Club Dogo – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

I Club Dogo sono stati fra i gruppi in ambito Hip-Hop più importanti per l’italia degli anni Zero. Sono dun trio composto da Jake La Furia, Guè Pequeno e Don Joe. Attorno a loro si è riunita negli anni una cospicua folla di beatmakers e rapper, tanto da costituire la Dogo Gang, una crew sul modello del Wu Tang Clan statunitense.

Figure di riferimento della scena milanese, una delle poche in grado di condividere le atmosfere di degrado urbano tipiche dell’Hip-Hop USA, esordiscono a nome Club Dogo con Mi Fist, nel 2003. Album ancora in regime di autoproduzione, è col senno di poi il più interessante della carriera. Affascinato dal sound d’Oltreoceano, è infarcito di immagini violente, cupe, dure, aggressive. Il momento maggiore è Tana 2000, che azzarda un ritmo veloce e singhiozzante e si lancia un un rap supersonico firmato Dargen D’Amico: è il momento più distante dall’Hip-Hop urbano e violento dei ’90.La produzione di Don Joe spicca nell’arrembante Kyobo ni tsuki. Tendenze verso un sound più ruffiano si sentono forti in LLCD – Ladies Love Club Dogo, che richiama LL Cool J.

Oltre ad aver trasportato il sound USA in Italia, c’è davvero poco di unico in questo esordio.

Penna Capitale (2006) è un altro concentrato di aggressività e di citazioni più o meno esplicite dell’Hip-Hop di successo. I momenti più pompati e “ballabili” (l’autocompiaciuta DOGO, Butta Via Tutto, Briatori, la fluida porno-narrazione di Non Sto In Cerca Di Una Sposa), sono forse la maggiore differenza rispetto all’esordio. La narrazione è sempre cruda, realistica, votata ad un immaginario negativo e decadente, spesso decisamente da gangster. Il legame con la scena “storica” si concretizza in Cani Sciolti 2006, che si riferisce ad un brano dei Sanguemisto.

Vile Denaro (2007) si avvicina ad un suono radiofonico, aumentando l’importanza dei ritornelli orecchiabili. Bassi possenti, ritmi accattivanti, testi sempre meno interessanti. Il sell-out totale avviene con Dogocrazia (2009), con un sound pieno di synth e ritmi da discoteca. Donne, sesso, droga, autoesaltazione, ritornelli insulsi sono i temi ricorrenti, assieme ad una produzione alla moda.

Sulla falsariga di Dogocrazia c’è anche Che Bello Essere Noi(2010), con l’inno alla droga di Cocaina. Vocoder, bass-drop, wobble-bass, richiami Dubstep sono le novità del momento, e vengono prontamente integrate nel sound.

Noi Siamo Il Club (2012) è perfetto per le discoteche (Chissenefrega) o per le radio (PES), con rari livelli di leggerezza e bassezza come Minchia Boh!. Non Siamo Più Quelli Di Mi Fist (2014) è onesto sin dal titolo. In generale unisce il classici brani di autoesaltazione a momenti più cantautorali (Fragili, Zarro!) con momenti ibridi come Dieci Anni Fa.

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Voti:

Mi Fist – 5,5
Penna Capitale – 5
Vile Denaro – 4
Dogocrazia – 3,5
Che Bello Essere Noi – 3,5
Noi Siamo Il Club – 3
Non Siamo Più Quelli Di Mi Fist – 3

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