punk ed Heavy Metal, ben testimoniato dalla fondamentale Iron Maiden, l’inno-manifesto dall’album ominimo nel 1980. La seconda parte della carriera è invece stata orientata verso composizioni più ambiziose, epiche, maestose e melodiche, ampiamente presenti su The Number Of The Beast (1982), soprattutto nella lunga Hallowed By Thy Name. Il resto della carriera ha regalato ai metallari alcuni dei loro inni più celebri, fra cui merita citazione per la sua incredibile popolarità anche presso un pubblico di non-metallari Fear Of The Dark.

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Fig. 21 Le copertine dei primi due album degli Iron Maiden, l’omonimo (a sinistra) e Killers (a destra).

Nel 1981 gli estremismi di Iron Maiden, Motorhead, Accept, Judas Priest e Diamond Head vennero tutti barbaramente annientati da quello che probabilmente è stato il primo album di Metal estremo della Storia, l’esordio degli inglesi Venom, l’oscuro Welcome To Hell (1981). Virtuale “cazzotto in faccia” all’Heavy Metal che ormai andava istituzionalizzandosi, Welcome To Hell riportò il tempo indietro ai Black Sabbath, rievocando la “rottura” che ci fu nel 1970 quando la band pubblicò un album tanto intriso di immagini oscure e spettrali. Ovviamente, i Venom aggiornarono il tutto al nuovo contesto, portandolo ad estremismi che non disdegnavano substrati ironici. Ricolmi del satanismo più becero, intrisi di riferimenti alla malvagità ed alla morte, e supportati da un sound grezzo, sporco, confuso, caotico, malato e cacofonico i Venom scrissero uno dei testi sacri del Black Metal che verrà. Parimenti importante fu il secondo, seminale album, significativamente chiamato Black Metal (1982), e contenente il loro inno definitivo, quella Black Metal che ha dato nome ad un intero movimento musicale e sociale fra gli anni ’80 e ’90.

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Fig. 22 I Venom in una foto che li ritrae alle prese con una lapide, nel loro tipico stile kitsch e satanico.

 Nel 1983 gli inglesi Def Leppard divennero un caso discografico con Pyromania, un album di Heavy Metal che sembrava una versione più melodica degli AC/DC: vendette oltre 10 milioni di copie, diventando un punto di riferimento per molte band che negli anni successivi avrebbero fuso l’Heavy Metal con l’immediatezza del Pop. Il singolo Photograph restituisce bene l’idea di quale fosse il sound che trasformò l’Heavy Metal in una sensazione discografica.

 

Link all’ottava parte

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