Skid Row – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Gli Skid Row sono una band di Heavy Metal statunitense che è cresciuta nell’epoca del Grunge ed ha proposto un sound vicino a quello di formazioni come i Guns N’ Roses, mantenendo un forte legame con i classici dell’Hard & Heavy come Aerosmith, Motley Crue e Metallica. Il contesto musicale li ha portati ad avvicinarsi, nel corso degli anni, anche accidentalmente al Grunge (si senta Eileen su Subhuman Race, 1995), ma di fatto la loro proposta rappresenta una alternativa al sound Rock dominante dell’epoca, guardando più al passato che al futuro.

L’esordio Skid Row (1989) è un sanguigno Rock’n’Roll corazzato che fonde il sound del Pop-Metal con quello dei classici del genere Hard & Heavy, ma iniettandolo della potenza dell’Heavy Metal. Inni da stadio (Can’t Stand The Heartache), un brano in pieno stile Faster Pussycat (Piece Of Me), qualche momento da ballatona emotiva (18 And Life) e qualche graffio Rock’n’Roll (Makin’ A Mess). La band spazzola stili e sfrutta una formazione equilibrata, capace di distinguersi per l’ugola di Sebastian Bach, che ha poco da invidiare ad Axl Rose in quanto ad istrionismo. L’album è un successo, totalizza più di 5 milioni di copie vendute. Gli ingredienti non sono granché nuovi, ma pur poco innovativa, è alta cucina Heavy Metal.

Rincarando le dosi di Heavy Metal, con iniezioni di Thrash Metal, Slave To The Grind (1991) porta la band al suo apice. Rob Affuso alla batteria raggiunge una nuova profondità mentre Sebastian Bach è un cantante-mattatore che dimostra tecnica, potenza, duttilità; le chitarre di Dave “The Snake” Sabo e Scott Hill si preoccupano di riempire i brani di riff ispirati alla Storia del Rock più “duro”. L’inno Monkey Business, degno dei migliori Guns N’ Roses, anticipa il Thrash Metal della title-track, degna dei Metallica virati Hard & Heavy. Almeno Psycho Love merita di entrare negli annali del Metal del periodo, seguita a ruota da Riot Act. Valide anche le ballate come In A Darkened Room, ma il modello è in fondo risaputo.

Subhuman Race (1995) assorbe finalmente il sound degli anni ’90, richiamando formazioni come gli Alice In Chains ed una certa attenzione al groove che scomoda band come i Prong (My Enemy). Efferati fino a richiamare i Pantera (Subhuman Race), dediti ad un Hard Rock viscerale (Frozen), gli Skid Row non riescono a scrollarsi di dosso l’impressione di essere degli eccellenti inseguitori, più che dei “first mover”.

Quando la band torna nel 2003 con Thickskin, segue il Metal che si è sviluppato a cavallo fra i due millenni. Si sente molto l’assenza di Sebastian Bach, sostituito da Johnny Solinger, e di Rob Affuso, rimpiazzato da Phil Varone. Non andrà meglio con Revolutions Per Minute (2006).

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Voti:

Skid Row – 5,5
Slave To The Grind – 6,5
Subhuman Race – 5,5
Thickskin – 4
Revolutions Per Minute – 4

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