Seefeel – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

I Seefeel da Londra propongono una strana commistione fra musica Elettronica e Ambient, mantenendo però come protagonisti dell’amalgama sonoro elementi tipicamente Rock come le chitarre elettriche.

Quique (1993) affoga in una sorta di ipnotica psichedelia Elettro/Rock. La lunga Climatic Phase No.3 (8 min. e mezzo) è il gioiello dell’album, un vortice ipnotico che trasforma una melodia di chitarre in una giostra Dub tribale e vagamente New Age. Industrious (quasi 7 min.) è un altro vertice, una danza tribale onirica, fra Dream Pop, Dub, Techno e New Age. Plainsong sembra un manifesto di Shoegaze, Dream-Pop e Techno fusi assieme, con un risultato a dir poco straniante.

Ma spesso l’impressione è che i brani si dilunghino oltremodo (Polyfusion, Imperial, Charlotte’s Mouth, Filter Dub) senza idee sufficienti a giustificarne la durata.

L’idea di base di molti brani è intrigante, ed i tre brani maggiori sono gioielli di sperimentazione fra Elettronica e Rock, ma nel complesso il formato-album non rende giustizia a queste intuizioni.

Succour (1995) riduce il ruolo della voce, e propone una più austera Ambient dove i droni delle chitarre rimangono protagonisti e sono accompagnati da ritmi tribali fragorosi ed inquietanti. Il ruolo dei droni delle chitarre come strumenti atmosferici è l’elemento per il quale l’album merita citazione nella Storia della Musica. Per il resto, la maggior parte delle idee sono abbozzi che si dilungano troppo (Extract) dove i ritmi o sono comprimari o sono trascurabili. Certo c’è del fascino nella meccanica e spettrale When Face Was Face, c’è coraggio nell’ipnotico minimalismo di Ruby-Ha e nella visione ultraterrena di Rupt ma in fondo niente di tutto questo è troppo distante dal minimalismo Classico, i ritmi sono spesso corrivi e l’impressione è la stessa dll’esordio: poche idee per troppi minuti. Il clima intellettuale e sperimentale in un certo senso peggiora i difetti dell’esordio, appianamento quel plus che è dato da una sperimentazione più ardita: perso il feel più immediato derivante per vie traverse dal Pop/Rock, rimane una musica austera, spesso vicina alle avanguardie classiche, che non ritrova immediatezza in ritmi spesso violenti, meccanici o risaputi (per esempio si senta il Dub di Cut).

Succour, come Quique, è un album di grandi promesse. Se ne avverte la grandezza in alcuni spunti fortemente creativi, ma prolissità, ritmi spesso scontati ed una povertà compositiva fatta di arrangiamenti poco vari e dinamici distrugge sul nascere, o quasi, un’opera che potrebbe volare ben oltre una discreta peculiarità.

(CH-Vox) (1996) esaspera l’anima Ambient, ritrovando il ritmo solo in Hive. Persa la componente ritmica, che pure era debole, rimane solo lo scheletro Ambient, fatto di chitarre droniche avvolgenti e spettrali.

Precursori di tanti altri gruppi che faranno della chitarra dronica lo strumento di grandiosi paesaggi atmosferici (si pensi agli Stars Of The Lid), i Seeefeel sono un’emanazione stravagante di Shoegaze, Dream-Pop, Rock e minimalismo classico. Rimangono, probabilmente, fra i grandi talenti inespressi della Storia della Musica.

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Voti:

Quique – 6,5
Succour – 6,5
(CH-Vox) – 5

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