Stars Of The Lid – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Le migliori canzoni degli Stars Of The Lid

Gli sono un duo (Brian McBride e Adam Wiltzie) statunitense che propone una forma pura di musica Ambient, sulle orme del più astratto Brian Eno più che su quelle miscelate con Techno, Dub ed altra musica più o meno elettronica degli anni ’90. Semmai i richiami di questi paesaggi sonori sconfinati riportano al primo Klaus Schulze e ad altri esperti delle astmosfere come i Labradford. La loro opera si sviluppa per droni chitarristici resi irriconoscibili da mimetiche deformazioni, millimetrici cambiamenti, subdole alterazioni.

Music For Nitrous Oxide (1995) è un amalgama onirico e cosmico, musica d’atmosfera lugubre (Before Top Dead Center, The Swellsong), eterea (Adamord, 12 min.), cosmica (Madison, 9 min. e mezzo). Non mancano visioni nostalgiche e malinconice (Down) fino a recupere, infine, anche l’estetica Rock (i fendenti affilati di Lid, 10 min. ai limiti di una seduta di meditazione per feedback). La grandiosa Tape Hiss Makes Me Happy (13 min.) lascia fluttuare i feedback come delle onde oceaniche, lente e maestose, sinuose ed ipnotiche. In chiusura, ci si avvicina ad una musica della natura, come in Goodnight, umbratile sinfonia della pioggia. Fondendo Ambient, New Age e Rock tramite dei droni chitarristici deformati e resi quasi irriconoscibili, gli Stars Of The Lid riescono a proporsi come un’entità sonora visionaria, psichedelica, atmosferica, cosmica e meditativa. Voci e suoni di contorno aumentano la componente emotiva di questi soundscapes astratti.

Gravitational Pull Vs The Desire For An Acquatic Life (1996) fonde suoni acustici e samples variegati, mutandoli in astrazioni sonore visionarie, psichedeliche e spesso inquietanti. L’imponente Cantus (19 min.) è una panoramica di una galassia morta e lentissimamente in movimento, ed è una trasfigurazione metafisica della chitarra Rock. Jan 69 (9 min. e mezzo) è ancora più estrema nella sua immutabilità. Lactate’s Moment (12 min.) è come la versione super-dilatata di un motivetto hawaiano. Be Little With Me è degna dei più dilatati Spacemen 3. Opera a suo modo estrema, Gravitational Pull puntatutto sul potere evocativo di questi suoni in lenta evoluzione.

The Ballasted Orchestra (1997) è un album che evolve nella strumentazione e nella forma, adesso estesa ai limiti del ciclopico. Quasi ottanta minuti per sei maestose composizioni e due brani brevi, con suoni in lenta evoluzione ed un afflato meditativo forte come non mai. I suoni fluttuano, riverberano, si espandono, conquistano lo spazio e l’ascoltatore con loro. Sun Drugs (12 min e mezzo) è un unica sequenza di visioni cosmico/psichedeliche senza elementi ritmici. Taphead fonde idealmente Schulze, musica da cinema, vertigini galattiche, pulsazioni subsoniche. Il viaggio prosegue con Fucked Up (8 min. e mezzo), che recupera la musica classica à la Stockhausen in una accecante visione onirica e surreale. Il capolavoro dell’opera è probabilmente Music For Twin Peaks Episode #30: la prima parte è una sorta di raga indiano dilatato in una fluorescenza metafisica; la seconda parte una remota emanazione di vite aliene, di un oblio millenario, di un silenzio antichissimo, di un rituale sprofondato nelle più remote sabbie del tempo. Musica dell’eternità, in un certo senso, come conferma la conclusiva The Artificial Pine Arch Song (18 min.), dove lentissime si muovono melodie quasi impercettibili.

Per Aspera Ad Astra (1998) nasce da una collaborazione con il pittore Jon McCafferty. Ma sembra esserci una inversione di tendenza, verso un suono estremamente minimale che pare suggerire una debole ispirazione. La prima delle due colossali suite, Low Level Listening (quasi 21 min.), è così spoglia da mettere alla prova persino chi aveva apprezzato gli slow-mo dei primi album, con solo la terza parte che fa affiorare flebilissimi scampoli melodici.

Anchor States (quasi 21 min.) richiama i lentissimi archi atmosferici dei Dirty Three ma poi si adagia sul vuoto assoluto della prima suite.

A suo modo, Per Aspera supera la forma delle opere precedenti, fino a rischiare lo svuotamento di messaggio di una musica che appare spesso senza svolgimento, senza forma, senza carattere. Pochissimi si sono spinti verso forme così estreme di “bassa intensità” sonora, ma così facendo la musica si è fatta amorfa e privata della carica emotiva, è solo una radiazione di fondo.

Avec Laudenum (1999) si compone anche lui di tre soli brani estesi. Il primo, The Atomium (oltre 22 min.) è una dilatatissima visione cosmico-psichedelica con un alone liturgico e metafisico; la seconda parte introduce scampoli melodici simili a quelli del leggendario Music For Airports di Brian Eno; nella terza parte echi orientali di raga perduti nello spazio-tempo riecheggiano lontanissimi, conferendo al tutto un’anima orientaleggiante. Su questo modello sono anche Dust Breeding (9 min.) e I Will Surround You (10 min. e mezzo). Avec Laudenum ritrova una profondità emotiva, riesce a veicolare un messaggio subliminale e remoto, ma comunque presente. Sinuoso, elegante, dolce, persino commovente, è il ritorno degli Stars Of The Lid alla discografia maggiore.

The Tired Sound Of Stars Of The Lid (2001) è il compimento della rinascita iniziata con Avec Laudenum. Oltre due ore di musica per un doppio album imponente come non mai, l’ideale punto d’arrivo di tutta la carriera. Gli Stars Of The Lid congiungono in quest’opera monumentale la musica Cosmica, Psichedelica, Classica e Ambient, riuscendo nel trasmettere in questa fusione stilistica emozioni così travolgenti da sembrare in contrasto con l’astrazione del tessuto sonoro. La tavolozza dei colori si è arricchita come non mai, includendo tutto un esercito di suoni dilatati, deformati, trasfigurati, riflessi, resi spesso irriconoscibili. Arvo Part, Klaus Schulze, Philip Glass e Brian Eno sono alcuni dei nomi che tornano alla mente.

La commovente Requiem For Dying Mothers (2 parti, 14 min.) apre con uno dei loro capolavori, un ondulante requiem fra il funebre e l’ultraterreno. Down 3 è musica intima come mai nella loro carriera, una sonata per pianoforte dimessa e tristissima che funge da ponte per l’imponente Austin Texas Mental Hospital (tre parti, 21 min.): un maestoso corpus sonoro fluttua con imponenenza, in moto ondulatorio ipnotico, come un’orchestra che ruota in orbita nella galassia. Lanciati in un viaggio oltre la geografia ed oltre il sé, Austin Texas porta l’ascoltatore in un elegante, superbo viaggio oltre la realtà, venato di una nostalgia e di una malinconia che sembrano voler suggerire la concreta irrealizzabilità di questo viaggio; l’uomo dinanzi ai suoi limiti, si libera tramite la musica di ogni confine ed osserva dall’alto la sua condizione di essere definito nello spazio-tempo, mentre contempla il mondo onirico, galattico, ultraterreno che la musica suscita in lui.

Broken Harbors (3 parti, 19 min.) è una meditazione piena di pace e calma, che chiude la prima parte dell’opera.

La seconda parte si apre con composizioni più “brevi”. Mulholland (7 min.), probabilmente ispirata al film di Lynch ed alla colonna sonora curata di Badalamenti, e The Lonely People Are Getting Lonlier (10 min.), sinfonia del vento e della natura dei deserti sconfinati, portano a Piano Aquieu (11 min.), suoni liquidi che si rifrangono nello spazio, sonata di pianoforte sottomarina ed un altro grandioso vertice dell’opera.

Nel finale si ritorna a composizioni più elaborate e maestose nella forma. Più che la dolcissima Ballad Of Distances, malinconica e piena di silenzi poetici nella prima e più significativa delle sue due parti, la chiusura in grande stile la propone A Lovesong (3 parti, 23 min.), il suono del respiro dell’Universo, delle galassie, della totalità delle cose. Il suono della morte che lentamente fa affievolire i suoni, il suono del Tempo che tutto domina, il suono del dolore della vita oltre la pace metafisica della meditazione.

Esausti di tanta emozione, accompagnati per mano in un viaggio negli anfratti bui dell’anima, nelle sue rilucenti e segrete iridescenze, si rimane in silenzio a proseguire il viaggio con la mente, nei labirinti dei pensieri dell’uomo, nelle infinite declinazioni che prendono le domande sulla realtà, sui significati, sull’esistenza, sull’ineluttabilità della morte.

Trovando una sintesi fra melodia, poetico rumorismo, dilatazione metafisica e onirica, psichedelia dolce, musica atmosferica, reinterpetazione di modelli classici come il requiem o la sonata per pianoforte, gli Stars Of The Lid giungono così al loro capolavoro e ad un uno dei più introspettivi esempi di musica degli anni Zero.

Stars Of The Lid And Their Refinement Of The Decline (2007) è simile, per imponenza, al suo predecessore, ma ha abbandonato qualsiasi derivazione Pop/Rock, optando per lunghe distese sonore di Classica/Ambient dove le chitarre sono ormai solo uno degli strumenti utilizzati. Inoltre, alla componente tragica e cosmica, Schulze-iana, si affianca e spesso prevale qua un’anima cosmica positiva, per così dire luminosa dove prima si potevano intravedere terribili e nerissimi gorghi galattici. La vicinanza ai Dirty Three si fa ancora più forte che in passato, così Articulate Silences (2 parti. 11 min.) ricorda la musica da camera lentissima ed elegante di Ocean Song. Altrove prevale l’anima Classica, come in Apreludes.

Fluttando lentissimamente, questa musica riscopre la calma del suono, per come esso diventa musica, rallentando ed osservandone al micorscopio le dinamiche. Questa nuova poesia del suono è ben fotografata in Don’t Bother They’re Here (10 min.). Commovente e dolcissima, l’anima melodica/sinfonica di Even If You’re Never Awake dialoga con lontanissimi feedback, consegnando uno dei vertici di tutta la carriera.

Queste sinfonie astratte, di cui The Daughters of Quiet Minds (13 min.) è un valido esempio, sono astratte composizioni senza confini, che aggiungono al sound tradizionale della band un’orchestrazione mai così vicina ai canoni classici. Humectez La Mouture, per fare un esempio, è più vicina ad una ballata pianistica che a Brian Eno.

Il finale è affidato alla lunga December Hunting For Vegetarian Fuckface (18 min.), compendio di quest’arte dei suoni da meditazione, di questa New Age con lontane radici Rock ed una fascinazione profonda per la musica Classica.

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Voti:

Music For Nitrous Oxide – 7
Gravitational Pull Vs The Desire For An Acquatic Life – 6,5
The Ballasted Orchestra – 7,5
Per Aspera Ad Astra – 5,5
Avec Laudenum – 6,5
The Tired Sound Of Stars Of The Lid – 8
Their Refinement Of The Decline – 7

Le migliori canzoni degli Stars Of The Lid

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