CunninLynguists – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Le migliori canzoni dei CunninLynguists

I CunninLynguists sono fra i maggiori gruppi di Southern Hip-Hop degli anni Zero.

L’esordio Will Rap For Food (2001) è al contempo un album fatto di rime elaborate ed una produzione ricercata, che richiama l’immaginario dell’Hip-Hop alternativo del periodo. L’opera punta ad un approccio poetico ed emotivo, più che violento ed aggressivo, e ad una grande varietà interna. La caratteristica più comune è quella dell’uso di un suono che utilizza archi ed altri espedienti più o meno “orchestrali”, senza sfociare nel sinfonico. Quasi sempre si rimane su piccoli interventi di archi, lontani spunti operistici, non si giunge mai a arrangiamenti più pomposi.

Lynguistic per esempio è un intreccio orecchiabile di violini tzigani, ma la successiva Mic Like A Memory è un liquido clima venato di sax Jazz, nostalgico e malinconico.

Ain’t No Way trova un altro arrangiamento stravagante a guidarla ed a farla spiccare sul resto: sono nuovamente protagonisti gli archi, spigolosi, ma anche echi operistici. Un altro gioiello è il clima tragico e psichedelico di Missing Children.

La trascinante Halfanimal è al contempo ballabile e visionaria, con un arrangiamento che procede per singhiozzi: è un grande esempio di come l’Hip-Hop possa trovare punti di contatto con il ballabile da discoteca senza sacedere nella stupidità. Il brano è drammatico, ansiogeno, cupo, guidato da un flow fluido e tagliente, ma conserva nonostante tutto un grande groove ed una buona orecchiabilità.

Mindstate ha una produzione che richiama Dub e Trip-Hop, con altri stralci di visionari interventi di archi malinconici. Takin’ The Loss dopo i primi minuti non entusiasmanti, chiude in una Jungle supersonica (!).

Not Guilty, completamente strumentale, mostra come la formazione sia pronta ad ampliare lo spettro stilistico anche verso emanazioni differenti della cultura Hip-Hop: è un altro dei momenti da ricordare.

Il downside è quello di un album che non disdegna di richiamare un immaginario musicale passato, come nella lunga Dirty South o i richiami ad Eminem di 616 Rewind, che è quasi una cover. In fondo, si tratta di 18 brani, che riducono il peso di quelli più riusciti.

SouthernUnderground (2003) sembra aver affilato ancora di più il flow, mantenendo variegata la produzione. I flauti di The South sono una novità, ma sembrano essersi perduti gli archi dell’esordio, che donavano una certa coesione stilistica al pur eterogeneo esordio. Orecchiabile e ritmato, l’album non ha quasi nulla di sperimentale, è “solo” un prodotto dell’Hip-Hop della sua epoca, come si sente in momenti come Old School (fantasiosa, ma neanche lontanamente rivoluzionaria).

Se la prima parte è quasi sempre poco originale e peculiare, la seconda parte dell’album rialza le quotazioni dell’opera. Il primo momento degno di attenzione è Falling Down: parte come una malinconia e cupa confessione Hip-Hop, poi campionamenti di crooner romantici e suoni metropolitani portano ad una mutazione che è al contempo agitata e violentissima (non a caso l’ispirazione viene dall’omonimo film). La schizofrenia continua con l’alternarsi della versione più pacata e quella festosamente e delirantemente violenta.

Sunrise Sunset continua la striscia positiva e dopo qualche momento minore arriva anche Dying Nation, con tematiche politiche e suoni da 8-bit.

L’album include altri momenti politicizzati come la lunga War (7 min.), malinconica e segnata da una struttura in più parti, che dà spazio ad un algido canto femminile (3 min. e mezzo), ad un Hip-Hop strumentale e anche ad un Hip-Hop con un Rap notturno e più canonico.

A Piece Of Strange (2005) è prodotto con una varietà stilistica superiore agli album precedenti, avvicinandolo spesso ai modelli del Pop, dell’R’n’B, dell’Elettronica Downtempo e del Rock. Since When mostra da subito cosa c’è di diverso nell’opera: l’ultimo minuto e mezzo sembra preso a prestito dai Propellerheads, più che da Tupac. Un’altra novità del producer Kno è quella di curare l’uso dei sample vocali cambiandone il pitch e donando un effetto più o meno straniante a molti interventi canori (si senta per esempio Hourglass, Never Know Why).

I richiami stilistici esterni alla tradizione Hip-Hop sono numerosi, ma non così sensazionali: Caved In è un Funk psichedelico; Inhale Rock psichedelico da jam; Brain Cell è una ballata Jazz ecc.

Alla fine non rimane così tanto da ricordare, soprattutto nessun momento che faccia stupire granché. Teniamo The Light (una sorta di Psych-Funk) come brano da ricordare, ma è troppo poco per un album a tratti capace di mostrare del “potenziale”, ma poco più.

Dirty Acres (2007) si mantiene su uno stile simile, aggiungendo altri momenti di Conscious Hip-Hop come KKKY. A tratti ci si avvicina ad uno stile Pop, come in Gun o nella conclusiva Mexico, che è il brano più interessanti ma ha poco a che fare con l’Hip-Hop dei primi album. In genere l’album è più cantato e meno rappato, più melodico e meno “cupo”, con meno sample vocali. La triste Georgia compensa gli angoli smussati dell’opera, almeno in parte. Più emotivo, l’album segna un cambiamento stilistico che appare ancora incompiuto.

Oneirology (2011) è per molti versi il proseguimento di Dirty Acres. L’ispirazione per una forma musicale più cantata (e più Pop e più Rock) sembra aver creato un sound fluido, scorrevole, che porta ancora in sé la cultura Hip-Hop ma non disdegna di utilizzare forme e strutture estranee alla tradizione ed ai modelli tipici del genere. L’album ha anche una certa coesione interna, proponendosi come un lasco concept album a tema onirico.

Notturne e trasognate, queste composizioni sono evoluzioni del verbo dei primi album che appaiono più compiute di Dirty Acres. Darkness e Phantasmata aprono l’opera con un nuovo sound, ma Hard As They Come, segnata da una chitarra distorta, è un po’ il manifesto dell’avvicinamento all’estetica Pop/Rock.

Il seguito dell’opera rischia però di ripiegare verso un R’n’B, pur onirico come nella ricordevole Stars Shine Brightest. A portare l’ascoltatore fino a fine disco ci pensa l’allucinato interludio di So As Not To Wake You, una delle cose più visionarie che abbia sentito in ambito Hip-Hop, e l’Elettro-Dream-Hip-Hop di Enemies With Benefits, con un’atmosfera ultraterrena che è un gioiello di produzione e di sound. Con un po’ di fatica, si giunge alla splendida Embers, che chiude con una sorta di Hip-Hop etereo, onirico ed impalpabile.

Oneirology, pur lontano dall’essere un capolavoro, vede la formazione cambiare traiettoria, tentando qualcosa a tratti sorprendente, che trova il proprio limite nel rischiare di ripiegare su un Hip Hop vicino ad R’n’B e Pop. Quando centrano il bersaglio, propongono visionari, onirici, trasognati Hip-Hop fluidi, smussati, eleganti.

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Voti:

Will Rap For Food – 6,5
SouthernUnderground – 6
A Piece Of Strange – 5
Dirty Acres – 5
Oneirology – 6,5

Le migliori canzoni dei CunninLynguists

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