Hot Chip – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Gli Hot Chip sono una formazione inglese che propone una fusione di Dance, Funk, Soul ed Elettro-Pop. Fondato inizialmente da Alexis Taylor, cantante e tastierista, e Joe Goddard, cantante e percussionista, diventa l’attuale quintetto con l’aggiunta di Owen Clarke, chitarrista, Al Doyle, chitarrista e percussionista, e Felix Martin, responsabile di sintetizzatore e drum machine.

L’esordio Coming On Strong (2004) è un elegante mix di rivistazioni Dance, suoni “sintetici”, ricordi “analogici”. L’intero album è attraversato da un’atmosfera rilassata che trova uno dei momenti migliori nella melodia orecchiabile del Funk di Keep Fallin’, iniettata di abbondanti synth spaziali. I possenti e distorti sintetizzatori rendono inquietante la cupa linea vocale di Playboy, una loro versione di brano da thriller. Il divertente pasticcio Funk di Down With Prince anticipa l’intimista Shining Escalade, una commovente ballata minimale, un ballabile da godersi in solitaria ed al buio, in lacrime. L’ultimo brano da ricordare è Baby Said, uno sgangherato Elettro-Pop, rilassato ed elegante. Attraversato da un mood malinconico ed a bassa intensità, Coming On Strong conquista nella sua veste dimessa, sottilmente stravagante, di opera da ballare ed ascoltare al contempo, rievocando l’intimismo Soul, i ritmi Funk, i deliri “sintetici” di Elettro-Pop e Dance. Nessun grandioso sussulto, nessun brano epocale, ma una collezione di melodie inserite in contesti musicali particolari, dolci, emozionanti.

The Warning (2006) si presenta come un’opera più ricca, mentre l’esordio era sovente spoglio e minimale. All’eleganza della semplicità si contrappone una propensione per arrangiamenti maestosi come l’esplosiva e trascinante Careful, sospinta da un impatto sonoro impensabile in Coming On Strong. La Dance sognante e ricercata di And I Was A Boy From School e la ritmica elaborata di (Just Like We) Breakdown, con synth smaccatamente anni ’80, sono altri due momenti maggiori della discografia mentre Tchaparian inaugura un filone demenziale sfizioso e colorato. Il contrasto fra ritmica febbricitante, melodie sognanti e canto soporifero nella title-track è probabilmente il gioiello dell’album. Chiudendo un occhio su qualche citazione di troppo (su tutte So Glad To See You, in pieni Kraftwerk), l’opera trasforma la dimessa musica dell’esordio in una colorata avventura fra musica “da ballare” e musica “da ascoltare”, evidenziando in fondo che tale distinzione è spesso superflua.

Made In The Dark (2008) propone sia il sound più aggressivo e chiassoso che quello più intimista. L’assalto ritmico, tribale, formicolante di Shake A Fist rappresenta bene il primo filone, mentre la title-track si afferma come la loro miglior ballata, emozionante anche se poco originale. Il problema è che i brani più scanenati sono poco più che ritmi incalzanti di derivazione Dance o Techno (Hold On il migliore), mentre le ballate sono poco originali seppure emozionanti (In The Privacy Of Our Love).

One Life Stand (2010) è pienamente calato in una Dance rivisitata e ricercata, guidata dai synth e da melodie elementari e ritmi ipnotici. Lo sforzo della band è quello di rendere questi elementi qualcosa di diverso grazie a strutture che li integrano in sintesi musicali elaborate. Thieves In The Dark, in questo senso, è l’apice dell’opera, nel senso che sembra un cut-up di musica ballabile anni ’80-’90. I cinque della band si dimostrano più creativi quando in Hand Me Down Your Love montano un canto Soul su un battito ossessivo fra Techno e Rolling Stones, cercando un instabile equilibrio fra emozione e ballabilità. Buona parte dell’opera è però solo una fusione di ritmi ballabili, melodie banali e citazioni dal passato.

In Our Heads (2012) è un trionfo della “forma”, ma aggiunge molto poco a quanto hanno già fatto. Sembra spesso di riascoltare remix di New Order o Duran Duran, intervallati da ballate che si limitano a fare il minimo sindacale per apparire creative (Look At Where We Are). Il meglio arriva con These Chains, canto soporifero per ritmo movimentato, ma è solo la stessa idea di The Warning declinata in modo diverso. L’intera opera sembra una versione meno triviale della Techno e della Dance che si ascolta comunemente in radio (si senta per esempio Flutes).

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Voti:

Coming On Strong – 7
The Warning – 7
Made In The Dark – 6
One Life Stand – 5
In Our Heads – 4,5

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