Marracash – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Marracash, all’anagrafe Fabio Bartolo Rizzo, è un rapper italiano che replica gli stilemi del Gangsta Rap più duro e truce, annacquandolo con ritornelli Pop.

L’esordio Marracash (2008) lo propone come un introspettivo e aggressivo narratore di miserie personali e sogni di riscatto. La musica, spigolosa ma un po’ attempata, si sposa ad un Rap fluido ma senza caratteristiche di eccezionalità. Gli echi orientaleggianti di Badabum Cha Cha, il singolo e la canzone dal groove più cupo e cinetico, sono praticamente tutto quello che c’è da ricordare.

Si uniscono poi i momenti di autoesaltazione di Fattor Wow, la filastrocca che vorrebbe essere oscura di Quello Che Deve Arrivare, il Gangsta ritrito di Dritto Al Punto e Sì Sì Con La Testa e la malinconia un po’ ruffiana di Bastavano Le Briciole, passando per le contaminazioni Pop di Estate In Città. Per quanto l’album rappresenti una sensazione, l’impressione è di ritrovarsi di fronte ad una imitazione della scena Gangsta USA di una decade prima, iniettato di una sensibilità Pop.

Fino A Qui Tutto Bene (2009) è ancora più spostato sul versante Pop, con tanto di collaborazione con Giusy Ferreri (!) nell’Elettro-Rap di Rivincita, un numero da bubblegum-Rap. Non è tanto il “tradimento” alla scena della strada che è da reputarsi centrale (è una questione da integralisti, principalmente), quel che conta è che l’album ha perduto l’aspetto più personale dell’esordio. La produzione è decisamente più professionale ed ha guadagnato una decade rispetto all’esordio, in generale ammiccando da vicino alle sale da ballo (in primis Parole Chiave, il brano migliore). Saltuariamente i bassi si fanno più possenti, più cattivi (Continuavano A Chiamarlo Marra, Fino A Qui Tutto Bene), evidenziando un’estetica violenta ed aggressiva che, per chi non era sintonizzato, è un cliché del Rap più Gangsta dai suoi albori.

L’album riesce anche a cristallizzare la poca fantasia delle tematiche in un momento di rara banalità, quella *Roie (che sta per “troie”, ovviamente) che ben riassume la distanza dai visionari, politici, poetici, surreali testi di cui l’Hip-Hop si è dimostrato capace negli anni.

King Del Rap (2011) sembra essersi pienamente allineato al coevo Fabri Fibra ed alla svolta commerciale dei Club Dogo, verso un Hip-Hop ballabile, pulito, adatto alle radio e farcito di ritornelli orecchiabili (si senta Giusto Un Giro, con Emis Killa; le innocue volgarità di S.E.N.I.C.A.R.; la leggerissima Prova A Prendermi). La produzione è sempre più aggiornata all’ultima moda, con tanto di spunti Dubstep in Marrageddon, ovviamente non richiamando la scuola di Shackleton o Burial, ma la versione resa famosa da Skrillex.

Status (2015) è un altro album di Hip Hop aggressivo ed aggiornato agli standard statunitensi (Bentornato, l’aggressivissima Status) e pieno di collaborazioni di spicco (soprattutto A Volte Esagero con Salmo) ed ammicchi Pop (Tiziano Ferro in Senza Un Posto Nel Mondo; Neffa nell’orecchiabile Nella Macchina). C’è persino qualche momento da dancefloor (Crack).

Santeria (2016), l’album firmato da Marracash insieme a Guè Pequeno, cerca disperatamente di stare al passo dell’ondata Trap (Cosa Mia), regalando anche qualche momento più scherzoso (Cantante Italiana).

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Voti:

Marracash – 4,5
Fino A Qui Tutto Bene – 5
King Del Rap – 4
Status – 5
Santeria (con Gué Pequeno) – 4

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