Murcof – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Fernando Corona è un musicista messicano che come Murcof si propone nella veste di interprete di un minimalismo elettronico che comprende spunti Glitch, richiami Techno, echi neo-classici.

L’esordio Martes (2002) è una sorta di musica Classica remixata in modo minimale su basi Techno (Memoria, Maiz, Mir, l’operistica Mapa). Quando si varia da questo modello, si richiama la Drum’n’Bass (come in MO) o magari l’Ambient (si veda Marmol), senza per questo trovare l’innovazione e la creatività che latitano. Se il presupposto di fondere Classica e Techno minimale è debole, lo sviluppo non risolve il problema.

Utopìa (2004) si allontana un po’ dalla Techno, rimanendo vicini alla Classica. Questa volta archi, sbuffi sinfonici e arrangiamenti suntuosi sono immersi in panorami Ambient (Ulysses e Urano). Il resto dell’album remixa l’esordio o con trascurabili ballabili meccanici (Memoria) o come intriganti allucinazioni (Muim riproposta da Colleen). Ultimatum torna alla Techno e pur con strutture più elaborate e meno minimali, ha risultati comunque tiepidi. Musica d’atmosfera ed introspettiva, l’opera di Murcof è spesso banale negli elementi classici (pianoforti, archi) e poco profonda nell’impianto ritmico.

Remembranza (2005) segue le orme dei primi album, con una musica diradata che adesso però è più vicina ai disturbi del Glitch e meno alla Classica. Razòn, che pure è fra i brani migliori, sembra molto intellettuale ma poco coinvolgente, un mix di ricordi Jazz, classici e Techno. L’apice è probabilmente Reflejo (9 min.), a cavallo fra soundtrack, Techno e Jazz: è il momento più alto della carriera fino a questo momento. Con Rios l’opera delinea il suo pregio maggiore: almeno tre composizioni maggiori (Rios, appunto, più Razon e Reflejo) conferiscono all’opera una coesione stilistica fatta di eleganza, sinuosità, bassa intensità, smussatezza. Dopo Villalobos, dopo l’Ambient e la post-Ambient, dopo esperimenti disparati sulla Techno non sembra esserci in tutto questo nulla di rivoluzionario. Aver allontanato i richiami classici attutisce qualche banalità, ma i giochi ritmici e melodici sono comunque lungi dal far apparire il tutto innovativo.

Cosmos (2007) abbandona completamente la Techno per una musica Cosmica che sembra la riedizione di quella di Schulze, ammorbidita nei toni da una luminosità a tratti quasi New Age. Le lunghe composizioni dell’album hanno un fascino atmosferico, soprattutto Cosmos I/II (9+9 minuti), con richiami classicheggianti. Non c’è nulla di significativamente nuovo neanche in questa declinazione, però.

The Versailles Sessions (2008) è ancora più cinematico, vicino per maestosità a Jarre.

La Sangre Illuminada (2011) suddivide le composizioni in brevi movimenti. Ambient, soundtrack e musica Cosmica affiorano ovunque.

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Voti:

Martes – 5
Utopìa – 4,5
Remembranza – 6
Cosmos – 5,5
The Versailles Sessions – 5
La Sangre Illuminada – 4,5

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