Persefone – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Le migliori canzoni dei Persefone

Persefone è il nome di una formazione proveniente dal minuscolo stato di Andorra che suona un Progressive Metal che coniuga melodia e tentazioni estreme. Dream Theater, Symphony X, Edge Of Sanity ed Opeth sono alcuni dei nomi che più frequentamente saltano alla mente quando si ascolta la loro discografia.

Truth Inside the Shades (2004) li presentò come progressivi, sinfonici, violenti e melodici allo stesso tempo. Indubbiamente la band aveva progetti ambiziosi, ben riassunti nella lunga title-track (quasi 11 min.) ed in Stemporal Divine (10 min.): si propone una sorta di versione neoclassica degli Edge Of Sanity. La forte presenza di sintetizzatori in alcuni frangenti, come in Niflheim, introduce uno dei motivi ricorrenti e distintivi di tutta la carriera. Ampi squarci melodici a supporto di efferate scariche Black e Death Metal riportano alla mente anche formazioni come i Cradle Of Filth. Il limite è quello di commistionare elementi musicali già noti, senza spesso riuscire a supportare l’imponente formato delle composizioni, spesso estese e articolate.

Core (2006) si mostra al contempo molto più ambizioso e raffinato, tanto nell’amalgama delle varie anime sonore quanto nella produzione. L’opera, un imponente concept album, è composta da tre suite attorno ai 23 minuti l’una.

Sanctuary: Light and Grief apre l’opera con spunti Black Metal ed un uso di strutture più intricate rispetto all’esordio, con slanci incentrati sul groove ed uso di tempistiche inusuali. L’impetuosa apertura diventa una cavalcata sinfonica che sfocia in una marcia militare (secondo min.) e poi un Black Metal pirotecnico e sinfonico, poi virato in un labirintico Groove Metal dagli spunti Death Metal. Un breve intermezzo Folk funge da ponte per la tormentata terza parte: un turbine Death Metal è unito ad un malinconico pianoforte, poi la melodia trionfa sulla ferocia ed il Death Metal si stempera in un Gothic Metal melodico dove trova spazio un lungo assolo di chitarra. L’evoluzione della composizione recupera la potenza declinandola in una cornice Prog-Metal neoclassica ed estrema, unendo il growl a fendenti Doom, sincopi ritmiche, vortici di sintetizzatori. La prima suite si chiude con un altro avventuroso viaggio la melodia e tendenze estreme, in un costante equilibrio precario.

Underworld: The Fallen and the Butterfly, la seconda suite, non è meno pritecnica e variegata. Si apre con un Death Metal articolato e intricato, che richiama alla mente gli Opeth ed ancora gli Edge Of Sanity. Un breve momento Folk porta a ad un Black/Death sinfonico ornato da una voce femminile e lunghi assoli di chitarra. Il finale è denso di eventi sonori, infarcito all’inverosimile di acrobazie chitarristiche e ritmiche, con assoli di sintetizzatori da Prog-Rock, recitati narrativi, alternarsi dei più disparati stili vocali ed una conclusione dolcissima, un Folk/Rock per voce femminile.

Seed: Core and Persephone, l’ultima suite, si apre con una lunga e malinconia parentesi Folk scaran, trasformata quindi in una ballata più ricca ma comunque trascurabile. Segue un altro delirante intreccio secondo i canoni di un Prog-Metal di sintesi: brutale, melodico e sinfonico. La terza parte è uno dei momenti più alti della discografia: Doubts Are Seed, questo il nome, è una sintesi che fonde Dream Theater, Edge Of Sanity, Malmsteen in un coloratissimo virtuosismo strumentale. Questa pirotecnica dimostrazione di abilità prosegue anche nella quarta parte, mentre il finale è un banale Folk/Rock per voce femminile, poco avventuroso per i loro standard.

Ambizioso ed imponente come pochi altri album, questo concept-album è uno sfoggio di variazioni stilistiche, tempi dispari, sintesi sonore di vari stili di Prog-Metal. I momenti Folk e pianistici, assieme a quelli più recitativi e vicini ad un atuocompiaciuto onanismo tencico, sono tutti minori e rischiano di far prevalere la forma (un album con composizione di lunghezza epica) sulla sostanza (le composizioni potevano durare qualche minuto in meno, e spesso le avventurose variazioni rischiano di diventare esercizi di stile). Nonostante queste osservazioni, però, l’opera è degna di nota.

Shin-ken (2009) aggiunge il sound di At The Gates, In Flames, Meshuggah e Prong all’amalgama. Il modello è ormai definito: un Prog-Metal capace di integrare il Death ed il Black melodico, lo stile neoclassico, spunti incentrati su ritmiche complesse di matrice Djent e Math. Il tasso tecnico è sempre molto alto, gli assoli sono numerosissimi, i cambi di tempo e di stile sono continui. The Endless Path e Kusanagi sono fra i brani migliori e buoni modelli di riferimento per il sound dell’album. Un’altra anima dell’opera è quella atmosferica, sviluppata tramite superflui brani brevi e la più curiosa Purity, ballata singhiozzante che riesce a fondere emozione ed una struttura elaborata. La suite viene riproposta in un formato meno colossale con la title-track, di “soli” 11 minuti: è una sintesi ipercinetica di Prog, Black e Death Metal che nella seconda parte si trasforma in un’atmosferica ballata con lunghi momenti per solo pianoforte. Pur con qualche momento di malinconia un po’ prevedibile, è questa suite in due parti il momento più peculiare dell’opera, capace di far convivere il sound risaputo della band con una nuova sensibilità, malsviluppata nel resto dell’opera.

Spiritual Migration (2013) punta proprio sullo sviluppo di questa anima più atmosferica e melodica, cercandone una sintesi efficace con il brutale ed intricato sound di matrice Black/Death/Djent. Comunque efferati e intricati, i Persefone trovano il modo di fondere alle risapute scariche Death e Black Metal melodie vocali ed un arrangiamento stratificato, che rievoca qualcosa della lunga carriera solista di Devin Townsend. Le composizioni sono sempre estremamente variegate, ma integrate di una musicalità nuova, che allontana il rischio di autocompiaciuti onanismi strumentali. The Majestic Of Gaia (9 min.) sfrutta ampiamente i ritmi à la Meshuggah mentre Inner Fulness rievoca il Thrash Metal ed il Metal Core. Il futuristico Prog-Metal estremo di Upward Explosion suona come i Dream Theater che duettano con i Meshuggah: un intreccio esplosivo e davastante, chiuso da visioni sci-fi.

Nel livello medio-alto dell’album, spiccano due composizioni: Returning To The Source (9 min.), una sintesi vertiginosa di brutalità ed emotività, melodia e ritmo schiacciasassi, sorretta da una produzione cristallina che esalta tutte le componenti di questa cattedrale sonora chiusa da una caracollante appendice Djent; Consciousness (due parti per 9 min.), strumentale che copre il gap fra atmosfera paradisiaca ed eterea dell’apertura, malinconia da ballata romantica, dramma di dimensioni epiche, maestosa cavalcata di Metal sinfonico, labirintica dimostrazione di tecnica à la Dream Theater ed un commovente finale dove l’anima più emotiva si scioglie in un conclusivo assolo di pianoforte. Sono questi due capolavori dell’intera carriera, perle che brillano in un’opera creativa e spettacolare.

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Voti:

Truth Inside the Shades – 5,5
Core – 6,5
Shin-ken – 6,5
Spiritual Migration – 7,5

Le migliori canzoni dei Persefone

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