Sanremo 2014 – I Campioni

“La vittima veniva tenuta ferma da quattro sacerdoti su una lastra in pietra, ed il suo addome veniva tagliato da un quinto sacerdote con un coltello cerimoniale fatto di selce. Il taglio veniva fatto nell’addome ed oltrepassava il diaframma. Il sacerdote avrebbe estratto il cuore, ancora pulsante. Il cuore veniva poi posto in una scodella sorretta da una statua del dio cui veniva offerta la vittima, ed il corpo lanciato giù dalle scale del tempio.” (Sacrifici umani aztechi)

“Il waʾd al-banāt è stato interpretato dai vari studiosi […] Esso prevedeva che – per motivi ora del tutto ignoti – un padre seppellisse viva una propria figlia finché non fosse sopraggiunta la morte.” (Infanticidio nella cultura preislamica)

“La visione dell’ascolto delle canzoni di Sanremo, unito al supplizio mediatico di contorno, era il tributo agli Dei della Musica che alcuni appassionati rivolgevano annualmente alla divinità per chiedere la fine della carriera di Emma Marrone, il pensionamento di Vasco Rossi e la fine dei seguiti deludenti di album fighissimi” (Sacrificio musicale nella cultura postindustriale)

Giunge come il castigo dopo il delitto, puntuale come il ciclo quando rivedi la tua ragazza dopo tre settimane. Col tempo ho iniziato a pensare che fosse il contrappasso del troppo piacere musicale nel quale mi sono crogiolato negli anni. Ho provato anche a sacrificare dei pulcini per espiare le mie colpe, ma non è servito a niente, anche se cavoli è troppo carino quando fanno SPLAT sul muro! L’unica soluzione è avventurarsi anche quest’anno nella visione di Sanremo, cioè “la kermesse sanremese” cioè “il festivàl” cioè già mi incazzo sono a sentire ‘sti luoghi comuni da Paolo di Giannantonio.

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La partenza è affidata a Pif, che molti di voi potrebbero non conoscere. Fermo restando che il testimone è uno dei pochi programmi televisivi che io mi sentirei di consigliarvi, uno dei pochi che non ha l’effetto di 3 pasticche di Guttalax, per voi amici lettori che non lo conoscono vi dico che Pif è il ragazzo di Giulia Innocenzi, quella giornalista che lavora con Santoro e che praticamente è tipo Travaglio, ma che a noi maschietti eterosessuali fa anche un po’ sogno erotico. Pif, insomma, è il ragazzo di una che su Facebook si trova commenti del genere:

Giulia

Insomma, non c’è motivo per stare a sparare su uno che deve gestire uno “sborro tutto nel culo” sulle foto della sua ragazza. Solidarietà a Pif, pure se ‘l tuo film faceva un po’ seccare le gonadi. Insomma non fai in tempo a pensare che quest’anno le cose siano un pochino migliorate e ZAC, ecco che ti parte la scenona drammaticona con lacrime a profusione e anzia™. In sostanza Fazio sta facendo uno di quei pipponi colossali, una cosa che è più divertente andare sulle montagne russe quando sono ferme in compagnia di Charles Manson, e viene all’improvviso interrotto da due voci. I due, diciamocelo, sono chiaramente terroni superterroni del Mezzogiorno e urlano la loro disperazione, mentre Fazio azzecca una frase ad effetto e affoga nel suo autocompiacimento, e fanculo al dramma dei precari. Lo guardi con quel sorrisino soddisfatto che neanche se si fosse fatto Laetitia Casta.
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Insomma, alla fine la situazione si sbroglia, niente morte in diretta, e la retorica seppelisce tutto come il cemento armato  il nocciolo di Chernobyl.

Poi dopo tutto questo, inizia la musica, con una cosa nuova nuova, un segnale di cambiamento e di rottura, una piccola rivoluzione: un omaggio agli Skiantos dell’appena scomparso Freak Antoni, a Fabrizio De Andrè. Uno che va un po’ rivalutato, non se ne parla mai e sembra proprio una cosa originale. E chi te lo fa l’omaggio? Uno che con De Andrè ha tanto a che fare: Lucianone Ligabue. Ti cantano Crêuza de mä, famosa perché tutti copia-incollano il titolo. Canta con i sottotitoli, perché altrimenti non si capisce una mazza, e stranamente non dipende dal Liga, ma proprio dalla canzone, in genovese così stretto che la XS a Ferrara a confronto è un pigiama. Fa il suo lavoretto, e così la rata per la BMW s’è pagata anche questa volta Lucianone!

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Dopo il momento anzia™ e l’originale metodo di pagamento mutuo di Ligabue, ecco che ti arriva la simpaticissima[citazione necessaria] Lucianina Littizzetto, “una simpatica comica torinese che ironizza sul sesso e sui costumi contemporanei in modo irriverente”, come veniva definita prima che chiunque le sentisse ripetere le solite battute per due eoni consecutivi. Apre con una brillante “Guarda che fagiana che è arrivata qua” HAHAHAHAHAHAHHAHAHAHA Fagiana, capito! Fagiana come sinonimo di fregna, topa, fica, figa, vulva, passera, cicala…. CHE RIDERE LOL STUPENDO! “Mi sono divertito davvero tantissimo” (cit.). Poi rincara con altre elucubrate riflessioni su Congettura di Erdős sulle progressioni aritmetiche: “Sting è zen e tromba per ore, Letta è zen ed è stato trombato, participio passato”. LE RISATE! Non risucivo più a trattenermi dal premere il grilletto!

Poi, all’improvviso, ecco che cantano, e quasi non te lo aspetti! Ti parte Arisa. Quando Fazio presenta  Lentamente (il primo che passa) e cita gli autori “Donà, Pippa, Lanza”, sembra che sia tornata Lucianina CHE RISATE ed invece no, non era una battuta. La canzone è spassosa come un funerale in slo-mo, che ti farebbe passare la voglia di vivere anche durante un’orgia con tutte le conigliette di Playboy. Poi ci riprova con €˜”Controvento che è una canzone si self-empowerment che tornano utili alle sedicenni che il ragazzo ci ha detto “Fanculo, Giovanna fa gli sboccaponci meglio di te! Ti mollo LOL” su WhatsApp.

Arisa bella come il Sole NOPE

Segue Frankie Hi NRG, uno che è stato un figo ma che ora si veste come un Dj sfigato che cerca di rimediare una zaganella dalla barista a fine serata. Ci è già stato a Sanremo, con una delle sue canzoni peggiori in assoluto. Si presenta con Un uomo è vivo” che lo vede tentare un canto che proprio non è il suo, mentre si muove come un vecchietto a cui scappa forte forte la *dlin dlin*. Il testo dice cose LOL tipo che un uomo diventa sua madre, ed io mi sono ricordato di quello spot Renault col tipo che dice “Sono il padre di mia madre” che porca troia non c’è sul Tubo. Pedala ha la frase “L’hai voluta tu la bicicletta, pedala…” e nulla, per me è NO. Sotto, Frankie ammalia le donne.

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Dopo aver deliziato gli occhi delle donne con l’avvenente Frankie, ecco che anche gli uomini possono destarsi dal torpore sanremese e fantasticare su Laetitia Ka$ta Casta, che neanche la vicinanza di Fazio riesce a far sembrare poco figa. Insomma, mi son distratto per qualche minuto e quasi non ho sentito Fazio che tagliava la testa al divertimento recitando come un bambinello alla recita di prima media il suo amore per la Casta (NO POLITICA!). Ora, non voglio dirvi io come mi immagini la reazione di uno che rivede la Casta dopo 15 anni e lei ti si presenta così:

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(se però siete curiosi, ecco la risposta)

Arriva quindi Antonella Ruggiero che presenta Quando balliamo, la prima canzone il cui strumento principale è il TARDIS, perché sembra roba da inizio ‘900. La Ruggiero ha una stracazzo di voce, ok, però dupalle. Poi presenta Da lontano e va un pochino meglio, tipo come un calabrone nell’occhio.

Ma a questo punto della serata io aspetto solo loro, la coppia del secolo, Raphael Gualazzi e The Bloody Beetroots, il duo WTF dell’anno. Per il prossimo anno io propongo Ornella Vanoni con Marracash e Pino Daniele con Gabry Ponte, daisanremononmideludereplease. Tanto ci sei parte come un porno anni ’80 e Gualazzi fa il piacione con le smorfiette Soul che fanno figo. I Bloody Beetroots sono momentaneamente usciti per un attimo di problemi intestinali, tipo che non si sentono per nulla e fanno solo presenza, anche poca poi perché inquadrano solo Raphael. Sotto un momento di dissenteria Soul.

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Dopo il momento da pianobar “Da Giuseppe Pizzeria e Primi Piatti”, ti arriva il brano dove ti aspetti di sentire anche i Bloody. Ecco Liberi O No che cerca di fare una cosa tipo il Gospel G-G-GIOVANE che io ho pensato tipo subito a questo. In definitiva c’è Gualazzi che imita la sua imitazione dei cantanti neri, una cosa che lo spot peperlizia è meno stereotipo.

Poi ti arriva Raffaella Carrà che è tipo la-Madonna-denoartri: è la nonna di Andreotti ma si muove come una cinquantenne che fa acquagym. Grande intrattenimento, è l’antidoto ideale alle erezioni provocate dalla Casta. vederla ballare provoca quell’imbarazzo che si ha quando vedi tua mamma vestirsi come una quindicenne che vuole essere montata in discoteca come un Puzzle Ravensburger, e tu non sai come farle capire che il suo fisico, per quanto compresso dagli abiti attillati, è in sfacelo come la credibilità di Matteo Renzi.

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Poi arriva quel tizio sbarazzino che è Cristiano De Andrè, uno che tipo Il Duo Novembre. Lo guardi e ti passa la voglia di vivere, poi lo senti cantare Invisibili e “Il Cielo è Vuoto” e… ti ricredi hai conferma che è una noia mortale, l’equivalente musicale di un’impresa di pompe funebri che sembra vivere del fatto che Fazio se gli dai una cosa che si chiama De André, fosse anche un cotton fioc sporco, lui va in visibilio, tanto che provi ad immaginarti cosa sarebbe successo se si fosse chiamata Laetitia De Andrè. (per i poco fantasiosi fra di voi). Sotto una foto di Cristiano che canta.

Poi ti arrivano i Perturbazione, e capisci che se ti chiami come una cosa che può rovinarti la piscina a Giugno non puoi essere poi una cosa bella. Insomma, sarebbe come chiamarsi Herpes genitale. “L’Unica” è una cosetta buona per Radio Italia, ma io mi concentrerei su “L’Italia Vista Dal Bar“, una cosa del tipo che ti prendo in giro i problemi dell’Italia contemporanea con pose da intellettuale e frasi fatte. Cantano malino, sembrano Max Gazzè sedato e non riescono a farmi passare la voglia di spaccare lo schermo neanche per un secondo. Sono i  simpatici non simpatici, tipo quel tuo amico che fa le battute e tu per l’imbarazzo giusto accenni un sorriso, più di pietà che di divertimento.

Dopo Cat Stevens, che insomma non vi sto neanche a dire quante banalità, vi dico solo BEATLES!, all’orario a cui i tredicenni iniziano a masturbarsi su Youporn arriva Giusy Ferreri, quella che “te la ricordi quella che sembrava emi uainaus? Dai quella che era una cassiera che cantava non-ti-scordar-mai-di-me”. Insomma, lei. La prima canzone, “L’Amore Possiede Il Bene” è una cosa che diavolo a momenti ti svegli, fortuna che oltre al ritmo un po’ tunz-tunz c’è un bel testo tipo Marzullo-quando-hai-sonno. E poi ballatona al pianforte che porca miseria, ma siete rimasti nel Cretaceo? Vai di luoghi comuni, tipo “non si scrivono più le lettere d’amore”, “i neri hanno il ritmo nel sangue ed il pisello lungo” e “l’amore è l’unico modo per essere felici” (uno è vero, sì ma QUALE?).

Come dopo un waterboarding dove l’acqua è sostituita dalla diarrea, finisce la trasmissione e anche il silenzio sembra un balsamo per i miei timpani feriti, il buio è miele per i miei occhi martoriati e per un attimo penso di essere di nuovo libero. Poi mi ricordo che manca ancora molto, manca ancora troppo.

(seconda, terzaquarta e ultima serata)

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