Stone Roses – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

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Il sound di Madchester fu interpretato da formazioni come gli Stone Roses, che si annoverano fra gli ispiratori della seconda Summer Of LOve, quella del 1988. La formazione inglese ha avuto il compito di guidare la rinascita del Pop inglese, quella che poi diverrà famosa con band come gli Oasis.

Psichedelia sixties, ritmi ballabili che vedono protagonista una grandiosa sezione ritmica (Alan John “Reni” Wren e Gary Mounfield), energia Rock e ricordi Blues si fondono nell’esordio Stone Roses (1989), uno dei capolavori del Pop psichedelico. La dolce allucinazione di I Wanna Be Adored è perfetta per perdersi nei ricordi della psichedelia sessantiana, ma She Bang The Drums si avvicina ancora di più allo stile del passato. Un viaggio nel passato, che questo sia il frizzante Country Rock di Waterfall o l’ipnotico Raga-Rock di Don’t Stop poco importa: tornare alle atmosfere drogate dei sixties e riscoprire un’attenzione per i ritmi ballabili e le melodie vocali più accattivanti. In un certo senso, è musica dei sixties rivista alla luce della Techno. Il gioiello di questa rievocazione è Made Of Stone, un ritornello malinconico guidato da un travolgente pattern ritmico. La luminosa chitarra che guida l’apoteosi di armonie vocali di This Is The One è un esercizio barocco di Psych-Pop. Il finale è lasciato a due brani estesi. Il primo, I Am The Resurrection (8 min.), è un’encliclopedia dei Sessanta dove la band sfoggia i virtuosismi della sezione ritmica, spazia con le chitarre e si concede ampi momenti strumentali. Il capolavoro arriva in chiusura, con Fool’s Gold (10 min.), una sorta di ballabile ipnotico, notturno, drogato, funky; un lungo pretesto per stilizzare definitivamente la fusione fra passato e presente, fra happening all’LSD e Rave epici.

Pur riprendendo a piene mani dgli anni Sessanta (Byrds, Mamas And Papas, Beach Boys, Hendrix), la band aggiunge Funk ed una attenzione ritmica vicina alla Disco ed alla House che conferiscono a questo esordio dosi di peculiarità. La presenza di numerosi ritornelli accattivanti aumenta di molto la godibilità dell’opera, che non disdegna momenti poco radio-friendly.

Second Coming (1994) arriva quando ormai l’interesse per la band è scemato. L’album non è però privo di motivi d’interesse, in primis la maestosa Breaking Into Heaven (11 min. e mezzo), Psichedelia tribale ed etnica, con suoni di animali che sfociano poi in un elegante e sensuale Funk, falcidiato di tanto in tanto da un chitarrismo al contempo languido e spettacolare. Il resto dell’opera aggiunge al Funk ed alla Psichedelia molti spunti presi dai Led Zeppelin (Driving South, Good Times, Love Spreads), ricordi Blues (Daybreak) e richiami Folk (Your Star Will Shine). Begging You congiunge idealmente i Beatles di Tomorrow Never Knows con la musica da discoteca dei Chemical Brothers. Il delirio à la Holy Modal Rounders di Foz è l’ennesima citazione sbiadita di un album inferiore all’esordio e incapace di conservare una delle peculiarità della band: il sound chitarristico li fa somigliare ad altre cento formazioni, mentre strutture più tradizionali e definite indeboliscono il carisma da jam band Psych-Pop.

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Voti:

Stone Roses – 7
Second Coming – 6

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