Uneven Structure – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Uneven Structure è il nome di una band francese che propone un particolare ibrido fra Post-Metal e Djent, pendendo verso la melodia e verso rarefatti paesaggi Ambient.

Februus (2011) è uno dei più interessanti esperimenti Metal dell’anno, ed idealmente congiunge i Meshuggah con il sound stratificato di Devin Townsend, facendo affiorare anche un’anima Prog-Metal che avvicina il risultato a certi Porcupine Tree. L’opera è costruita come un unico flusso sonoro e, nonostante le intricate ritmiche Djent, l’uso di un cantato abrasivo in molti passaggi e la considerevole varietà interna del sound, riesce a mantenere coesione e non perdere mai di vista il continuum melodico, che garantisce godibilità all’opera. La fusione di calma, serenità e potenza è una sorta di versione New Age dei Meshuggah.

Awaken prende forma da una nube Ambient/Post-Metal ed alterna molta melodia con qualche ruvidezza, sfociando nella brutale partenza di Frost, poi virata in tensione thriller prima di tornare all’anima melodica, comunque presente anche nei nuovi momenti Djent. Un sound stratificato e intricato, che trova in Hail un vertice di Prog-Metal d’avanguardia, astratto e ritmico, poetico e potente. Un interludio Ambient come Exmersion e Buds propone un vacuo Post-Metal di grande atmosfera, che fa passare in sordina i singhiozzi ritmici Djent. L’esplosione, quando arriva, non distrugge l’impianto melodico, ma esalta solo la struttura, verso un sound maestoso ma sempre elegante; solo l’ultimo minuto sfocia nel brutale.

Awe, brano violento ma trascurabile, fa da ponte per la psichedelia Post-Metal di Quittance, mutata quindi in un altro momento Djent. Un eccessivo appiattimento sul versante violento del sound viene bilanciato dal secondo interludio Ambient, l’astratto drone di Limbo. Dopo un momento di crisi, la danza tribale di Plenitude inietta creatività nella formula, costruendo un visionario crescendo che da un rito tribale porta al Djent passando per un Post-Metal psichedelico. Il Finale è grandioso, galattico, melodico, stratificato, commovente, un Metal sognante che sfuma nella vastità sconfinata delle stelle.

L’equilibrio fra potenza, complessità e melodia, assieme ad arrangiamenti stratificati ed uno stile compositivo in equilibrio fra varietà e coesione, garantiscono a Februus un posto d’onore fra le nuove declinazioni del Post-Metal.

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Voti:

Februus – 7

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