Cloud Nothings – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

I Cloud Nothings sono una formazione statunitense fondata da Dylan Baldi e dedita ad un Pop/Rock lo-fi sull’esordio Turning On (2009) che fa delle pressappochismo, del rumore assordante delle chitarre e dell’esecuzione scordinata una questione di identità estetica. Fra i tanti che riportano alla mente, ci sono gli Wavves, praticamente loro contemporanei ma titolari di un sound più estremo. Si tratta di filastrocche lo-fi a tratti anche intriganti (Hey Cool Kid, I Am A Rooftop), niente di più.

Cloud Nothings (2011) ha un sound più brillante, delle melodie accattivanti e riprende l’energia travolgente degli Husker Du e dei Replacements. Not Important e You’re Not Good At Anything sono due proiettili di Rock’n’Roll viscerale e melodico al contempo, ma Forget Yu All The Time mostra un lato prettamente emotivo e malinconico. Non c’è però ancora nulla di ricordevole.

Attack On Memory (2012) cambia completamente strada: formato più esteso e lontano dai miniaturismi Hardcore, mood depresso e angosciante, melodie in secondo piano, richiami di lamenti Grunge e asprezze Noise-Rock più che di innocui Power-Pop e Pop-Core. Se i primi due album erano pieni di radiose melodie sporcate da un sound lo-fi, qua siamo al centro di incubi emotivi.

No Future/No Past è una marcia funebre che prende i lamenti del Grunge per costruire un crescendo che è più uno strazio che una liberazione. Wasted Days (9 min.) è il capolavoro dell’album, capace di unire un virulento Rock’n’Roll ad assalti di chitarre da Velvet Underground, con un lunghissimo intermezzo strumentale che liquefa la materia sonora fino a lambire miasmi psichedelici ed infarcirsi di ritmi ossessivi à la Feelies, il tutto mentre terribili gorghi di chitarre minacciano di sommergere tutto; finito il delirio, riparte un ossessivo ritmo che ripropone il Rock’n’Roll dell’inizio in una feste infernale, facendo riaffiorare la melodia in uno stile che sembra a metà fra i Polvo ed i Foo Fighters, ma con un pathos degno dei migliori Husker Du. Fall In ricorda ancora i Feelies, ma in una versione più Hardcore, con un fracasso ritmico che contrasta con la melodica ed emotiva linea vocale.

Lo strumentale Separation è ancora una via di mezzo fra il Folk/Rock nevrotico dei Feelies, un Hardcore supersonico ed eccessi Metal, culminante in una seconda parte estremamente intensa. L’incubo di No Sentiment, che è in pratica tensione assordante che diventa un lamento straziante e poi partorisce un ritornello melodico deforme e sbilenco, ancora una volta dalle parti dei Polvo, è un altro momento da ricordare.

Attack On Memory rievoca alcune grandiose band che fanno parte della Storia meno conosciuta del Rock, delineando un quadro fosco di depressione, angoscia ed epica tragica. Emotivo e fisico, raffinato e sbilenco, Attack On Memory è un album che appartiene ad un altro pianeta rispetto ai primi due, sbiaditi, lavori della band.

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Voti:

Turning On – 4,5
Cloud Nothings – 5
Attack On Memory – 7

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